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Sinner fa parlare il campo per ritrovare la perfezione

Jannik si gode gli applausi del Centrale: «Che piacere giocare qui». Al 3° turno c’è lo spagnolo Martinez, non certo un erbivoro

Daniele AzzoliniDaniele Azzolini

Pubblicato il 04.07.2025, 13:15

5 min

Il passante che gli regala il sesto match point, è da cineteca. Sinner si allunga sul dritto e più che colpire la palla, la aggancia. Sebbene in precarie condizioni di equilibrio, il numero uno non perde il controllo del colpo. Lo guardi e viene da pensare che sia proprio quello il segreto della sua leadership. Saper trovare i colpi giusti in tutte le condizioni possibili. C’è un pertugio sulla destra dell’avversario avventuratosi a rete. La palla s’infila lì, bruciando sul tempo la volée e anche le ultime speranze di Vukic, se mai ne abbia avute. L’applauso del Centre Court vola alto, Sinner ringrazia, e torna a ringraziare poco dopo, perché i battimani si allungano a dismisura. Il match si chiude lì, ed è una di quelle partite che ripropongono Sinner nelle vesti più appropriate, quelle del cultore di un gioco moderno, veloce e perfetto nella confezione di un prodotto che, nel tennis attuale, non ha paragoni. Vukic fa la fine di Ruud a Roma, poi di Lehecka a Parigi. Match che rasentano la perfezione, ammesso che nel tennis sia possibile. Sinner comunque ne dà un’interpretazione che molto vi si avvicina.  
 
La terapia del tennis giocato funziona. «Lì mi sento me stesso», «lì so che cosa devo fare», dice spesso l’ex carota oggi diventato volpe. Chi può dargli torto… Lo vedi sul campo e le polemiche dell’ultimo periodo, le scivolate su Panichi e Badio, le conferenze stampa mal preparate nelle quali butta lì due parole in croce, passano in cavalleria. Il campo gli restituisce tutta la sua allure. Lì, Jannik risulta preciso, meticoloso, e di tutto questo ne fa la base per alzare ancora il proprio livello, e volare così in alto che gli avversari “normali” non riescono più nemmeno a vederlo. 

Il match con Vukic

Aleksandr Vukic, da Sydney, origini serbe, non credo sia mai stato contento di sentirsi “normalizzato”. Ha un buon tennis, un ottimo servizio, sa come far male con il dritto, e sa perfino attaccare, l’ha imparato un po’ dagli australiani che lo hanno adottato (nel box c’è anche Hewitt, capitano di Coppa Davis). Deve aver rivisto il match di Halle, in cui Bublik ha battuto Sinner spingendolo dentro il caos organizzato dei suoi colpi “fuori di testa”. Ma Bublik è bravo a far casino, Vukic meno. Però ci prova, due game, il primo e il terzo del set d’avvio, sbraccia colpi impossibili, quasi fuori luogo, e lo fa a velocità estrema. Ha una possibilità nel terzo game, potrebbe anche ricavarne un break. Sinner chiude la morsa e il tentativo si spegne sul nascere. Poi c’è solo Jannik, fino alla fine, anche se il game della vittoria Vukic lo contrasta come può. Forse Sinner ha smesso di spingere già da un po’, il set è stato alla pari fino al 3-3, prima che l’italiano ponesse le basi per il break. Ma nell’ultimo game, Aleksandr (stesso nome di Bublik) tenta il colpo gobbo, ha due palle break, Sinner gliele strappa a morsi, poi l’australiano trova il modo di ribattere colpo su colpo e sfila i primi cinque match point al numero uno. Ma c’è la domanda di riserva… Con quale colpo Sinner si staccherà di nuovo? Col passante di dritto che vi ho descritto. E con quale se no? 

«Grazie al pubblico, giocare sul Centre Court è un onore e un piacere, tutti i match sono difficili perché tutti possono complicarsi all’improvviso. Grazie, alla prossima». E siamo tornati al Sinner oratore, specialità nella quale non eccelle. Ma il torneo si mette bene. Sono saltati anche Draper e Tommy Paul, in terzo turno c’è lo spagnolo Pedro Martinez, che è come un cactus sull’erba, insomma, non è il suo posto. Appuntamento a domani… C’è tempo per gustare i cinque italiani in terzo turno, mai successo prima (ne portammo quattro nel 1949, settantasei anni fa). Ma ora è l’Italia che detta legge. Piaccia o non piaccia (e non piace, da queste parti), va bene così.

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