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Musetti guida la baby sfida al top Alcaraz

Il giovane talento azzurro comanda la corsa dei millennials al trono dello spagnolo, appuntamento nel 2023

Daniele AzzoliniDaniele Azzolini

Pubblicato il 25.10.2022, 15:30

6 min

Alla fine, a provocare quella serie di collisioni, zuccate e contraccolpi che hanno rimesso in corsa il tennis, è stato proprio lui, Lorenzo Musetti, che ha lo sguardo morbido di chi mai si permetterebbe di maltrattare chicchessia. Avversari a parte. Ma è una vicenda che si avvicina alla fisica, a prima vista, più che al tennis. C’è un acceleratore che giocando di sponda su campi elettrici e magnetici invia fasci di ioni sulle particelle con la stessa veemenza di un onagro impiegato per la presa delle mura di una città nemica, fino a che nel putiferio generato l’occhio esperto dello scienziato possa studiare il comportamento di particelle ancora più piccole. Ecco, Musetti ha fatto da acceleratore. Ha preso a spallate i suoi problemi e ha capito quali fossero quei piccoli cambiamenti, le “particelle” del proprio gioco, da correggere. «Tutto è nato a Wimbledon», racconta Umberto Rianna coach aggiunto di Lollo e anche di Berrettini. «Lorenzo non stava bene con il proprio servizio, e in generale con i colpi d’inizio gioco». Hanno lavorato su quelli, li hanno modificati senza travisarli, e con quelle novità il ventenne si è presentato ai successivi appuntamenti sorprendendo chiunque pensasse di avergli ormai preso le misure. Ha dato slancio ai suoi sogni, e generato un effetto trainante sui pari età fin lì in buona parte dormienti. Li ha messi in moto. E oggi il tennis appare in piena mutazione.

Musetti guida la baby sfida al top Alcaraz

È il momento dei millennials. C’è Musetti (vittorie ad Amburgo e Napoli, semifinali a Sofia e Firenze) che sale al numero 23, c’è Felix Auger Aliassime (9) che vince due tornei di seguito (Firenze poi Anversa), c’è Holger Rune (25) che ha fatto finale a Sofia e poi ha vinto in due set (su Tsitsipas) la finale di Stoccolma. E c’è Sebastian Korda (33), dal tennis nitidissimo imparato da papà Petr, che si sta accodando alla rivolta condotta dai bimbi tennisti, e giunge in finale ad Anversa. Il tennis appena uscito dagli Us Open nella convinzione che la sfida futura per il comando fosse tra Alcaraz (1) e Sinner (12), si vede riempire le caselle della prossima Top Ten da giovanetti nati dal 2000 in su, e tutto dice che l’evento prenderà forma in tempi alquanto ridotti. «Forse già dalla prossima stagione», suggerisce Rianna. «Non dimentichiamo che Musetti ha battuto Alcaraz nella finale di Amburgo». Come dire che se oggi qualche ottimista inquadrasse il futuro prossimo come una sfida a tre fra lo spagnolo e i due italiani, sarebbe difficile scovare dei buoni motivi per dargli torto.

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Berrettini spera in Parigi Bercy

L’effetto contrario è che Ruud e Tsitsipas, lo stesso Fritz che a marzo batteva Nadal a Indian Wells e oggi fatica a superare Nishioka nel primo turno a Vienna, appaiono già vecchi, e non hanno più di 24 anni. Dal quadro ci permettiamo di sfilare il nome di Berrettini. Matteo merita una disamina a parte. È di ieri la notizia della rinuncia al torneo di Vienna, per via del problema al piede che non gli ha permesso di giocare la finale contro Musetti come avrebbe voluto. «Spero di esserci a Parigi Bercy», fa sapere Matteo, ma è chiaro che la rinuncia a Vienna spinge vicine allo zero le possibilità di essere fra gli otto delle Finals torinesi. Merita però di essere valutato a parte, Berretto, per due motivi. «Sapeva che giocando la finale avrebbe peggiorato di molto la situazione», rivela Rianna, «ci ho parlato, e mi ha detto che non voleva dare una delusione al pubblico di Napoli». Più o meno ciò che è successo a Wimbledon, quando non è sceso in campo per il Covid, non volendo creare problemi ai colleghi. Matteo rivela una sensibilità che gli fa onore, e che speriamo conservi. Grazie a quelli come lui, pronti a pagare di persona, il tennis recupera contorni di umanità. Ci permettiamo solo di alzare una laica preghiera alle entità che presiedono al nostro sport… Fate che una sola stagione Matteo possa giocarsela senza infortuni. Siamo certi che lo ritroveremmo lassù, se è vero che in questo 2022 giocato per meno della metà, ha vinto due titoli, giocato quattro finali ed è numero 13 della Race.

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Musetti e il futuro

La domanda più futuribile, però, ci riporta a Musetti. Al suo tennis cresciuto a dismisura. Quanto potrà ancora crescere e migliorare in tempi brevi? «Ha trovato saldezza nei miglioramenti apportati al suo gioco», spiega Rianna, «oso sperare che i miglioramenti seguiranno in via esponenziale. Lollo ha una mano incredibile, sa trattare la palla con tocchi educati, sa immaginare un gioco diverso nel quale inserire i suoi pezzi di bravura, e ha trovato la potenza nei fondamentali. In tanti tra questi ragazzi sanno giocare bene i colpi che gioca Musetti, Alcaraz stupisce per come sappia trattare la palla a rete, ma preferisce costruire le sue vittorie sui colpi da fondo. Come Lorenzo, che costruisce il proprio gioco tra potenza e momenti di bellezza estrema, ne ho visto uno solo». Pausa. Attendiamo… «Se lo dico, non prendetemi per matto, promesso?». Promesso. «Roger Federer».

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