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Tennis, è un Musetti da Coppa Davis

Dopo la vittoria contro Cilic a Parigi, salgono le quotazioni di Lorenzo per un posto da singolarista a Malaga

Daniele AzzoliniDaniele Azzolini

Pubblicato il 01.11.2022, 13:42 (Aggiornato il 01.11.2022, 13:52)

6 min

Bercy è scomoda. Vi si arriva con la metro uno, che attraversa la città seguendo i soldi e la storia. Da La Défense a Champs Èlysées, il Louvre e avanti fino a Nation, dove si scende e si va in cerca della metro sei, in una “gare” dove il rischio, più che perdersi, è di camminare all’infinito. Pochi, a Parigi, scelgono un albergo lungo la “uno”, perché occorre accendere un mutuo solo per mettere piede nella hall. Allora le metropolitane da prendere diventano quattro, o cinque, e la cartina di Parigi finisce per sembrare la mappa di una caccia al tesoro. Bercy è anche un posto sottosopra. Il palazzo Omnisports che accoglie da trent’anni l’ultimo Masters 1000 della stagione, ha le pareti foderate di erba, con gli annaffiatori che vanno in verticale. Talmente improbabile da risultare persino bello. Così, il fatto che anche il tennis, a Bercy, diventi scomodo o peggio, si disponga sottosopra finisce per sembrare la norma, testimoniata anche da un albo d’oro che di fianco ai nobili campioni non ha mai escluso di poter inserire i loro valvassori. Mansdorf e Mayotte, Rusedsky e Grosjean fino a Sock nel 2017 e Khachanov l’anno dopo. Accanto a Djokovic (6 titoli), Federer (uno solo, nel 2011), Safin (3), Agassi (2) e ovviamente Sampras (2)Tutti insieme appassionatamente.

Le gerarchie in vista della Coppa Davis

La cosa che non avremmo mai supposto, invece, è che l’ultimo mille del 2022 finisse per mollare qualche improvvisa spallata alle consolidate gerarchie della nostra Davis, grazie alla vittoria di Musetti su Cilic e alla magra di Sinner opposto all’elvetico Huesler, su cui si è stretta la vicenda Berrettini, costretto all’ennesima rinuncia, dato che il piede sinistro non ha ancora drenato il liquido formatosi sotto la pianta. Per Malaga c’è tempo, quindici giorni almeno, ma non ci sono più tornei dopo Bercy, tranne le Finals cui Matteo e Jannik non sono stati invitati. Al confronto dei quarti con gli Stati Uniti (il 24, ore 10) Berrettini giungerà senza aver giocato un solo colpo dalla finale di Napoli. Quasi un mese. Sul tema Musetti si è già espresso. «Io sono pronto, ma fossi in Volandri non rinuncerei mai a Matteo e Jannik». Non è lui infatti a proporre la propria candidatura quanto i risultati che sta ottenendo. In Coppa ha debuttato quest’anno dimostrando di saperci fare, ha esordito in Slovacchia al posto di Sonego nel quinto match dei play off, e ha vinto un match difficile contro Gombos, rimettendo in corsa l’ItalDavis per la finale. Poi si è confermato a Bologna, contro Gojo, nel match d’avvio tra Italia e Croazia. Ma anche a non voler tenere conto di simili precedenti (e Volandri non è il tipo), e addirittura sorvolare sui buonissimi risultati ottenuti da Muso nei tornei d’autunno (semifinali a Sofia e Firenze, vittoria a Napoli su Berrettini), la domanda se sia il caso di immaginare un posto da singolarista per il ventenne di Carrara, nasce dalla semplice osservazione di come abbia impallinato Marin Cilic, croato da tre finali Slam e una vittoria agli US Open del 2014, da sempre a proprio agio sulle superfici più veloci. E a Bercy si gioca su uno dei tappeti più rapidi che vi siano. Partita di intelligente contenimento, quella di Lollo, ora atteso da Basilashvili. Tesa a spingere Cilic oltre il quarto o quinto scambio, soglia che delimita la sua pazienza tennistica. Muso vi è riuscito con particolare acume, sebbene a disagio nel primo set (sul dritto) per la velocità del campo. «Una partita quasi perfetta», la definisce Lollo, «nella quale ho ben assorbito gli scambi subito violenti che Cilic imponeva e l’ho indotto all’errore». Un match privo delle preziose suppellettili tecniche che Musetti cosparge nel suo naturale habitat tennistico, ma ben progettato intorno all’idea di sfilare quanto prima il servizio a Cilic (e Muso c’è riuscito nei game d’avvio di entrambi i set) e costringerlo a sentirsi in bilico nei giochi di risposta, sui quali il nostro ha segnato 7 ace (9 per Cilic) e il 74 per cento di prime palle (53% il croato) con un formidabile 81 per cento di punti realizzati. «In campo ero aggressivo, cosa che mi fa particolarmente piacere, tanto più su un campo sul quale faccio un po’ di fatica. Direi che ho raggiunto una certa consapevolezza delle mie possibilità». Più fiducia in se stesso, è la traduzione. Proprio ciò che è mancato a Sinner, non si è capito se ancora alle prese con la caviglia da poco risanata. I medici Jannik li ha chiamati, ma per un problema alla mano destra («solo un dolore improvviso»). Di fatto, Marc-Andrea Huesler (26 anni, mancino, 61 del ranking) ha preso subito il sopravvento, giocando più veloce e con migliori intenzioni di Sinner. «Non c’è stata partita, questa la verità», la disamina di Jannik, «mi sono mancate le energie. È stato un anno complicato, ma c’è ancora la Davis, e ci teniamo tutti molto. Servirà però una buona preparazione, propedeutica anche alla prossima stagione che sarà importante per me e per tutti noi italiani, anche se questo 2022 tra tante cose negative che sono successe, male non è andato».

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