© galbiati fiorenzo

"Ho visto Nervini e ho capito tutto"

Bigarelli racconta l’intuizione sulla schiacciatrice azzurra

Piero GiannicoPiero Giannico

Pubblicato il 06.06.2026, 06:30

5 min

A 36 anni Alberto Bigarelli ha già conquistato una coppa europea da primo allenatore. La CEV Cup vinta con il Galatasaray contro la Reale Mutua Fenera Chieri rappresenta una tappa importante di un percorso che lo ha portato dalla Serie A italiana alle panchine internazionali. Eppure, ascoltandolo raccontare la propria carriera, emerge una soddisfazione che va oltre i trofei. Ha il volto di Stella Nervini, Linda Manfredini e Dalila Marchesini. Tre ragazze che ha scoperto e allenato in momenti diversi della loro crescita e che oggi rappresentano il presente e il futuro della pallavolo italiana. Stella Nervini, appena 22 anni, è l'intuizione che anticipa il coraggio. Bigarelli la allena a Chieri, nel suo primo anno in Serie A accanto all'allora head coach Giulio Bregoli. Il 'Biga' arriva dal settore giovanile dell'Anderlini Modena e conserva ancora quella sensibilità particolare nel lavoro con le giovani. Comprende subito che farà strada e poi a Chieri il DS Max Gallo aveva già battuto la concorrenza di mezza Europa. Quando la schiacciatrice approda a Bergamo, il tecnico modenese ne conosce già il valore.

L'intuizione decisiva

La squadra lotta per la salvezza, la pressione è altissima e il cambio in panchina impone scelte coraggiose. Bigarelli decide di affidarsi a quella ragazza che molti consideravano solo una riserva e quindi troppo acerba per reggere il peso della Serie A1. «Penso che nel nostro mestiere occorra prendersi dei rischi. Stella è sempre stata una lavoratrice, una sognatrice che si è sempre posta obiettivi importanti. Dopo poche partite avevo già capito che doveva stare in campo. Così contro Pinerolo l'ho schierata senza il minimo dubbio. E ho avuto ragione. Guardate oggi dove è arrivata Stella Nervini». Una scelta che si rivela decisiva. La schiacciatrice diventa una delle protagoniste della rincorsa salvezza delle orobiche e conquista spazio, fiducia e responsabilità. «Lei è stata una parte importante di quella salvezza. Lo sa lei, lo sa la sua famiglia e lo sappiamo tutti noi». Più che sugli aspetti tecnici, il tecnico insiste sulle qualità umane della giocatrice. «La capacità di lavorare, di mettersi in discussione e di affrontare ogni allenamento con entusiasmo. Ho cercato soprattutto di trasmetterle fiducia e responsabilità. Tecnicamente aveva già tutto. Quello che mi colpiva era la voglia di migliorarsi ogni giorno». Oggi quell'atleta ha conquistato la fiducia di Julio Velasco in Nazionale. Ha già vinto un Mondiale e una VNL. «Negli ultimi anni ha fatto un salto di qualità enorme. Il plus è il suo e di tutti gli allenatori che hanno lavorato con lei. Vederla arrivare a questi livelli è una soddisfazione enorme. Il merito di Velasco è averla valorizzata prima e consacrata adesso».

Il destino e il percorso

Il destino ha voluto che i due si ritrovassero da avversari nella finale di CEV Cup nella stagione appena conclusa. Da una parte il Galatasaray di Bigarelli, dall’altra il Chieri di Nervini. «È stato emozionante. Se penso al mio e al suo percorso, e ritrovarci in una finale europea non era affatto scontato. A fine partita ci siamo parlati e ci siamo fatti i complimenti a vicenda». Ma nella storia di Bigarelli non c’è soltanto Nervini. All’Anderlini Modena il tecnico ha allenato Linda Manfredini e Dalila Marchesini. Della prima ricorda la straordinaria completezza tecnica, tanto da rendere difficile perfino la scelta del ruolo. Della 2ª la pazienza e la determinazione con cui ha costruito il proprio percorso. «Non bisogna mai smettere di credere in quello che si vuole raggiungere. È quello che ho sempre cercato di trasmettere alle ragazze». Parole che raccontano bene anche il percorso dello stesso Bigarelli. «Quando ho smesso di giocare mi sono detto che da allenatore sarei andato a prendermi tutto quello che non ero riuscito a conquistare in campo. Sono sempre stato un agonista e quell’obiettivo me lo porto dentro ancora oggi».

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