
Masters 1000 Parigi, la vendetta di Fognini
Sconfitto il 18enne Arthur Fils che aveva battuto il tennista italiano nelle qualificazioni
Lui può. Magari non sarà l’unico, ma lui è tra quei pochi che se lo possono permettere. Fabio Fognini ha una visione del tennis che non è uguale a quella degli altri e può architettare cose che altri non fanno, forse perché non attraversano le loro menti aduse a sollecitazioni diverse, o forse perché non le sanno fare. Lui può elevare un match da nulla, contro un giovane avversario che ancora nessuno conosce, a una rappresentazione plastica di che cosa sarebbe il tennis se fosse giocato sempre su questi livelli. Può obbligare il pubblico a sperare che il match vada avanti senza mai giungere alla fine, perché il rapporto qualità-prezzo esiste anche nel nostro sport. Può affidarsi all’orgoglio e alla tecnica, perché il baby Arthur Fils, 18 anni appena e numero 308 del ranking, lo aveva battuto 48 ore prima, nell’ultima delle qualificazioni, in una di quelle giornate che a Fabio capitano sempre più spesso, fino a renderlo dolente e vulnerabile di fronte ai suoi 35 anni. Poi succede che Fils finisca di fianco a Berrettini, nel seeding del torneo, e Matteo sia costretto all’ennesima rinuncia, a favore stavolta dello stesso Fabio che da lucky loser si ripresenta contro il giovane che lo aveva battuto.
Un altro match
Ma questo è un altro match, e Fabio non può permettere che tutto si ripeta da capo, negli stessi termini, si vede subito che è mosso da stimoli diversi, più caldi, che rendono bollenti anche i suoi colpi. Fino a un terzo set nel quale la scelta di Fabio è quella di lasciare che la sua classe scorra liberamente. E in quelle condizioni, che Fognini da qualche tempo non riusciva a esprimere, il match diventa troppo alto per il giovane Fils. Fino al colpo da kappaò, che tra le tante di questo confronto è la costruzione più audace.
Siamo all’ultimo game, malgrado Arthur Fils possa sperare che ve ne siano altri. Il match ha preso la sua strada, e sul 5-2 per Fabio, alla battuta, si può solo attendere che l’evento si compia. Nulla osta, infatti. Fognini vola sul trenta a zero, ma s’intuisce che voglia inserire nel pacchetto regalo un ultimo elemento su cui il francesino del 2004, numero 3 tra gli junior l’anno scorso, possa riflettere se avrà voglia di farlo. E allora lo invita al confronto da fondo, ma quello lo anticipa nelle intenzioni e gli piazza una palla più morbida e corta, per invitarlo in avanti. È l’occasione giusta, Fognini tenta un approccio comodo, ma Fils è pronto al pallonetto, che ha tutto (rotazioni e lunghezza) per risultare vincente. Fognini non rinuncia, e forse è proprio quello che voleva mostrare al giovanotto. Gambe, intenzioni e braccio, il tennis è sempre un tutt’uno. Fabio rincorre la palla che sembra imprendibile e la rimanda in campo con un colpo sopra la spalla. Fils è già lì e ritenta la smorzata, ma dalla linea dei giudici di sedia Fognini riparte, e quasi con un tuffo in avanti trasforma quel drop shot in un cross lento e stretto, che va a baciare la riga bianca. Il pubblico è in piedi, il colpo è tra i più belli visti quest’anno. Fognini ringrazia, compunto e ispirato, con l’aria del tenore che ha appena eseguito i nove do di petto consecutivi dell’aria “Pour mon ame” dalla “Fille du regiment” di Donizetti.
Fognini, rabbia e talento
Lo vedi giocare a tennis, Fabio, come soltanto in paradiso è consentito fare, e ti fa rabbia. Perché pensi a cosa sarebbe stato un giocatore così senza il tormento quotidiano delle proprie insufficienze, ma libero di fare a modo suo, di osare, di sfidarsi a dare sempre il meglio. Una dote che non manca a Fognini è la capacità di suscitare sentimenti contrapposti. Come un quadro che attragga gli occhi, ma resti incomprensibile per i più. Se c’è dell’arte in tutto questo non sapremmo dire, certo è che il nostro, e le sue opere, non lasciano insensibili. In bilico sui contrasti più spigolosi della sua indole ormai da una vita, Fabio non recita, semplicemente propone se stesso al naturale. Per questo, alla fine, il giudizio che dà su se stesso è critico. «Non credo di essere mai stato a un livello così basso sotto il profilo atletico», dice dopo la vittoria che lo porta - per la settima volta su otto quest’anno - al secondo turno di un Masters 1000. «Le ultime esperienze sono state disagevoli. A Napoli per esempio. Venivo da un match combattuto e contro Carreno Busta non ero quasi in grado di muovermi. L’indicazione, per il 2023, è chiara. La mia attenzione sarà tutta sulla preparazione atletica».
In secondo turno c’è Grigor Dimitrov, che ha superato con un doppio tie break l’olandese Botic van de Zandschulp. «Vedremo. Devo pensare anche al doppio. Abbiamo ancora la possibilità di qualificarci per Torino, e con Bolelli abbiamo tutta l’intenzione di provarci».
Fabio è così. Saluta il pubblico e nel pubblico c’è anche qualcuno che forse si era spinto oltre. Fabio si volta verso quelle sedie e saluta portandosi le mani alle orecchie, con il gesto che si fa ai bambini per prenderli in giro. Ma lui può...
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