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Fenomenologia di Sinner che dà l'assalto al cielo

Xavier JacobelliXavier Jacobelli

Pubblicato il 14.01.2024, 08:35

5 min

Dove eravamo rimasti? A Malaga, 26 novembre 2023, l'ItalDavis che conquista l'Insalatiera dopo 47 anni e lui che fa impazzire l'intera nazione. Lui, il Numero 4 al mondo che riparte da Melbourne, addì 14 gennaio 2024, per dare l'assalto al cielo. Mai, dal 1977, un tennista italiano aveva incominciato la stagione da una posizione così elevata. Era il tempo di Adriano Panatta, questo è il tempo di Jannik Sinner. Per avere un'idea dell'onda d'urto sollevata dalla sua irresistibile ascesa, basta scorrere le centinaia di commenti sul suo profilo Instagram. I follower sono 1,4 milioni, ma il dato deve essere aggiornato continuamente, come su tutti gli altri social che direttamente o indirettamente parlano di lui. Figurarsi da oggi in poi. I Carota Boys: "Jan stiamo arrivando per te"; frabenedetti72: "Finalmente Jan... ero in astinenza"; sinnerismo_puro: "Belli carichi, iniziamo l'anno con botto"; cristianorosita: "Tutti con te Jannik! Ascolta il tifo che arriva dall'Italia". L'ascolterà di sicuro anche a 13 mila chilometri di distanza, all'altro capo del mondo, il campione della porta accanto e, al tempo stesso, uno straordinario fenomeno di massa. I suoi numeri si coniugano con la sua personalità, empatica, umile, diretta.

Perché Sinner piace così tanto? Perché non se la tira, perché è rimasto se stesso, perché al suo lessico appartengono parole desuete come sacrificio, allenamento, lavoro, tanto che, da quando Sinner ha fatto boom, il ritornello dei protagonisti di altri sport è diventato un tormentone: "Dobbiamo fare come Sinner". Che non è mai polemico, che non è permaloso, che non replica alle provocazioni, come quando in settembre ci fu chi lo accusò di tradimento della Nazionale perché non giocò in Davis a Bologna, salvo poi fiondarsi sul suo carro alato fra Torino e Malaga, Sinner che confida: "È un piacere e un onore poter stare cinque ore su un campo da tennis perché so di essere un privilegiato. Io posso vivere giocando a tennis, mentre ci sono persone che non possono nemmeno permettersi una racchetta". Nel 2023, Jannik ha vinto quattro titoli ATP (Montpellier, Toronto, Pechino e Vienna), conquistando il primo Masters 1000 della carriera; ha raggiunto la prima semifinale Slam a Wimbledon ; è diventato il primo italiano ad avere vinto più partite in una singola stagione nell'Era Open (64 match su 79); ha infranto i tabù Medvedev (a Pechino, a Viena, a Torino), Djokovic (a Torino, a Malaga sia in singolo sia in doppio), ha battuto Rune nel girone delle Finals, pur essendo già qualificato per la semifinale e pur sapendo che in questo modo avrebbe ritrovato Nole; ha vinto la Coppa Davis nella magica settimana andalusa, ha inchiodato 8 milioni di spettatori in tv, per un match di tennis, non per una partita della Nazionale. Gli sponsor si sono catapultati su di lui come api sul miele, in molti gli hanno fatto i conti in tasca e fra premi e pubblicità hanno calcolato in 28 milioni i suoi introiti nell'anno magico.

Eppure, contrariamente alle reazioni critiche suscitate dai mega ingaggi di strapagati eroi del pallone, ai fan di Jannik il lato pecuniario interessa punto o poco, fedeli all'assunto secondo il quale Jannik raccoglie con pieno merito ciò che ha seminato, in un circuito riccamente meritocratico dove chi si ferma è perduto e chi merita, avanza e incassa. Suo malgrado, Sinner si è scoperto anche sindacalista in Australia, dove ha vinto ancora prima di scendere in campo nell'Open. A Parigi Bercy, l'azzurro si era ritirato dopo essere stato costretto a finire una partita alle tre di notte: decisione coraggiosa, protesta sacrosanta. Così, gli organizzatori di Melbourne hanno annunciato che gli incontri con inizio dopo le 23 non si giocheranno più. L'assalto al cielo può cominciare.

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