Righi esclusivo: "La SuperLega guarda al Mondo"

Il presidente di Lega Pallavolo Serie A traccia il bilancio della stagione

Diego De PontiDiego De Ponti

Pubblicato il 08.05.2026, 06:15

6 min

Il trionfo di Perugia chiude la stagione di SuperLega. Una stagione intensa, ricca di spunti e di crescita dopo il trionfo ai Mondiali di Manila del settembre scorso. Tra una settimana la Sir sarà a Torino per la Final Four di Champions League, ma è già tempo di bilanci e progetti per il presidente di Lega maschile Massimo Righi. Righi, il trionfo di Perugia chiude la stagione 2025/2026. Cosa rimane? «Perugia è stata fantastica. A noi piacerebbe che tutte le serie finissero alla 5ª partita con un break 50-52, però è chiaro che è il campo che decide. La nostra risorsa in più è aver creato un sistema in cui in campo e sugli spalti ci si diverte, si gioca, si fa spettacolo. Fatico a vedere tutto questo altrove. Poi il livello tecnico è stato eccezionale e quest’anno abbiamo ribadito ancora il record di pubblico. Questo è un dato importante. Siamo un campionato che è stato sempre leader mondiale, ora altre realtà stanno cercando di scalzarci. Alcune Leghe, ad esempio quella giapponese, hanno più risorse di noi, però non hanno le nostre capacità organizzative e tecniche nel portare avanti i campionati».

"Non puntiamo sulle difficoltà degli altri per crescere"

Quindi la SuperLega ha ancora molto futuro davanti a sé? «Perderemo qualche giocatore, però noi siamo in grado di formare nuovi campioni per l’Italia e questa è la nostra grande capacità. In questi anni si sono affermati due opposti, Ben Tara e Reggers. Sono arrivati in Italia ed erano due buoni giocatori, ora sono dei fenomeni. Sono chiari esempi di quello che gli altri campionati non producono». Le società sono preoccupate per la crescita dei costi. Che fare? «I costi li determina il mercato e adesso il mercato è internazionale, non è più un mercato riservato a una o due leghe al massimo. Ora il mercato è globale, ci sono più attori con grandi risorse e non possiamo controllare questa situazione. Alle società dico che dobbiamo avere la forza di reinventarci un ruolo sempre di leader legato alla crescita tecnica di tutto il sistema. Le vittorie a livello internazionale degli ultimi due anni ci dicono che siamo capaci di farlo». La crisi del calcio apre nuove spazi per la pallavolo? «Noi siamo molto spiaciuti per il momento che sta attraversando il calcio azzurro. E non puntiamo su queste difficoltà per crescere. Quello che ci fa essere ottimisti è che abbiamo indici incredibili dell’interesse che la pallavolo italiana suscita nel mondo da parte di agenzie internazionali, da parte di centri di investimento. Sta maturando un contesto di condizioni favorevoli che potrà dare tanto alla pallavolo italiana».

Giovani talenti e accordo col Giappone

È in quest’ottica che avete sottoscritto una collaborazione con la SV League, la Lega di pallavolo giapponese? «L’accordo nasce con l’intento di dialogare con tutte le istituzioni dell’ecosistema della pallavolo internazionale per sviluppare e accrescere il valore del nostro prodotto. L’obiettivo è contribuire attivamente allo sviluppo delle nostre due Leghe. Mi sono sempre battuto perché altre leghe crescessero, a partire da quelle più piccole. Oggi è sotto gli occhi di tutti che ci sono realtà che si stanno muovendo. Solo con Leghe più forti nel mondo sarà più facile avere in futuro più spazio per i nostri campionati, perché siamo uno sport che ha troppo poco spazio per i campionati. Con la Lega giapponese abbiamo sottoscritto un protocollo di intesa che si concretizzerà in collaborazioni sugli scambi di giocatori, sulle attività giovanili, sugli eventi, sulla formazione e tanto altro». I giovani talenti italiani sono sempre la grande ricchezza della pallavolo? «Certo e noi abbiamo una filiera per coltivarli che non ha nessun corrispettivo nel resto del mondo. Questa filiera di campionati ci consente di costruire qualità giovanile. Poi i nostri ragazzi sono molto in gamba e non si lasciano tentare da qualche soldo in più. Spesso gli stranieri si spostano con estrema disinvoltura per un incentivo economico in più». Il campionato però soffre dei ritmi intensi, dei tempi contratti e degli infortuni eccellenti. Cosa si può fare? «Partiamo da un dato oggettivo. Se si leggono le statistiche dal 1989 a oggi si scopre che il campionato italiano gioca lo stesso numero di partite. Questo perché allora c’erano 16 squadre e i playoff erano 2 su 3, adesso la SuperLega ha 12 squadre e i playoff sono 3 su 5. Un tempo si giocavano partite più lunghe, oggi sono più corte e ci si allena di conseguenza. Ci sono più partite di competizioni internazionali, quindi più turni infrasettimanale e più viaggi. Ma abbiamo dati sul fatto che i ragazzi di 17-18 anni hanno già dolori articolari. Quindi serve una riflessione sugli allenamenti. Quest’anno siamo tutti colpiti da quello che è avvenuto a Michieletto, ma una frattura da stress capitò anche a Bernardi. Quello che serve è migliorare il calendario delle nazionali perché è fatto male». 

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