
Darderi: “Voglio battere Zverev anche sul cemento”
Un Darderi è per sempre. Lo vedi una volta e già sai – anche fossero passati dieci anni – che la successiva non sarà in deroga ai sacri presupposti del suo gioco. Quelli, dedizione, sacrificio e gambe buone, sono immutabili. E anche lui lo è. Immutabile e solido, sempre. Come un acquedotto romano, fondato su dislivelli invisibili a occhio umano. Appena un centimetro per chilometro, in modo che l’acqua possa scorrere sempre in discesa. Dategli tempo, Luli arriva sempre, basta tenere aperto il rubinetto… Coltivatore diretto di record che sono piccoli per chi è baciato dalle divinità, ma per gli altri valgono mesi di mal di schiena a spalare (o spallettare) sui campi. È il miglior quartista stagionale, dieci volte nei quarti dei tornei che ha giocato, roba che manco Sinner… E ha colto quest’anno due ottavi negli Slam sul cemento lui che, appena nato, aveva già due sbaffi di terra rossa sui pannolini che la mamma amorevolmente gli cambiava. In più c’è un quarto di finale a Montreal, nei Masters 1000, giusto per dire che il miglior terricolo d’Italia (Sinner a parte) ha imparato a battersi e sbattersi anche nel mondo Hard Court. Lì, nei “1000”, però, il record appartiene alla stagione sul rosso.
Luciano Darderi: un nome da ricordare
Se l’è conquistato quest’anno, raggiungendo la semifinale degli Internazionali. Sapete ai danni di chi? Ma di Alexander Zverev, il suo prossimo avversario agli US Open. Lo superò negli ottavi, con un punteggio che ebbe del miracoloso… 1-6, 7-6, 6-0. Con il tie break vinto a morsi, 12-10. E subito dopo venne il successo nei quarti su Rafael Jodar, prima di sbagliare approccio nel match con Casper Ruud in semifinale, abbordato con troppo entusiasmo per non finire in bambola sotto le manovre pazienti del norvegese. Capita… L’importante è che non ricapiti. Ma i piccoli record non offrono grande visibilità. Luciano Darderi, encomiabile presenzialista ai piani alti di molti tornei, finisce spesso fra i dimenticati. Il sito Atp raramente si accorge di lui, il capitano della Davis Volandri è tre anni che lo tiene in naftalina. Senza sbagliare peraltro, dato che il parco dei nostri atleti permette di pescare bene. Ma anche a far bene può succedere, talvolta, di fare un torto involontario. Luli merita la convocazione, per l’insieme delle prestazioni e la buona tenuta in classifica, dove è stato 16° a maggio e ora è 22°. Gli servirebbe un successo contro Zverev, lo farebbe salire d’un balzo al numero 18. E allora il suo grido di dolore acquisterebbe un’attualità a dir poco rumorosa.
Darderi: "Voglio giocare la Coppa Davis"
Gli hanno chiesto: «Preferisci la Top 20 o la convocazione in Davis?». Entrambi ha risposto Luciano, ma l’hanno messo con le spalle al muro: «Hai una sola scelta». E lui ha saltato il fosso: «Allora scelgo la Davis, perché ho tanta voglia di giocarla, sono tre anni che aspetto un cenno del capitano. Mio padre Gino, il mio coach, mi ha cresciuto con i racconti delle imprese della Davis azzurra e di quella argentina. E l’occasione di far parte di una squadra che vince da tre anni sarebbe per me motivo di grande orgoglio. Ne ho parlato spesso con Volandri, che mi ha spiegato sempre le sue scelte. E io le capisco, il parco-giocatori italiano è davvero tra i più vasti in questo momento. Ma non demordo, e spero prima o poi di trovarmi vestito d’azzurro».
"Spero di trovare un modo per disinnescare Zverev"
Luli è il nostro Fery, l’inglese nato in Francia. Ma Darderi, perlomeno, ha un nonno italiano, che partì da Fano per il nuovo mondo. L’Argentina oggi, per il ragazzo di Villa Gesell (non lontano da Buenos Aires) è un ricordo felice, un ritorno obbligato, un idolo che gli ha sempre scaldato il cuore. Nella sua stanzetta da ragazzino, il poster di Juan Martin Del Potro era al centro della sacra trimurti del suo credo sportivo. Da una parte c’era Roger Federer, il Messi del tennis, dall’altra Lionel Messi, il Federer del calcio. «Non so come sarà l’impegno con Zverev, se troppo alto o alla portata dei miei mezzi. So però che l’impegno ce lo metterò tutto, e anche un po’ di più. E spero di trovare un modo per disinnescare Sascha anche sul cemento. Molti pensano che io sia esclusivamente un giocatore di fatica. Non hanno torto del tutto, ma dovrebbero aggiungere nei loro giudizi, che la fatica è anche la mia gioia». Così parlò il Solido Invisibile Darderi alla vigilia del suo incrocio con Sascha Zverev.
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