Perugia e la gloria L’ultimo ostacolo è il Zawiercie

Questa sera la finale di Champions League a Lodz. Lorenzetti rispetta i rivali: "Non siamo una squadra che deve vincere, ma che vuole vincere"

Luca Muzzioli Luca Muzzioli

Pubblicato il 18.05.2025, 13:15

4 min

Tra la Sir Sicoma Monini Perugia e il primo titolo europeo c’è solo l’Aluron CMC Warta Zawiercie, avversario forse meno atteso alla vigilia rispetto allo Jastrzebski Wegiel, ma tutt’altro che da sottovalutare. La finale di Champions League si gioca questa sera alle ore 20.00 all’Atlas Arena di Lodz, ed è la seconda finale della storia del club umbro nella massima competizione continentale. Un appuntamento che potrebbe diventare storico. Sulla carta, Perugia sembra avere più di una freccia al proprio arco: un giorno in più di riposo rispetto a Zawiercie, reduce da una durissima semifinale chiusa solo al sesto match ball del tie-break; una condizione fisica più stabile, emersa anche in confronto alle difficoltà viste negli ultimi impegni della PlusLiga; e una prova di maturità solida contro Ankara, che ha confermato la voglia della squadra di Angelo Lorenzetti

"Dobbiamo adattarci a ritmi differenti"

Eppure, proprio l’allenatore umbro ha voluto subito frenare facili entusiasmi: "Questa non è una squadra che deve vincere – ha precisato – ma che vuole vincere". Una distinzione netta, rivolta tanto all’ambiente quanto alla società, per sottolineare l’approccio emotivo di un gruppo che si è costruito passo dopo passo, liberandosi dal peso delle aspettative. Alla vigilia della finale, Lorenzetti ha offerto una lettura lucida anche dell’avversario: "Ci si aspettava un match equilibrato e alla fine così è stato, anche se all’inizio sembrava a senso unico. Il ritorno in campo di Butryn ha fatto la differenza, e si è vista l’importanza che ha per l’equilibrio della squadra". Poi l’analisi tecnica: "È una squadra con una ricezione molto solida, sorretta da due specialisti: Perry, tra i migliori liberi al mondo, e lo schiacciatore Kwolek. Bisognerà essere molto attenti nella fase break e non regalare errori". E sull’incisività al servizio: "Hanno battitori in salto che viaggiano sui 117-118 km/h, ma anche altri che variano molto. Servirà lucidità anche nella costruzione, con Simone Giannelli, che dovrà adattarsi a ritmi differenti".

Perugia affamata di storia

La semifinale vinta dallo Zawiercie ha spiazzato tutti. Sotto 0-2 contro un Jastrzebski lanciato verso la terza finale consecutiva, la formazione di Winiarski ha reagito con coraggio e scelte radicali. Fuori titolari, dentro il rientrante Butryn, assente nella finale scudetto per infortunio, e Patryk Laba, autore di una prova da protagonista con 10 punti. Butryn, pur fermandosi a un 30% in attacco, ha firmato 13 punti e ridato energia al sestetto. Il vero trascinatore è stato Bartosz Kwolek, incontenibile con 24 punti (55% in attacco), 1 ace e 2 muri. Per lo Jastrzebski, non sono bastati i 29 punti di Fornal, devastante nei primi tre set ma in calo nella fase decisiva, né i 13 del centrale Brehme (63%, 3 muri), fondamentale nel secondo parziale. Zawiercie ha chiuso con un attacco leggermente inferiore (41% contro 42%) e ha commesso 24 errori in battuta, ma ha vinto grazie all’orgoglio, ai cambi tattici e a una resilienza che ha spostato l’inerzia della sfida. Stasera, però, di fronte troverà una Perugia affamata di storia, pronta a sfruttare ogni margine, ma consapevole – come ha ricordato Lorenzetti – che nulla è scontato. Non è un dovere. È un desiderio che pulsa forte. E oggi, forse più che mai, può diventare realtà.  

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