© FIORENZO GALBIATI

Volley, Pietro Maschio: "Imoco vuol dire fiducia"

Intervista all’imprenditore che racconta il sistema Conegliano e la chiave dei suoi trionfi

Piero Giannico  Piero Giannico

Pubblicato il 14.05.2025, 06:15

5 min

Era il 2012, quando, grazie alla visione imprenditoriale di Maurizio Maschio ed Enrico Polo, con il sostegno della famiglia Garbellotto, nasceva l’Imoco Volley Conegliano. Rilevato il titolo di A1 di Parma, il progetto è stato costruito con ambizione e radici ben piantate sul territorio, cresciuto in fretta grazie a una programmazione capace di trasformare nel giro di una decina d'anno un club di pallavolo femminile di provincia in leggenda. Oggi Prosecco Doc Imoco Volley è un modello riconosciuto, dentro e fuori i confini italiani. A guidarlo, Pietro Maschio e Piero Garbellotto, presidenti, ma soprattutto interpreti di una visione che ha permesso di vincere 29 trofei. L'ultima stagione porta in dote alla Prosecco Doc Imoco il Grande Slam, con la conquista di 5 trofei: Champions League, Scudetto, Coppa Italia, Mondiale per Club e Supercoppa. 

Pietro Maschio, può raccontare la visione che vi ha portati a questo livello? 
«Le tempistiche con cui ci siamo arrivati sono, per me, eccezionali. Tutti partono da zero, ma noi abbiamo sempre spinto sull'acceleratore. Non abbiamo mai avuto l'ansia di vincere, solo la voglia di costruire bene. I risultati sono arrivati, soprattutto, perché abbiamo programmato ogni passo». 

Oggi la Prosecco Doc Imoco non è solo una squadra, è un sistema. Cosa vi ha permesso di diventare una potenza mondiale nella pallavolo? 
«La fiducia. Quando siamo partiti eravamo in trenta, tra amici e primi sostenitori. Ora sono coinvolte oltre 330 aziende. Non è successo per caso. Abbiamo creato strumenti di visibilità, proposte concrete, occasioni di ritorno. Alcune aziende sono cresciute con noi. Abbiamo lavorato molto sul territorio. E se un giorno dovesse venire meno questo equilibrio, ci adegueremo. Noi siamo in prima fila, ma è il territorio a decidere a che livello può giocare questa squadra. Per noi l'Europa è un premio, non l'obiettivo. Facciamo sport per tre motivi: offrire spettacolo alla domenica, lavorare con oltre 4000 bambine tra giovanili e attività estiva, e creare servizi. Ad esempio abbiamo costruito accanto al Palaverde il primo Imoco Center». 

Ci può spiegare? 
«Imoco Center è un luogo per la comunità, un polo sportivo all’avanguardia dedicato al padel completo di Club House, un bistrot, gli uffici dell’Imoco Volley, la palestra Imoco Lab, un’area fisioterapica e uno store specializzato in articoli sportivi dedicati all'Imoco Volley. La squadra di volley fa da cassa di risonanza. Tutto quello che viene fatto è per il bene della società sportiva. Abbiamo investito, e continueremo a farlo, per rendere Imoco sempre più indipendente anche dal punto di vista gestionale. A breve costruiremo un secondo Imoco Center anche a Montebelluna. Stiamo aprendo una rete di palestre e centri sportivi, sempre con il marchio Imoco Volley, sempre con l'idea di investire nel nostro mondo: prima squadra e settore giovanile». 

Sul fronte impianti, si parla molto del nuovo palasport al Bosco dello Sport, a Venezia. Sarà la vostra prossima casa? 
«Si tratta di un'opzione concreta. Il Veneto oggi non ha un palazzetto da 10/12 mila posti e certi eventi, certe occasioni, richiedono spazi diversi. Se la richiesta di biglietti resterà alta, come oggi, ha senso pensare di spostarsi per alcune partite, quelle più importanti, che diventano eventi. Non la classica partita della domenica. Per arrivare a questo ovviamente deve crescere tutto il movimento, dobbiamo continuare ad avere questo tipo di domanda. Se sarà così, ci muoveremo e ci confronteremo con le istituzioni». 

E il Palaverde? Non è mai stato ipotizzato un intervento di ampliamento o un'acquisizione da parte vostra? 
«No, non è mai stato ipotizzato nessun intervento di ampliamento del PalaVerde. Per l'acquisizione se n'è parlato con la proprietà, ma al momento non ci sono i termini per procedere. È una casa meravigliosa, ma ha dei limiti di capienza, perché ci siamo accorti che 5000 posti cominciano a essere pochi». 

Infine il settore giovanile, anche qui puntate a lasciare il segno. 
«Abbiamo diverse atlete in prestito nei vari campionati, prodotte dal nostro vivaio che gestiamo in collaborazione con la storica Volley Pool Piave di San Donà. Senza dimenticare il lavoro con la base, per noi avere un giovanile d’eccellenza è uno scudetto che vale quanto quello della nostra prima squadra».

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