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Shelton di Canada Prove da... incomodo

L’americano è al quarto successo della stagione, ma il suo livello è ancora distante da Sinner e Alcaraz

Daniele AzzoliniDaniele Azzolini

Pubblicato il 15.08.2026, 06:15

5 min

Tutto passione e pigrizia, Ben Shelton figlio di Bryan e nipote di Todd (Witsken) ha finalmente trovato un angolo di tennis tutto per lui, costretto a 20 anni a lasciare la cameretta con il poster di Roger Federer e le coccarde dei titoli vinti nei campionati NCAA presso la Florida University per diventare cittadino del mondo. Ora Ben di anni ne ha 23 e la sua casa tennistica è il Canada, doppia dependance, una a Montreal, l’altra a Toronto, 600 chilometri di autostrada, un po’ meno in linea d’aria. La conferma della sua supremazia nel Masters 1000 con due sedi, ribadita dopo il successo di un anno fa – è il quarto a firmare la doppietta consecutiva negli anni Duemila, dopo Murray, Djokovic e Nadal – non equivale al superamento definitivo del suo status di giovane speranza del tennis, perché non esistono (ancora) i miglioramenti attesi sul piano del tennis raziocinante che si richiede a chi voglia porsi alla guida del gruppo dei più forti, ma attesta e comprova gli sforzi di Ben per aggiungere sostanza alle sue migliori qualità, che sono quelle di un servizio a dir poco esuberante, di un’agile mobilità da furetto e di una totale assenza di paura nell’affrontare il gioco di volo.

Stagione contraddittoria

Il tutto in un involucro mancino che aggiunge pregio alla confezione… Evidentemente, sul cemento canadese, queste doti si combinano nel migliore dei modi, in particolare in questa edizione del torneo a Montreal, conclusa senza perdere un set e con tre vittorie sui possibili concorrenti al ruolo di “terzo incomodo”: Fonseca, Mensik e Tien. La stessa finale con Brandon Nakashima (giunto al suo best ranking, numero 22) è corsa via senza intoppi. «È un successo che mostra tutto il lavoro svolto. Ho giocato alcune ottime partite, dall’alto di un tennis completo e versatile», se l’è un po’ tirata Shelton, che però non ha concesso una sola palla break e ha trasformato con apparente facilità due delle quattro che gli ha lasciato in dote l’americano di origini giapponesi, prima di avviarsie al proprio destino. Erano 5 le sconfitte subite da Nakashima, ora sono 6. Malgrado queste note positive, il ventitreenne di Atlanta è costretto a fare i conti anche quest’anno con una stagione contraddittoria. Nella quale – pur tenendo conto della conquista di 4 trofei su superfi ci diverse, Dallas (cemento indoor), Monaco (terra rossa), Stoccarda (erba) e Montreal (cemento outdoor), che portano a sette i titoli nel suo palmares – non ha trovato ancora il modo di esportare nei tornei che contano di più ciò che gli riesce così bene nelle prove canadesi.

Prospettive diverse?

Era partito bene in Australia, quarti di finale con una sonora sconfi tta contro Sinner, ma a Parigi e Wimbledon è scivolato nei primi turni, così come a Roma e Madrid. Il tutto condensato in una classifica che ha finito per non fare passi avanti. Sesto dopo la vittoria di Toronto, un anno fa, Ben ha faticosamente riconquistato la stessa poltrona nell’ultimo ranking, ma con 650 punti in meno rispetto al 2025, e dovrebbe scivolare all’ottava piazza da lunedì nonostante il successo a Montreal. Di positivo c’è che Shelton è il primo a vincere quest’anno un “1000” dopo la cinquina di Sinner, e che da lunedì la Race lo vedrà sulla quarta piazza che era di Cobolli (ora quinto). La conclusione è che Shelton ha vinto di più quest’anno, ma è stato più continuo la scorsa stagione. Il fatto che non sia arretrato di troppe posizioni, ha però aperto interessanti snodi per il 2027, se sarà in grado di tramutare le sconfitte nei tornei come Madrid, Roma, Parigi e Wimbledon in punteggi più consoni. Da lì potrebbero aprirsi prospettive diverse. Starà a lui mostrare la solidità che fi n qui è apparsa altalenante come la sua giovane carriera.

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