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C’è l’eredità di Chicco, Barp è il futuro Italia

Klaebo al quinto oro s’inchina: "Un privilegio combattere con lui". Elia prende il testimone: "Ci ha insegnato, pronti a gareggiare senza"

Giorgio PasiniGiorgio Pasini

Pubblicato il 19.02.2026, 06:00

6 min

L’omaggio più grande, forse finanche più di questo bronzo bis che penzola su un corpo stremato dagli anni di battaglie e dall’acido lattico, glielo porge Johannes Klaebo. Il cannibale dei cannibali, il norvegese che ha portato il fondo dove neppure il suo predecessore Bjorn Daehlie (12 medaglie a cinque cerchi, con 8 ori) era riuscito. «Federico ha fatto una carriera veramente fantastica, gareggiare contro di lui per così tanti anni è stato un privilegio. Ci sono stati momenti in cui le nostre gare sono state dei testa a testa» l’inchino dopo aver conquistato col compagno Einar Hedegart il quinto oro su cinque gare, portando a dieci (nessuno come lui ai Giochi invernali) il suo conto. Con la possibilità di fare cappotto sabato nella 50 km. Il contrario di quanto visto nel gigante donne nei confronti di Federica Brignone, anche lei valdostana. L’inchino del re di fronte all’ultimo “umano” capace di batterlo. Tre anni fa in una sprint individuale a Davos, in Svizzera, due giorni prima che nascesse Alexis, il primogenito di Pellegrino. L’uomo nato campione 36 anni fa a Nus completa la sua missione: dopo aver regalato con la rimonta di bronzo nella staffetta un futuro allo sci di fondo traballante per gli scarsi risultati e le beghe interne da tribù più piccola degli scietti che utilizza, Pellegrino si ripete nella gara di coppia.

L'erede

Stavolta mostrando al mondo il suo erede, quell’Elia Barp che da tempo vive alla sua ombra e pende dalle sue labbra e che ora (ma s’è visto ieri nelle sue frazioni di grande controllo e potenza) è pronto «per gareggiare senza Federico». Due bronzi l’uno, due bronzi l’altro. Staffetta e Team Sprint. Giochi di quartetto e di coppia. Di squadra. Quello che il valdostano voleva. Quello che aveva annunciato da mesi. L’obiettivo da centrare. Non per lui. Per gli altri, per l’Italia del fondo. Cedendo a re Klaebo e all’America della locomotiva Schumacher, ma mettendo ancora i piedi sul podio olimpico. Due volte in tre giorni. Per vent’anni, dopo la Torino 2006 targata Giorgio Di Centa, ultima tappa dell’epopea d’oro del fondo azzurro (33 medaglie in 5 edizioni), era successo solo tre volte. L’ultima zampata (di bronzo) di Pietro Piller Cottrer a Vancouver 2010 e i due argenti scintillanti conquistati da Chicco dietro a Klaebo a PyengChang 2018 e Pechino 2022.

"L’obiettivo degli ultimi quattro anni"

«Questo evento era l’obiettivo degli ultimi quattro anni - dice orgoglioso il valdostano, stremato dalla fatica e dolorante per un nuovo contatto al braccio che mette a rischio la passe- rella finale sulla 50 km -. Fino a Pechino mi sono sempre concentrato sulla mia prestazione, però ai Giochi qui a casa mi sono detto: “questa è un’ottima opportunità per il team di conquistare dei nuovi fan, far vedere a tutti quanto siamo bravi quando si tratta di sciare”. Ho investito tanta energia per migliorare il livello medio del sistema italiano. Tutti possono vedere come ci sia stato. Sento di aver fatto quello che dovevo fare, adesso spazio ai giovani. Lascio un movimento pieno di ragazzi e ragazze che sanno di poter fare bene. Sicuramente si chiude il mio capitolo, ma lo sci di fondo potrà dare altre soddisfazioni».

Elia prende in mano il testimone

Elia annuisce. A 23 anni (come Martino Carollo, sul podio nella staffetta insieme a Davide Graz) prende in mano il testimone. «In questi anni avere un punto di riferimento come Federico è stato fondamentale - afferma il bellunese di Trichiana -. Ora un idolo, è diventato un compagno di camera e di stanza. Ho voluto imparare il più possibile da lui, sia in allenamento che durante le gare. Sono a metà percorso e si va avanti con me e gli altri ragazzi. In questi giorni abbiamo dimostrato di esserci. Siamo pronti a gareggiare senza Federico, di essere comunque della partita anche senza di lui». Pellegrino, un patrimonio fatto anche di 7 medaglie mondiali (con l’oro di Lahti 2017), 17 vittorie e due coppe di sprint, seguirà da vicino. Studiando per diventare un grande dirigente, ma coltivando la famiglia e il dopo, che con la sua Greta (l’ex azzurra Laurent) si chiama anche “De Golden Traum” (Il Sogno Dorato), un lodge in costruzione ai piedi del Monte Rosa. Ma il fondo italiano dovrà subito aff rontare un pericolo. La Finlandia uscita a pezzi dai Giochi ha fatto una mega offerta a Markus Cramer, il tecnico tedesco che ha lanciato Cologna e che Pellegrino aveva seguito quando allenava i russi e che nel 2022 ha portato a guidare l’Italia, non senza malumori interni. «Certo che sono interessato a diventare l’allenatore di una nazione di sci di fondo come la Finlandia» le sue parole. Forse con Pellegrino ha chiuso il capitolo Italia anche lui.

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