
Medvedev il Rosso: "La terra comincia anche a piacermi"
Il russo conquista il primo 1000 sulla superficie che odiava. Daniil supera Rune che l’aveva battuto a Montecarlo: "Quel ko mi ha fatto ragionare sulle mie mancanze"
ROMA - Da Rune a Rune, Daniil Medvedev ha imparato a giocare sulla terra rossa. Ha risposto a tutte le domande di una finale che nei suoi pensieri equivaleva a un compito in classe, forse a un esame di ammissione al Club dei favoriti per i Mondiali del Roland Garros, e l’ha fatto senza imperdonabili errori da matita rossa o blu, ma con l’accuratezza che l’evento richiedeva. Senza rinunciare al tennis che tanto gli somiglia - alto nei progetti e un po’ strampalato nelle impostazioni - che da rosso, per il vero, non è mai stato. L’ha saputo plasmare in corso d’opera, piuttosto, fino a farlo aderire ai dettami di un tennis che, dice, «comincia a piacermi molto più di una volta», senza smettere di modellarlo per renderlo - e non di poco - più imprevedibile di come normalmente venga interpretato dai molti generosi gregari che finiscono per fare di ogni match una fotocopia dei precedenti. Non ha rinunciato a cercare gli ace, anche con la seconda palla, né alle avanzate per chiudere il punto con lo schiaffo al volo, ma ha accettato anche i palleggi più lunghi, estenuanti, resi ancor più infuocati dalla ricerca di angoli lontani, che rendevano i recuperi simili a gare di velocità.
Da Rune a Rune: a Medevdev inizia a piacere la terra rossa
Gli è stato indispensabile Rune, in questa ricerca del suo “io” da mattone tritato. Un ragazzo, uno dei pochi, verso il quale Medvedev esprime un accenno di simpatia, sentendolo forse affine al suo modo di essere campione, disponibile come lui a cercare strade tutt’altro che banali per districarsi nel labirinto che porta alla vittoria, e con il quale condividere quel carattere in buona parte malmostoso, che si dipana tra la modalità musona e quella scorbutica tout court, di cui i due si servono come corazza contro avversari meno simpatici e pubblico troppo veemente. Non solo… Questa incursione nella “dark side” del suo tennis, là dove Medvedev non riusciva a cavare una vittoria dal buco, e in un torneo come Roma che lo aveva costretto a un passato di tre apparizioni e tre sconfitte al primo turno, è stata proprio Rune a provocarla. Involontariamente è poco e sicuro, ma necessariamente, dato che la serie ormai lunga di risultati negativi stava assumendo, per il russo, il tormento di un inspiegabile gap psicologico. A Montecarlo, il mese scorso, Rune lo stracciò ben bene, dandogli un’autentica ripassata. Una sconfitta, ha raccontato lo stesso Medvedev, che lo obbligò «a ragionare su questa mancanza, sulla difficoltà evidente a dare forma a un tennis compiuto, se non vincente quanto meno logico». Da Rune a Rune, via Madrid, dove per la prima volta «ho accettato di svolgere allenamenti specifici per imparare a scivolare sulla terra, senza smarrire il timing sui colpi costruito in tutti questi anni». Roma gli ha fornito avversari che in altri momenti della sua carriera da numero uno (o quasi) sul cemento, gli avevano reso la vita impossibile sulla terra rossa. Compreso Zverev. Per non dire di Tsitsipas, battuto l’altro ieri “bailando” allo scoccare del match point definitivo. Una replica a chi, battendolo, gli sfilò sul muso a passi di danza. Il capolavoro ha preso forma con Rune, non solo il più difficile tra i test dell’esame, certo il più motivato.
Da Roma al Roland Garros: Medvedev ora ci crede
Dal fatto di ritenersi giocatore di alto profilo sul rosso, cosa che il danese non si è mai guardato dal nascondere. Dal sentirsi già oggi tra i favoriti al Roland Garros. E dall’aver smarrito in una domenica alquanto opaca del mese scorso la vittoria a Montecarlo, battuto dall’altro russo Rublev. Rune voleva Roma, era avanti 1-0 su Medvedev, e pensava che sarebbe stato lui ad alzare la coppa. E invece, Daniil gli ha sfilato con un gioco di prestigio il primo set manco fosse l’epigono di un Copperfield, o di un Dynamo con i suoi numeri per strada che lasciano a bocca aperta, e nel secondo set ha sempre trovato il modo di uscire vivo dalle trappole dislocate dal danese e dai suoi cambi di ritmo. Perso il primo, Rune l’ha sopravanzato 2-0, poi 5-3, con due break che sembravano preludere al terzo set e a un finale tutto per il danese. Sorpasso e controsorpasso. E se l’altro ieri avevamo paragonato l’inseguimento di Rune ai danni di Ruud, a quello quasi mitico del film Bullitt, ora è giusto indicare nella corsa di Medvedev ai danni di Rune la stessa sorprendente inquietudine della gara tra i protagonisti di Vivere e Morire a Los Angeles (1985) su un tratto di autostrada percorso contromano.
Medvedev e il sesto Masters 1000
Perché questo ha fatto Daniil, per confezionare la quinta vittoria stagionale (dopo Rotterdam, Doha, Dubai e Miami), sesto Masters 1000 in carriera, primo su terra rossa, che lo riporta sul podio del tennis al numero due (Rune sale al numero sei), ha giocato contromano, scartando e allungando, frenando e restando incollato al danese, su una corsia non sua. «Holger ne vincerà parecchi di tornei, ma questa è già la mia migliore stagione. Roma mi ha sostenuto e anche punzecchiato, mi piace questo tipo di rapporto con il pubblico. Sono felice. Ma ora non fatemi dire che amo la terra rossa. Diciamo che abbiamo fatto un passo avanti per un futuro comune».
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