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Berrettini, il martello redivivo: “Sono fiero e anche stanco"

Matteo nei quarti di un Masters 1000 dopo quasi 4 anni. Ha ritrovato forma e gioco 

Daniele Azzolini Daniele Azzolini

Pubblicato il 27.03.2025, 13:00

6 min

Quando i dritti diventano scaldabagni volanti, “con tutti i tubi” che fanno da sferragliante strascico allo stesso modo di una coda cometaria, e i rovesci procedono zigzagando uguali a biscioni tra i piedi delle mondine nelle risaie… Quando il pubblico supera i postumi del tifo orgiastico e si ricompatta, insaziabile, nell’unica speranza che lo spettacolo possa continuare, ancora, e ancora… Quando le signore partecipano all’evento facendo saltare come popcorn le belle unghie affilate, e i signori cominciano a dare segni di squilibrio assicurando di aver visto un martello calare dall’alto per depositarsi nelle mani di tal De Matteur, ecco, quando tutto questo succede, è sicuro che su quel campo c’è Berrettini che sta dando spettacolo. E che spettacolo, signori cari… Basterebbe elencare ciò che è successo dal 5-4 per Alex De Minaur nel secondo set fino al rovescio “liberatorio” che l’australiano ha spedito in corridoio al termine del tie break, scatenando la danza rituale di Re Martello Vincitore, fra colpi di mazzuolo mimati e urlacci veri da mercato di Campo de’ Fiori, per dare un senso alle emozioni di un intero Grand Stand, che in quel momento saltavano scoppiettanti come caldarroste sul braciere. Basterebbe, ma non è tutto.

Matteo è “le Revenant”

Matteo ha regalato un primo set di tennis d’alto lignaggio, il migliore da molti mesi a questa parte, e ha tenuto botta al ritorno dell’australiano, risalendo la china da situazioni che sembravano disperate. L’ha fatto aggrappandosi a tutto ciò che gli è capitato fra le mani, dando il segno di una forza interiore quasi mistica che lo spinge a non mollare mai. La stessa - quante volte documentata - che l’ha rilanciato lungo una carriera di continui andirivieni tra il campo e l’officina riparazioni. Dalla quale è sempre tornato migliorato in qualche aspetto di sé e del suo tennis. Dite, vi sembra lo stesso il rovescio bimane di oggi rispetto a quello dei primi anni di circuito? Matteo è “le Revenant”, il redivivo del film di Alejandro Iñárritu che ha dato l’Oscar tanto atteso a Leonardo Di Caprio, tratto da un romanzo di Punke sulla storia (vera) di un uomo ferito a morte, che si risolleva grazie alle proprie risorse. Una trama forse troppo alta per il povero De Minaur, cui le risorse non mancano, ma non sono abbastanza quando gli capitano davanti dei Moloch del tipo “berrettiniano”. Così, l’australiano è rimasto scosso e attonito quando Matteo l’ha infilato di pallettoni precisi, qui e là uccellandolo con drop che lungo il percorso mutavano in stracci bagnati, e lob che per recuperarli sarebbe servita un’équipe da edilizia acrobatica. Ed è finito basito quando, recuperato un set che sembrava compromesso (2-0 per Berretto, all’inizio della seconda frazione) è andato incontro, convinto di poter primeggiare, a un finale di partita in cui Berrettini gli ha disinnescato una via l’altra sei occasioni per accedere al terzo. Tre sul 5-4 per l’australiano, con Matteo al servizio e 0-40, saltate sotto l’infuriare dell’italiano che in un vortice gli ha risucchiato il vantaggio andando a prendersi pure il successivo break (9-1 il parziale per Matteo).

Le parole di Berrettini

E altre tre nel tie break, al quale De Minaur è giunto con coraggio disinnescando tre match point per Berrettini in un lungo 12° game. Nel “jeu decisif” Alex s’è fatto avanti sull’aire, guadagnando il 4-1 per giungere rapido al 6-3. È stato lì che Matteo gli ha chiuso la porta in faccia, redivivo più che mai, capace di un parziale di 6-1 che gli ha permesso di avvicinare e poi superare De Minaur, chiudendo schiumante di adrenalina al 5° match point. «Come sulle montagne russe», racconta Mat, felice, «sono fiero di questo match. Sul 5-4 ho salvato un game in un modo pazzesco. Sul 6-5 ho avuto tre match point, ma è successo di tutto, fra nastri e palle fuori di un millimetro. Poi ero sotto 6-3 al tie-break, ma non ho mollato. Sono fiero, e anche molto stanco». Con il 6-3 7-6 (7) è però nei quarti di un 1000, dove non giungeva dal 2021, quando salì alla finale di Madrid. E gli capita, a Miami, uno degli avversari più pericolosi, Taylor Fritz, pari a quel John Alexander che Panatta non voleva mai incontrare. Gli prendeva il tempo, un po’ come Fritz ha fatto con Berrettini nei 4 precedenti. Matteo però lo sfiderà per la prima volta nel pieno possesso delle sue facoltà fisiche. Si vedrà… Spesso i due sono finiti gomito a gomito. Ma i quarti a Miami sono già una bella impresa. Che nella classifica live valgono la 26ª poltrona. E non è poco.

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