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Medvedev rinato? Il segreto è a... Bra

Il russo seguito da Golubev, kazako trapiantato in Italia. L’ex n. 33 si è trasferito a 15 anni e ora parla anche in piemontese

Daniele GalossoDaniele Galosso

Pubblicato il 06.09.2026, 06:15

4 min

TORINO - Benvenuti nel mondo - magico proprio no, semmai un po’... folle - di Daniil Medvedev. Massì, lui: l’eccentrico russo di Mosca, 30 anni, un titolo dello Slam in carniere, per altro conquistato proprio sul cemento degli Us Open, dove nel 2021 negò a Novak Djokovic - all’ultima partita - il leggendario completamento del Grande Slam stagionale. Vabbé: altra storia. Quella recente del moscovita è da montagne... russe, giust’appunto. Lui che, non più tardi di una settimana fa, si era espresso senza misure - al solito - su se stesso, dopo l’inopinata eliminazione al primo turno del 250 di Winston-Salem per mano del carneade Damm: «Forse dovrei lasciar perdere il tennis e iniziare una nuova carriera nel pickleball», la sua riflessione davanti al microfoni. Sempre lui che oggi, guarda un po’, scenderà invece in campo a Flushing Meadows per sfidare l’eroe locale Frances Tiafoe negli ottavi di finale, traguardo cui si presenta senza aver ancora lasciato per strada un solo set. Unico giocatore nel tabellone maschile, per altro, a godere della lusinghiera statistica, tra uno Zverev e un Alcaraz. Com’è possibile un simile cambio di paradigma nel breve volgere di pochi giorni soltanto?

Altroché pickleball... 

La risposta, con ogni probabilità, si annida (anche) in una cittadina del Piemonte. Oltre che nell’ondivaga indole dello stesso Medvedev, naturalmente. Quella cittadina, nello specifico, è Bra, terra di formaggi e - soprattutto - di salsiccia. Lì risiede, da quando ha soltanto 15 anni, l’ex numero 33 al mondo Andrej Golubev, anch’egli nato in Russia, ma cresciuto con la bandiera del Kazakistan sul passaporto: da poche settimane è lui il nuovo tecnico di Medvedev, in sostituzione di Thomas Johansson. «Una persona eccezionale: mi piace lavorare con lui - il pensiero del russo -. È alla prima esperienza, ma cercavo una figura comprensiva, in grado di aiutarmi, e lui è proprio così». Dal cuneese, dove ha iniziato a tifare Juventus e ha imparato a pronunciare “dui puvrun bagnà ‘ntl oli” in perfetto piemontese, fino all’Arthur Ashe Stadium di New York. E poi, dopo lo Us Open, si vedrà. Anche se i presupposti per proseguire la collaborazione, al momento, sembrano esserci tutti. «Stiamo lavorando sui dettagli, che a questo livello sono decisivi, ma l’importante è soprattutto che Daniil stia bene e che prenda fiducia, in modo da poter giocare il suo miglior tennis - ha raccontato Golubev a Super Tennis, nei dintorni di Flushing Meadows -. È un giocatore particolare, in campo e fuori: quando si inizia a lavorare con qualsiasi giocatore è subito importante capirlo a livello personale, perché in fondo parte tutto da lì. Obiettivi allo Us Open? Disputare un match alla volta, perché sta ancora attraversando un momento delicato: prendiamo una partita per volta e cerchiamo di fare sempre un nuovo passo in avanti». Altroché pickleball... 

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