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Sinner rivuol dire fiducia: Alcaraz, attento!

In versione essenziale senza ricami o pause, "Da montanaro vero". Ma pensa al servizio da migliorare e non teme quello potente di Vukic

Daniele AzzoliniDaniele Azzolini

Pubblicato il 02.07.2025, 12:57

5 min

WIMBLEDON - "Siamo gente di montagna", è la frase nella quale un composto Jannik Sinner ripiega la sua giornata a spasso sull’erba, rapida nell’assicurargli la promozione che andava cercando, ma intrisa di pensieri. Resterà lì, bella stirata, come una camicia da mettere in valigia, finché non sarà il momento di riutilizzarla. Cosa che succederà prima o poi perché è la frase cui il numero uno attribuisce la più ampia dotazione del suo credo, cioè del suo modo di essere e di fare, di sentire, e di darsi obiettivi. Un montanaro sulla vetta del tennis… In fondo, ci sta, nessuno potrebbe argomentare il contrario. E un montanaro sull’erba? Bè, dovrebbe sentirsi a casa sua, no? Magari un’erba, quella delle sue parti, meno “a modino” di questa, che è compatta e ben tagliata, ma lui – ammettiamolo – non è per le cose troppo arruffate, dunque è probabile preferisca quella dei Championships, che Ilie Nastase definì "buona per le mucche, più che per i tennisti". E le mucche non fanno parte integrante dei paesaggi alpini di Jannik? Ma è giorno di pensieri profondi, dicevo, e Sinner è in vena di piazzarli come cartelli luminosi lungo la strada della sua riscossa. "Gente di montagna che quando lavora, lavora", rifinisce il suo pensiero Jannik sul primo cartello. Ecco il secondo: "Dopo, ma solo dopo, c’è tempo per tutto il resto". Poi quello dedicato ai genitori, che non manca mai… "Ho visto i miei impegnati per giornate intere al ristorante, eppure quando tornavano a casa riuscivano a farci sentire il loro affetto, magari avevano mille problemi ma per me e mio fratello c’erano sempre". Infine il cartello conclusivo: "Lavoro, lavoro, lavoro… La strada è quella, non ci sono scorciatoie, se vuoi arrivare in cima sai che cosa devi fare".

L’esordio di Jannik nel derby con Nardi spazza le nuvole tedesche di Halle

C’entra qualcosa il derby con Nardi? Non credo. Luca è di Pesaro, dunque i suoi sono gente di mare. Meglio i montanari dei marinai? Si aprirebbe un dibattito infinito, in un Paese disegnato dai monti e dalle acque, ma certo non era quella l’intenzione di Sinner, al termine di un match che non l’ha visto mai in pericolo e ha chiuso in crescendo, senza concedere più nulla all’amico. "Ci conosciamo bene, ovvio, ma per due ore ho dovuto mettere da parte l’amicizia", ha chiosato Jannik. Quindicesima vittoria consecutiva in un derby, la ventiquattresima sui ventisei giocati nel circuito ATP dal 2018 a oggi. "Era un’occasione per me", risponde Nardi, "contro il numero uno su un campo così importante è un’esperienza che mi sarà utile. Ma sono contento di quello che ho fatto, anche se quando sono un po’ calato ho subito capito che lui non mi avrebbe concesso più alcuna possibilità. E poi, l’erba non è davvero la mia superficie preferita, ma ho 21 anni, magari un giorno cambierà tutto, ma oggi è così". E infatti le mucche, sulle spiagge di Pesaro non le ha viste mai nessuno. Eppure, c’era di più nelle dichiarazioni-manifesto di Sinner, lasciatemelo dire. C’era come una voglia di tornare a parlare di qualcosa che conosce, argomenti sui quali è convinto che tutti lo possano capire. Un modo per allontanare la conferenza stampa un po’ arruffata, forse poco preparata, dell’altro giorno, quasi tutta orientata sul caso Panichi-Badio? Di sicuro in quell’occasione Sinner non riuscì a essere granché incisivo, e la sua spiegazione del perché i due del Team siano stati allontanati non è risultata davvero brillante. Così ha invitato tutti a tornare su argomenti che sente di più, che gli sono propri. Ha aggiunto una battuta su Alex Vukic, australiano, uno che tira sassate di servizio e pratica un tennis difficilmente prevedibile. "Serve benissimo, e contro di me non avrà nulla da perdere. Ma io voglio giocare il mio tennis e proseguire sulla strada che ho definito". L’ultima battuta è sul servizio. "Sto crescendo molto, e mi accorgo dei progressi che faccio. Non è il mio colpo debole, certo non entra ancora al 75 per cento, come vorrei, ma l’obiettivo è riuscirci, e sto lavorando davvero tanto per farcela". Un’ultima battuta la regala Cahill, tratta dalla interviste che ha concesso in questo periodo. Racconta di Sinner dopo la finale, e di un vaso di caramelle sul bus che lo riportava all’albergo, che Jannik ha requisito, dandogli fondo. Curiosa, anche questa… L’australiano si sta allargando? Jannik vuole che la sua vicenda venga riportata entro i confini del tennis. È lì che si sente il numero uno.

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