
Urlo Anzani: "L’azzurro dà sempre la carica"
TORINO - Un monumento alla resilienza. Il centrale Simone Anzani ha indossato un’altra volta la maglia azzurra e si è calato in questa estate che parte ora, oggi domani due amichevoli con l’Iran, e si concluderà con i Mondiali. Alle spalle un percorso segnato da stop per problemi fisici contro cui il centrale lombardo ha combattuto con tutta la forza di chi non può stare senza pallavolo. Con la maglia azzurra ha vinto l’Europeo ‘21 e il Mondiale ‘22. Poi lo stop prima delle Olimpiadi. Ora Anzani ci riprova.
Anzani, ancora una volta in azzurro. Cosa vuol dire per lei?
«Dal 2013 lotto per questa maglia azzurra e per la mia nazione. La mia vicenda mi ha impedito di chiudere il mio ciclo azzurro nel modo in cui avevo sempre pensato di fare, ovvero alle Olimpiadi. Non è andata così e ho tanta voglia di riprovarci. Ho dato tanto, questa maglia mi ha dato tanto e voglio continuare a dare tutto».
Che cosa sente quando indossa questa maglia?
«C’è sempre tanta emozione. Ogni estate la prima volta che canto l’inno di Mameli la vivo come un’emozione unica. Il fatto di esser lì, in quel momento è un motivo di orgoglio per me, per la mia famiglia. Sono sensazioni che provo sempre con grande partecipazione».
Cosa le ha chiesto il ct D Giorgi per questa estate?
«In questo gruppo porto l’esperienza, la connessione con i compagni. Ma c’è anche un apporto tecnico. In questo gruppo sono il più vecchio. Il gruppo ormai è consolidato e dobbiamo pretendere di fare un ulteriore passo avanti. Il gruppo si è formato dopo le Olimpiadi di Tokyo. Ha vinto tutto e poi ha fatto un apparente passo indietro. Dico apparente perché sfido chiunque a fare quello che ha fatto questa nazionale. Una finale europea persa, con la Polonia che oggi è la squadra più forte del mondo. Poi una semifinale con la squadra, la Francia, detentrice del titolo olimpico poi vittoriosa nella finale di Parigi».
L’appetito vien mangiando.
«Siamo partiti con due botti. Diciamo che abbiamo abituato molto bene i nostri tifosi».
Cosa potete promettere ai tifosi per questa stagione?
«Questo è un gruppo di giocatori ormai adulti che hanno vinto Champions League, hanno disputato finali scudetto, hanno affrontato i più grandi giocatori del movimento internazionali. È un gruppo affiatato e che sa cosa vuol dire soffrire».
De Giorgi ha fatto nuovi innesti. Come li ha visti in questi primi giorni di lavoro?
«I nuovi devono entrare nell’ottica di lavoro di questo gruppo. I segnali sono positivi si vede una dedizione al lavoro che è il presupposto di ogni successo».
Cosa è mancato alle Olimpiadi?
«Io ho vissuto quel torneo da spettatore, quello che ho visto sono dettagli che hanno deciso quelle sfide. Oggi c’è troppa fretta di vincere. Io credo di più nel progetto. E nel percorso per realizzarlo ci stanno anche le sconfitte. Anzi io ho imparato sempre di più da quelle che dalle vittorie».
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