
Il Vavassori ferito: "Riparto da Madrid"
Andrea Vavassori è questa settimana in una fase di recupero, dopo alcuni giorni di riposo, a causa di un’infrazione di 1 mm alla sesta costola. L’infortunio è stato causato da una “pallata” al corpo arrivata dalla racchetta dell’americano Ben Shelton nel corso del match di 2° turno nel doppio del Masters 1000 di Montecarlo: «Era il primo game - ricorda Andrea Vavassori - e subito non ho capito di essermi fatto male. Il dolore, anche se non l’ho dato a vedere, è aumentato nel corso della partita e lì mi sono reso conto che qualcosa era accaduto. Non mi è piaciuto l’atteggiamento né di Shelton né di Bopanna che tanto dopo l’episodio quanto alla fine sono stati poco rispettosi nei miei confronti. In doppio si può anche tirare contro gli avversari, se riesco io lo evito, ma il rispetto per i propri rivali è fondamentale in uno sport come il tennis dove non esiste il contatto fisico».
Le parole di Vavassori
Archiviato l’accaduto Vavassori tornerà, dopo il lavoro in palestra senza forzare, a prendere la racchetta nel fine settimana: «I dottori mi hanno consigliato di far disinfiammare la parte prima di tornare a caricare evitando così ricadute e di portare avanti il problema per più tempo». Riavvolgiamo il nastro su questa prima parte di stagione, inizialmente molto positiva, poi con alcune battute d’arresto: «Non si può sempre vincere e direi che fa parte del gioco. Con Simone siamo una delle coppie più forti del circuito e questo è un dato di fatto, su ogni superficie. Ogni tandem che ci affronta lo fa in modo libero cercando di ottenere il nostro “scalpo”. A volte si vince, anche per un solo punto, a volte si perde, con le stesse cadenze e magari al supertie-break, come successo anche a Montecarlo. L’importante è mantenere il giusto equilibrio, non eccedendo nei festeggiamenti quando tutto va bene e con cadendo in depressione quando si è battuti. A Dubai, Miami e nel torneo del Principato abbiamo perso di misura». Il rientro è previsto a Madrid, nel Masters 1000, poi Roma e Parigi, con punti pesanti da difendere: «Non ci spaventa la cosa - prosegue Andrea Vavassori - è già capitato a inizio anno e lo abbiamo fatto in bello stile, confermando la finale agli Australian Open e vincendo il 500 di Rotterdam. L’importante è continuare a lavorare e non perdere fiducia». Il 2024 è stato un anno pieno di emozioni e soddisfazioni, l’auspicio è che tutto si ripeta nel 2025: «Volevo vincere uno Slam ed è successo nel doppio misto agli US Open. Conquistare l’ingresso alle Atp Finals e anche questo è stato raggiunto. Quindi la convocazione in Davis e la vittoria della prestigiosa insalatiera. Il sogno per quest’anno è vincere un torneo dello Slam in doppio con Simone, riconquistare un posto alle Finals e riprovare le grandi emozioni con la maglia azzurra».
Vavassori: "Mi piace il singolare, mi diverto"
Nella prima parte dell’anno sono arrivare anche delle soddisfazioni in singolare: «Sono consapevole di possedere un tennis da top 100 ma non è facile conciliare i calendari di singolare e doppio con i Masters 1000 che durano due settimane. Mi piace il singolare e mi diverto ma devo inserirlo all’interno di slot che si liberano. Se riuscirò farò qualche altro Challenger e in questo caso in doppio giocherò con mio fratello Matteo come a Minorca. Abbiamo raggiunto la finale ed è stata una bella sensazione. Mi piace pensare di poterlo aiutare nel suo percorso di crescita. A Minorca si è reso conto di poter competere e far bene a livello Challenger. Era il quarto torneo che facevamo insieme, dopo quello di Olbia (semifinale raggiunta)». Famiglia e team sono altri due fondamenti della vita di Andrea Vavassori: «Sono circondato da persone che mi vogliono bene e sulle quali so di poter contare in ogni momento. Li ringrazio per l’abnegazione con la quale mi seguono, a partire da mio padre coach. A volte non è facile conciliare le due figure, ma ci conosciamo benissimo e riusciamo sempre a superare i momenti di confronto che fanno parte del gioco. I coach per molti aspetti si annullano e danno tutto ai loro giocatori, rinunciando a una parte della propria vita. Non bisogna mai dimenticarlo».
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