L’Italia di Rino: umiltà e unità
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Sinner e il modello funzionale del tennis azzurro
Jannik Sinner (e lo stesso si può dire per Kimi Antonelli) non è il frutto di un sistema che funziona, ma l’eccezione, la singolare epifania di un fenomeno che non si programma, ma accade per magia. Come un Totti o un Del Piero. Viceversa, le due Coppe Davis consecutive e sette italiani nei primi cinquanta della classifica Atp sono, invece, il prodotto di una progettualità scientifica, studiata e applicata con rigore e managerialità. Sinner capita, i Musetti, Cobolli, Sonego, Berrettini, Arnaldi e Darderi si fanno capitare. E lo stesso discorso vale per il volley (sia maschile che femminile), per l’atletica leggera, per il nuoto. Ognuno ha trovato la sua strada e creato un suo modello, che non è detto sia applicabile al calcio (anzi in certi casi è impossibile), ma ci sono due fattori che si ritrovano sempre: la coerenza nel portare avanti il progetto e l’unità del sistema nell’applicarlo. Un sistema che comprende Federazione, Leghe e club, nessuno si senta escluso. Unità e umiltà, quindi. Sono le chiavi per vincere questa sera e anche le chiavi per ricominciare a fare qualcosa di grande e di serio nel calcio italiano.
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