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"Così Moki ha cambiato la pallavolo"

Compagne nella Minetti Vicenza: "Aveva una sicurezza inconscia, poi ha acquisito consapevolezza"

Pubblicato il 12.09.2025, 13:15 (Aggiornato il 12.09.2025, 13:30)

4 min

Monica De Gennaro ha salutato la maglia azzurra dopo 364 presenze, lasciandosi alle spalle soprattutto due ori che resteranno scolpiti nella memoria del volley italiano, quello olimpico del 2024 a Parigi e quello del mondiale del 2025 a Bangkok. Riavvolgendo il nastro del tempo, tra le atlete che hanno visto muovere i primi passi in Serie A di Moki c’è Isabella Zilio, uno dei liberi più forti d’Europa nei primi anni Duemila e più volte in Nazionale dal 2004: “Fui convocata in una Italia sperimentale insieme ad una parte del gruppo reduce dal Mondiale 2002 di Berlino. E dal 2006 in azzurro pure De Gennaro. Sembrava come se il destino avesse disegnato l'orizzonte”. Compagna di spogliatoio alla Minetti Vicenza nella stagione 2004/05, Zilio ricorda con un sorriso gli inizi tra le grandi.“La prima immagine che ho di Monica sono i suoi ricci — racconta — liberi, selvaggi, mai domati. Era il simbolo della sua essenza, quella autentica, naturale e diversa dalle altre. Portava in campo e fuori una sicurezza silenziosa, come se tutto le venisse facile. Forse non era ancora consapevole del potenziale che aveva, ma dentro di sé lo sapeva già”.

Il ruolo da libero di Moki

De Gennaro è titolare a Vicenza quando Zilio si trasferisce nel 2005 a Jesi, all'epoca uno dei top team al mondo.
“Ero tranquilla — ricorda — perché lasciavo quel posto in buone mani. Lei era già formata, pronta. Non era un salto nel vuoto, ma un percorso naturale. Con me e Moky la società di Vicenza aveva investito e costruito un percorso di crescita che passava dalla B2 fino alla prima squadra di A1, un blasone per l'epoca. Mi piace pensare alle parole dello psichiatra Carl Gustav Jung: ‘Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita’. Monica aveva dentro di sé la consapevolezza di quello che sarebbe diventata. Con il tempo ha semplicemente reso cosciente quel talento”. Il ruolo del libero, negli anni, ha cambiato pelle. “Ai miei tempi non era considerato così fondamentale — ammette Zilio —. Oggi lo riconosco come uno dei più importanti, insieme a quello del palleggiatore. È la base di una squadra, come le fondamenta di una casa. E Moky lo ha reso universale, con la sua calma e la sua costanza ha dato un valore nuovo a questo ruolo, trasformandolo in un punto di riferimento tecnico ed emotivo. Ora può guardare avanti”.

“I sogni non sono illusioni”: parla Zilio

Smessi i panni della pallavolista, “Isi” Zilio è diventata terapeuta olistica. Un percorso che le ha permesso di rileggere anche la sua carriera con altri occhi. “All’inizio avevo la sensazione di non averla conclusa del tutto. Oggi, invece, provo gratitudine e orgoglio. Ho vinto tanto, dall’Italia alla Spagna, e l'esperienza da giocatrice mi ha resa la persona che sono oggi. Lo sport mi ha insegnato che conoscere se stessi è il segreto per esprimere il proprio talento. In campo come nella vita serve armonia, equilibrio. Come diceva Stefano Benni: ‘Ci vuole un gran fisico per correre dietro ai sogni’. E Monica è l’esempio perfetto di chi, inseguendo i propri sogni, li ha trasformati in realtà”. Un messaggio forte, che per Zilio resta la lezione più grande della carriera di De Gennaro. “Oggi le direi semplicemente grazie. Perché ha creato la sua vita come un capolavoro, e ha mostrato che tutti abbiamo questo potere immenso. Vincendo tutto, ci ha insegnato che i sogni non sono illusioni, ma percorsi che si costruiscono giorno dopo giorno. Lei lo ha fatto per sé stessa, ma anche per tutti noi”.

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