
"Medaglia, studio e idee. Porto l’Italia nel futuro"
Nell’Italia record per i cinque cerchi che tornano nel Belpaese per la quarta volta, nata ieri nel settantesimo anniversario della prima a Cortina, è uno dei grandi vecchi. Termine che non disdegna affatto. Per ruolo, per responsabilità, per il valore che si porta dietro. Lui, uomo di montagna e di principi. Antichi se volete, con un metodo moderno che l’ha portato a navigare al vertici dello sci di fondo per quindici anni, molti passati a reggerlo sulle spalle quando sembrava essersi sfaldato dopo i fasti di Lillehammer ’94 e Torino 2006. Anche per questo Federico Pellegrino da Nus, Valle d’Aosta, è stato scelto per portare la bandiera la sera del 6 febbraio nello stadio San Siro di Milano insieme ad Arianna Fontana, mentre Federica Brignone e Amos Mosaner sventoleranno il tricolore a Cortina. Più ancora che per il palmares, invidiabile. I due argenti sprint alle Olimpiadi di PyeongChang 2018 e Pechino 2022 dietro al mostro Klaebo, le sette medaglie mondiali con l’oro di Lahti 2017, le due Coppe del Mondo di specialità col podio generale del 2003 e 16 vittorie e 43 podi, quattro quest’anno, due in coppia con Elia Barp, l’apprendista bellunese di dodici anni più giovane. L’ultima missione da portare a termine prima di fare il papà di Alexis (3 anni) e Fabien (10 mesi), la famiglia “al seguito” con mamma Greta Laurent in un appartamento a 200 metri dall’albergo azzurro in Val di Fiemme: vincere una medaglia a squadre, di tutta l’Italia. Darle un futuro.
"Belmondo e Di Centa che emozioni...
"Federico, qual è il suo primo ricordo delle Olimpiadi? "Stefania Belmondo che si tira su le maniche a Salt Lake City 2002 dopo aver rotto un bastoncino, recupera il terreno perduto e vince l’oro. Mai guardato le gare in tv, a differenza di mio padre, ma quel gesto m’è rimasto impresso in testa. Avevo undici anni, ci ho visto il dire a sé stessi e al mondo “ce la metto tutta”. L’altro ricordo è la volata vincente di Giorgio Di Centa nella 50 km di Torino 2006. Che emozione". E il suo primo ricordo in pista? "Il pettorale ricevuto alla prima gara di fine corso. Avevo cinque anni. Ricordo ancora la delusione per essere stato superato da una bambina. Mi ero detto: cavolo, devi andare più forte". Beh, l’ha fatto. "Diciamo di sì". E queste Olimpiadi, le sue ultime come le vede? Intanto siete tra i pochi ad aver provato il tracciato. "Quello della Sprint, sì. Sono piste toste, belle e abbastanza nervose, con curve e discese impegnative. Alcune fin troppo e abbiamo chiesto di renderle meno pericolose. Ammetto che il primo giorno che ho messo piede nel nuovo stadio in Val di Fiemme per il Tour de Ski un piccolo brividino l’ho sentito. D’altronde questa Olimpiade è nella mia testa dal 2019, quando ho fatto parte della delegazione che ha vinto la candidatura a Losanna. In mezzo è successo di tutto: l’Olimpiade di Pechino, i figli, una pandemia, una guerra qui vicino… Un percorso tosto".
Ora portabandiera
"Un onore enorme, da gestire, visto che sarò l’unico dei quattro che dovrà spostarsi dalla sua sede di gare, dalla Val di Fiemme a Milano". Di sicuro sarà gestita meglio della questione tedofori… "L’ho fatto nella mia Val d’Aosta, iscrivendomi. Però anch’io non condivido certi parametri utilizzati. Nulla in contrario rispetto agli influencer e ai cantanti, perché se rispettano i principi legati a quel ruolo - detto in sintesi no agli “sputa parolacce” - danno popolarità e luce ai nostri sport. Delle perplessità le ho rispetto ai posti dati ai partner, nonostante una macchina come quella olimpica non si possa reggere senza sponsor". Tornando ai Giochi, che Pellegrino è diventato in questi anni? "Molto diverso. Da Sochi 2014 a Pechino 2022, passando da PyeongChang 2018, l’unico obiettivo era il risultato. Ora il primo è passato in secondo piano. Cerco la prestazione non solo mia, ma della squadra. L’obiettivo dichiarato da quattro anni a questa parte, mio e del ct Cramer, è vincere una medaglia in un evento a squadre. Per farlo ci va il lavoro di tutti. Io mi sono messo a disposizione cercando di migliorare il livello dell’intero sistema fondo Italia".
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