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Italia, rivoluzioni a piccoli step

La finale di Istanbul fotografa la Nazionale azzurra oggi, per il 2027 serviranno idee chiare e modulate

Diego De PontiDiego De Ponti

Pubblicato il 08.09.2026, 06:30

7 min

Il rammarico resta, ma dopo averci dormito su è ora di fare il bilancio dell’estate delle azzurre che si chiude con la conquista dell’argento nell’Europeo giocato a Istanbul. Il profumo di oro era nell’aria, poi è mancato qualcosa e quell’oro è sfuggito dalle dita delle azzurre che però stringono forte un argento che migliora il risultato del precedente torneo continentale, mentre la Turchia si conferma e fa un altro passo bell’empireo del volley internazionale femminile. La delusione domenica sera si coglieva negli sguardi e nella voce tremante delle azzurre. Ma era centrale anche nel pensiero del presidente federale Giuseppe Manfredi, espresso con un termine inequivocabile: «Peccato». Diverso il modo di porsi di Julio Velasco che ha scelto la difesa del gruppo per impedire la corsa al processo “tanto caro all’anti-cultura sportiva”. Questa la sua definizione di chi potrebbe mettere alla berlina il gruppo azzurro. Lontano dai processi, lontano dal tifo scatenato della Sanin Efes Sports Hall e dal confronto con l’avversaria più ostica di questi anni, si può cercare di mettere a fuoco alcune considerazioni che lo stesso ambiente azzurro farà e che potranno essere importanti nella definizione del lavoro in vista della prossima stagione.

Italia-Turchia, l’occasione persa nel secondo set

Se un rammarico c’è è quello di aver sprecato un’occasione per vincere ancora. Si è presentata, soprattutto, nel secondo set sul 12-6 per l’Italia. Ebbene in quel frangente si è permesso alle turche di rientrare in partita e questo ha cambiato il corso degli eventi. Qui sta la delusione delle ragazze, perché hanno la consapevolezza di essere mancate in un momento decisivo. Se le azzurre avessero portato il match sul 2-0 avrebbero gettato le basi per il successo. Perdendo il secondo set hanno rimesso in gioco le turche e la rabbiosa conduzione del terzo set è stata esaltante quanto deleteria per la gestione del sestetto che si è trovato trascinato dentro il braccio di ferro del finale di confronto. Da salvare c’è l’intensità del gioco delle azzurre espresso nella prima parte di gara. Si è vista la più bella Egonu, anche se poi si è caricata di errori, si è visto un muro compatto e la forza della battuta italiana. Deleterio è stato lasciare in partita le avversarie e qui è subentrata la bravura di Daniele Santarelli nel provare tutte le opzioni in attacco e a muro fino a trovare la strada giusta. Ad esempio ferrea la marcatura su Antropova nella seconda parte di gara che l’ha vista fuori dai giochi. Così il tecnico dell’Imoco si è rifatto della sconfitta patita nella finale dei Mondiali che era maturata proprio quando sembrava che la Turchia fosse avanti. Questa volta è stata l’Italia a pagare pegno e lo ha fatto perché il sistema di gioco obbligato dagli eventi ha reso più vulnerabile l’Italia.

Italia, i cambi pesanti e l’eredità di De Gennaro

La Nazionale ha dovuto assorbire alcuni cambi pesanti. In primo luogo la sostituzione di un’icona come il libero Moki De Gennaro. Eleonora Fersino ha raccolto con bravura la su eredità senza farsi condizionare dal peso della responsabilità L’abbiamo lodata per questo, però non vuol dire che sia la stessa cosa. La giocatrice del Vero Volley ha 26 anni, De Gennaro ha raggiunto dopo la sua piena maturità. Fersino manca ancora della stessa sensibilità della sua maestra nella ricostruzione. Inoltre è sta chiamata a coprire zone che non le sono abituali. Come è stata costretta a fare qualcosa di innaturale Kate Antropova nel ruolo di schiacciatrice. Una delle migliori opposte del mondo non può diventare super in un altro ruolo in tre settimane. Ci ha provato e merita tutta l’ammirazione per come lo ha fatto. Soprattutto non si può giudicare la sua estate solo sulla base della seconda parte della finale di domenica sera. Che Antropova non fosse adatta a posto 4, a essere sinceri, lo aveva fatto capire Velasco quando disse dopo il primo test in Volley Nations League: «L’esperimento è finito». Voleva dire che non aveva senso insistere.

Velasco e il problema delle schiacciatrici azzurre

E qui si giunge all’altra problematica dell’estate azzurra. L’infortunio di Loveth Omoruyi ha costretto il tecnico argentino a fare marcia indietro e riportare Antropova in posto quattro. Una scelta che ha messo nudo il vero problema del sestetto. L’Italia oggi non ha schiacciatrici in grado di interpretarlo al suo massimo livello. Prova ne sia il fatto che Stella Nervini, sorpresa dello scorso anno, è rimasta ancorata alla panchina e che Gaia Giovannini è entrata per qualche sporadico giro. Inoltre dal settore giovanile si fatica a trovare altre soluzioni creando il corto circuito che è andato in scena. Perché l’Italia vista all’Europeo ha dimostrato di essere padrona del campo e poter reggere il complicato sistema di rotazioni studiato da Velasco che impone a tutte di fare altro e coprire zone diverse da quelle di pertinenza ordinaria.

L'allarme scattato contro la Svezia

Il campanello di allarme della fragilità di questo modello era scattato con la partita contro la Svezia dove l’Italia aveva rischiato grosso, con la Turchia dal finale del quarto set è stato evidente con le nostre big, Egonu, Sylla, Antropova e Orro in confusione. Così si spiega perché domenica sera Velasco ha scelta una comunicazione diversa da quella delle giocatrici e del presidente. Forse più consapevole dei limiti, era preparato al momento di rottura e forse aveva già blindato nella sua testa il secondo posto per ogni evenienza. Ma c’è un altro particolare. Coerente con se stesso Velasco ieri ha assunto il ruolo di chi spiega perché ha perso. E nel suo spiegare ha aperto le porte ad una considerazione sulle circostanze che hanno fatto maturare il risultato. Velasco ha parlato di cambi di persone, di ruoli, di clima infuocato come mai era successo prima. E quindi da questo presupposto dovrà iniziare la riflessione per impostare la prossima stagione considerando circostanze e rigidità che possono frenare il cammino delle azzurre. Il pass olimpico se lo è preso la Turchia, quindi nel 2027 bisognerà lavorare per guadagnarselo e per farlo partendo da un’idea semplice di gioco. La stessa che ha portato in dote oro olimpico e mondiale in due anni.

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