© Instagram Merit Chinenyenwa Adigwe

Miss 166 punti mondiali: "Un’Italia di amiche vere"

"Dopo aver vinto volevo piangere, però le lacrime non scendevano. Egonu? Il mio idolo da sempre. Haak a Conegliano mi insegna tutto. Il volley è libertà"

Piero GiannicoPiero Giannico

Pubblicato il 20.08.2025, 14:15

6 min

Nemmeno nella sua immaginazione Merit Chinenyenwa Adigwe, stella della Prosecco Doc Imoco Conegliano in A1, avrebbe potuto pensare a un viaggio così a quasi 19 anni e con il mondo già ai suoi piedi. Con 35 punti in finale ha trascinato l’Italia Under 21 sul tetto del mondo, eletta MVP e miglior opposto del torneo. Ha chiuso la competizione iridata da bomber della rassegna con 166 punti e nelle sfide contro Polonia, Cina, Indonesia e Giappone ha superato i 30 punti personali. Merit Adigwe così giovanissima ha già vinto tutto: oro Europeo U17, bronzo Mondiale U19, oro Mondiale U21 e una bacheca planetaria con l’Imoco con la prima squadra e con il giovanile il tricolore da MVP negli ultimi anni. Un percorso che racconta la velocità con cui il suo talento ha attraversato ogni confine. E' una che attacca forte pur essendo di 183 cm di altezza. Tre anni per passare dall’immaginazione alla leggenda, sempre con la leggerezza di chi non ha paura di volare. Così mentre l'Italia di Gagliardi torna in Italia dall'Indonesia, quella di Velasco è arrivata in Thailandia per provare a vincere un Mondiale che manca dal 2002: le azzurre esordiranno venerdì (ore 15.30) contro la Slovacchia. 

"Egonu un idolo"

Da Merit Adigwe a Paola Egonu, il filo dell’azzurro non si spezza mai. È sempre l’Italvolley delle meraviglie: due generazioni, un’unica maglia.

“È sempre stata un idolo per me. L’ho conosciuta a maggio alla Champions a Istanbul, abbiamo parlato delle nostre origini comuni nigeriane. Sarebbe un sogno giocare un giorno con lei in Nazionale".

Il presente è accanto a Isabelle Haak a Conegliano. 

“Isabelle è una delle due-tre opposte più forti del pianeta, ho imparato tanto quest'anno negli allenamenti, mi ha dato tanti consigli su come migliorare. Cresci quando tutti i giorni puoi confrontarti con un gruppo stratosferico di fuoriclasse. E sono onorata di far parte della famiglia Imoco. E poi coach Santarelli è stato decisivo nella mia crescita pallavolistica”.

Ha realizzato quello che è accaduto in Indonesia?

“Dopo l’ultimo punto avrei voluto piangere, ma le lacrime non uscivano. Non ho ancora realizzato davvero quello che è successo”.

Che gruppo è stato questo?

“Bellissimo. Ci conosciamo da anni, siamo amiche e compagne. Ci vogliamo bene davvero”.

"Gagliardi ci trasmette serenità"

Come descriverebbe Nino Gagliardi?

“Preparato, tranquillo e sa leggere la partita come pochi. Nei momenti decisivi ci ha trasmesso serenità facendoci capire che vincere sarebbe dipeso solo da noi e non dagli errori del Giappone”.

Lei è nata a Crema, cresciuta nel Volley 2.0 e poi il salto a Conegliano. Che percorso è stato?

“Ho iniziato da centrale, poi banda, ma non ricevevo bene. A Conegliano qualche anno fa Elisa Sperandio e Stefano Gregoris mi hanno trasformata in opposto e lì è iniziato tutto. È stata dura lasciare casa, piangevo spesso all’inizio, ma l’ambiente Imoco è una palestra di vita. Sono grata ai presidenti Garbellotto e Maschio per la fiducia”.

E i suoi genitori, che ruolo hanno avuto?

“Tutto. Sono stati loro a spingermi a fare sport e mi hanno sempre sostenuta. Abbiamo origini nigeriane. In famiglia si parla anche l'Esan e l'Igbo. Mio padre Christian lavora come responsabile in un’azienda farmaceutica, mia madre Christiana è impegnata nella cosmetica. Ho una sorella di 16 anni, Nancy, che è in forza al Crema, e un fratellino di 11 anni, Gideon, che gioca a calcio nella Cremonese. I miei sono in Italia dal 2000”.

Ha mai provato altri sport prima del volley?

“Sì, ho giocato un anno a basket. Poi ho capito che non era per me: la pallavolo mi dava un senso di libertà diverso, soprattutto nell’attacco. È lì che sentivo di poter esprimere davvero la mia personalità”.

"Ecco perché mi chiamano Meme"

Un anno pazzesco, "conquistata" anche la maturità.

“Si, mi sono diplomata al liceo delle Scienze Umane del "San Luigi" di San Donà di Piave che è un istituto d'eccellenza. Adesso mi piacerebbe studiare all'università management sportivo. Tra i miei hobbies amo ballare e soprattutto cantare. Da piccola mia mamma mi aveva iscritta a qualche lezione e cantavo nel coro della chiesa di Lodi: il canto mi accompagna da sempre, è una passione che mi libera. Ho una voce potente, ma devo sempre allenarla. Inoltre seguo la moda con piacere”.

Al tempo delle culture diverse nella globalizzazione, è mai stata vittima di razzismo o bullismo?

“Razzismo mai in modo serio tranne una volta alle medie. Bullismo ai tempi dell'asilo, qualche esclusione senza motivo. Ma ho sempre superato tutto. La multiculturalità nello sport è un ponte che unisce tutti”.

Il suo soprannome è “Meme”. Da dove deriva?

“Me lo ha dato mia mamma, senza motivo. È rimasto e ormai è parte di me”.

E Merit, il suo nome che significato ha?

“È un nome bellissimo. In inglese vuol dire valore, in lingua araba onore”. 

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