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Azzurre, l'argento della tenacia

L’Italia s’arrende al tie-break contro la Turchia nel catino infuocato di Istanbul al termine di un match intenso

Diego De PontiDiego De Ponti

Pubblicato il 07.09.2026, 06:30

5 min

Niente triplete, l’Italia è seconda nell’Europeo di Casa Turchia. Ma la sconfitta al tie-break non deve essere giudicata negativamente. Le azzurre hanno vissuto un’estate di cambi, infortuni e evoluzioni del loro sistema di gioco. Più di così sarebbe stato da marziani. La Turchia si conferma campionessa continentale e ha già il biglietto per le Olimpiadi. Le azzurre hanno giocato in maniera sfrontata e se c’è da recriminare è sul fatto di aver sprecato qualcosa nel secondo set. Alla lunga il fattore tifo, l’esasperazione delle rotazionie il sistema per forza acerbo si sono fatti sentire e il tie-break ha avuto poco storia mentre saliva l’urlo del tifo turco.

Italia sola contro tutti

Il primo avversario da controllare per le azzurre è stata la bolgia del Palazzetto trasformato in un catino rovente. La Sinan Efes Sports Hall ha fatto per l’occasione il pieno, per vedere le beniamine di casa giocarsi il secondo titolo europeo della loro storia dopo quello vinto nel 2023. Diciassettemila persone scatenate che hanno iniziato ad affluire all’Arena in maniera massiccia appena finita la sfida per il terzo posto. Un mare di persone composte, ma eccitate dall’occasione e dal clima di speranza palpabile, che hanno percorso i grandi viali lungo al mare per confluire al palazzetto con bandierine, cappelli biancorossi, magliette con i nomi di Melissa Vargas, dell’inossidabile Dundar Erdem e di Hande Baladin. A vegliare su tutti le immagini dei due padri della patria, quello del passato Mustafa Kemal Ataturk e quello di oggi, Tayyip Erdogan; in mezzo a loro la bandiera turca. Quella che sventola sugli spalti dove si confondono uomini con la maglia della nazionale, signorine eleganti e modaiole e donne con il velo. L’urlo del tifo parte potente quando le atlete turche fanno in loro ingresso sul campo e si ripete ogni volta che lo speaker cita la nazionale. È un urlo che assorda. Ma il momento rivelatore della potenza di questa platea arriva quando si spengono le luci e parte l’inno turco. Dagli spalti arriva la voce di 17.000 persone che cantano come fossero una sola voce, come se ci fosse tutta la Nazione con il sestetto turco. Assordare le azzurre per impedire loro di connettersi, di essere smart come chiede il ct Julio Velasco. Il programma prevede una scarica di fischi ad ogni battuta e una raffica di buu ad ogni colpo delle azzurre. E poi slogan in coro nei cambi palla. Eppure l’Italia è sul pezzo e parte senza timori riverenziali. Subito ace di Kate Antropova subito diagonale di Paola Egonu, i muri di Anna Danesi che valgono il primo break per il 10-8 che presto diventa 15-8. Troppo presto forse, ma è troppo bello vedere sul tabellone 18-9 per le azzurre. Intenso è il nome da dare all’azzurro di questo primo set che scivola via con colpi magistrali, una carica da gladiatrici e una modalità smart che incanta e chiude la prima frazione sul 25-16 con il 46% in attacco contro il 31% e 4 ace a zero. E dalla mano calda di Egonu in battuta si può ripartire nel secondo set per il primo break. È l’Egonu più smagliante di sempre e con lei Sylla e Antropova per danno sostanza al gioco delle azzurre. Ci infastidisce solo Vargas quando va in battuta o quando colpisce uno dei suoi diagonali tesi e potenti. L’altra stella è Baladin ma incide di meno anche se ha colpi spettacolari. Nel gioco a far salire il livello della battuta è Erdem a darci qualche grattacapo e permettere alla Turchia di risollevare la testa e far scatenare gli spalti mentre l’Italia cala di precisione. E quando la Turchia pareggia il Palazzetto esplode e il presidente della Federazione turca va a stringere mani e dare pacche come se fosse fatta. Ma le azzurre tornano sotto con un 25-12 perentorio che brucia energie e si va fino al tie-break segnato dal fatto che la Turchia ne ha di più. Nel risultato c’è tutta la stagione dell’Italia che ha fatto i conti con i cambi di formazione e con gli infortuni, andando a sperimentare soluzioni anche ardite che potevano rivelarsi un fallimento. In questo è stato certosino il lavoro di Velasco per mettere insieme in pezzi di un puzzle complicato con rotazioni di cambi continue per dare sostegno a Antropova nel suo immane sforzo fuori ruolo. Per questo ha ancora più valore l’argento che chiude il cerchio di tre anni vissuti in cima al mondo. L’Italia rimanda l’appuntamento con il quarto titolo quarto europeo e guarda avanti.

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