Il testimone di Pellegrino? Un bronz...oro

L’aostano riporta l’Italia sul podio dopo 20 anni. Norvegia super, Klaebo a quota nove ori, Francia 2ª. Dietro azzurri e finlandesi gomito a gomito

Riccardo Signori Riccardo Signori

Pubblicato il 16.02.2026, 13:30

5 min

Vent’anni dopo è un romanzo che non passa mai di moda. Ce lo hanno dimostrato i quattro moschettieri del fondo italiano. Il tricolore nostro attendava di essere nuovamente issato, cercava una medaglia da Torino 2006 quando sul podio di Pragelato ci andarono Fulvio Valbusa, Giorgio Di Centa, Pietro Piller Cotter e Cristian Zorzi. Fu, quello, un oro a far luccicare gli occhi. E così questo bronzo, portato a casa dalla frazione finale di Federico Pellegrino, è servito a riscaldare i cuori nel mezzo di quella meravigliosa magia di colori e tifo sbocciata tra le montagne di Tesero. Pellegrino, “Chicco” per tutti, ormai avviato ai 36 anni che compirà in settembre, si è ricordato che, non a caso, la bandiera da sventolare nell’atmosfera incantata della cerimonia inaugurale di San Siro era stata affidata a lui, insieme ad Arianna Fontana. E negli ultimi 7,5 km ha mantenuto fede alla bandiera, alla promessa fatta a se stesso e alla voglia di concludere una carriera vincendo con la squadra, dopo aver ottenuto l’argento individuale sia ai Giochi di Pyeongchang 2018, sia a Pechino 2022. Ed ora in bacheca sono tre podi olimpici, 7 mondiali e 43 in coppa del mondo.

L'impresa

Il portabandiera, alla quarta Olimpiade, voleva sganciarsi da una storia esclusivamente personale per provare la gioia di gruppo. Ce l’ha fatta andando a prendersi la medaglia di bronzo che i tre compagni avevano provveduto a tenergli a portata di impresa. E impresa è stata dopo la battaglia ingaggiata da Davide Graz, Elia Barp e Martino Carollo nelle tre precedenti frazioni, dove la Norvegia ha detto a tutti ci vediamo al traguardo condotta al gran finale da Johannes Klaebo, ormai mitico cannibale e re del fondo che ha messo in bacheca la sua nona medaglia d’oro che vale un record: nessuno negli sport invernali ne ha raccolte altrettante. 
Onore al re e ai suoi scudieri. Onore alla Francia che si è battuta con i norvegesi, ma poi ecco la bella Italia che ha lottato gomito a gomito con la Finlandia e fino ad un certo momento anche con il Canada. Questa è un’Italia aggrappata alle sue origini nordiche, più che nordiste.

La squadra

Davide Graz, 26enne di Pieve di Cadore, che ha chiuso terzo con Norvegia e Usa la prima frazione a tecnica classica. Elia Barp, bellunese classe 2002, specialista di distanze lunghe, anche lui a tecnica classica ha chiuso terzo soffrendo e rimontando nel finale. Martino Carollo, cuneese classe 2003 ha sofferto un po’, prendendo il testimone con 10 secondi di ritardo dalla Finlandia e cedendolo a Pellegrino con 21 secondi di ritardo. E qui si è visto il passo di un inarrestabile veterano, nato in Val d’Aosta, che da bambino rimase affascinato dalla tigna di Stefania Belmondo, e stavolta si era detto «Io chiudo la carriera, ma è giusto, voglio vincere una medaglia con questi ragazzi. Toccherà a loro trascinare il nostro fondo». E così fu. E chissà mai che mercoledì nella gara sprint a squadre… bello per tutti, i ragazzi si sono lustrati gli occhi e rallegrato il cuore. «È la giornata più bella della mia vita», hanno raccontato.

Tutto il vademecum di una storia da campione

Carollo ha parlato di sofferenza: «Ma dovevo farcela». «È stato l’obbiettivo più difficile, ma più soddisfacente della mia carriera. Qualcosa di straordinario, dobbiamo esserne fieri. Sapevo che potevamo farcela» ha invece confermato Pellegrino che credeva fortemente alla medaglia e, nella frazione a tecnica libera, non si è fatto spaventare dallo svantaggio di partenza. Ha innestato le marce alte e, sull’ultima salita, ha rimontato e sorpassato il finlandese Niko Anttola. Arrivo a braccia alzate, un popolo festante con lui, immagine che rimarrà negli occhi per sempre. Alla fine il conto dirà che, tra recupero e distacco finale, il condottiero azzurro ha mangiato, o rifilato al finlandese, un conto di 31 secondi. Classe, ferocia agonistica, eleganza tecnica, Pellegrino ha sfoderato tutto il vademecum di una storia da campione. E chissà mai che il cognome… non porti bene. Abbiamo conosciuto una Pellegrini regina del nuoto, ora stiamo per salutare un Pellegrino nostro signore del fondo. Come vedete, spesso il cognome non fa l’abito.
 

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