Irripetibile e sublime la felicità di Jannik Sinner  

L'azzurro rivincerà a Wimbledon (il suo regno sul tennis durerà a lungo), ma non potrà mai essere come la prima volta

Guido Vaciago Guido Vaciago

Pubblicato il 14.07.2025, 13:00

3 min

Sinner non sarà mai più felice di così. Attenzione, non è una cosa brutta, perché significa che ha toccato una vetta raggiunta da pochi e sognata da tutti. Di sicuro tutti quelli che prendono in mano una racchetta da tennis. Succede così: sei un bambino, inizi a giocare, ti piace e così sogni. E i sogni dei bambini sono sempre semplici e grandi, una linea retta verso la cima. Se giochi a tennis, sogni Wimbledon, il top del top del top. E milioni di bambini lo sognano, si immaginano sull’erba del centrale, le braccia alzate dopo l’ultimo punto. Una volta all’anno, uno solo realizza quel sogno, portando a termine un percorso che è iniziato su un campo di un piccolo circolo e finisce su un campo del circolo più famoso dell’universo. Uno ci riesce, gli altri continuano a sognare guardandolo. Capite che è difficile essere più felici di così. Perché, sicuramente, Sinner rivincerà a Wimbledon (il suo regno sul tennis durerà a lungo), ma non potrà mai essere come la prima volta, non potrà mai essere come ieri.

 

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Sinner riscrive la storia 

E c’è qualcosa di sublime nella felicità che accoglie in sé una punta di malinconia che è l’impossibilità di trattenerla quell’euforia, l’impotenza di fronte al tempo che la fa scorrere. Ma la perfezione di quella felicità, ciò che la rende più preziosa di qualsiasi altra, è proprio il fatto di essere unica e irripetibile. Sinner, sportivamente parlando, non sarà mai più felice come è stato ieri, ma sarà eterno l’orgoglio di aver provato quella gioia, vietata alla quasi totalità dei suoi colleghi. Gli basterà sentire il profumo dell’erba per sorridere, scusate se è poco. A noi resterà l’emozione di aver vissuto un’emozione sportiva di quelle che si fissano per sempre nella memoria, tipo un trionfo nel Mondiale o nei 100 metri alle Olimpiadi: non è la stessa felicità che ha provato Sinner, ovviamente, ma è un puntino che rimane lì nel comparto delle cose felici della nostra memoria, un ricordo da spolverare tra vent’anni, un motivo per ricordarci che, nonostante tutto e tutti, riusciamo, in qualche modo che non sappiano neanche noi, a esprimere eccellenze in qualsiasi campo. Spesso la storia patria ha agganciato a grandi imprese sportive l’ispirazione per darsi una spinta, chissà se da oggi ci verrà voglia di fare i Sinner. Anche solo un pochino.

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