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Sì, abbiamo di nuovo Federica Brignone

Federica oltre le aspettative 292 giorni dopo il crac: 6ª nel gigante di Plan de Corones

Giorgio PasiniGiorgio Pasini

Pubblicato il 21.01.2026, 13:30

5 min

Questione di Fede. Quella a cui ti aggrappi quando hai tutto e tutti contro. Un infortunio che nove mesi e mezzo fa poteva mettere a rischio la sua vita normale, non soltanto la possibilità di sciare. La pressione di tornare a gareggiare in casa, davanti al tuo pubblico e con uno stuolo di obiettivi e microfoni puntati addosso. Una pista, l’Era di Plan de Corones, che è una delle picchiate più dure e temute della Coppa del Mondo. Una specialità, il gigante, il tuo gigante, che impone pressioni mostruose e ripetute sugli attrezzi per deformarli, l’unico modo per farli funzionare. E la risposta è un effetto balestra: ti darà tutto con gli interessi. Su una gamba e un ginocchio martoriati dall’inforcata del 3 aprile 2025, quando la regina assoluta (seconda Coppa del Mondo, due di specialità con 10 vittorie di tappa, un oro e un argento ai Mondiali di Saalbach) stava onorando l’Arma per cui corre e i campionati italiani. E come se tutto questo non bastasse (solo a leggere l’elenco ti toglie il fiato), ci si è messo pure l’altoatesino Heini Pfitscher, allenatore delle svizzere, a tracciare una prima manche da spezzare le gambe, con angoli che non danno fluidità, vanno contro la fisica. Ne sa bene qualcosa Alice Robinson, la neozelandese che l’anno scorso fino all’ultimo ha conteso alla valdostana lo scettro del gigante e che paga più di due secondi. O Lara Colturi, la figlia d’arte che ha scelto l’Albania. E che ne prende quasi tre.

Il ritorno della Tigre

Federica Brignone no. Dopo 60 porte il cronometro dice +1”18 dalla rivale di sempre Sarah Hector, la svedese campionessa olimpica a Pechino 2022 davanti alla valdostana. Prime porte contratte, poi il terzo tempo sul muro (61% pendenza), il 7° al traguardo. Mostruoso. E nella seconda manche, tracciata in modo umano e più filante da un altro tecnico italiano all’estero (lo “svedese” Water Girardi), parziali da top5 in avvio e una chiusura che le vale il 6° posto finale. Al rientro dopo 292 giorni di dolore, pagando 1”23 in totale (44 centesimi nella seconda run) da Julia Scheib, l’austriaca dominatrice della specialità (3 vittorie e 6 podi in 7 gare) e appena 37 centesimi a Mikaela Shiffrin, che accarezza il podio senza ancora fidarsi al 100% a un anno dall’infortunio di Copper Mountain e che ora dice: «Federica è stata spettacolare. Dopo quello che ha avuto... Pazzesca. Io vorrei potermi sentire un po’ meno nervosa, più sicura al via». Può chiedere alla Tigre di La Salle, per inciso subito migliore azzurra al traguardo, con una Lara Della Mea costantemente in top10, una Asja Zenere a metà, una Sofia Goggia che scarroccia inclinandosi dopo poche porte, senza trovare slancio a un momento così. Non che sia l’obiettivo di Fede. Lei in testa ha le Olimpiadi, le sue idee e convinzioni (e del fratello-allenatore Davide) soprattutto. Come presentarsi al via di una gara bruciando i tempi e la logica della conservazione dello status da infortunata. Alla faccia del pettorale più alto (13). Ma Brignone vince anche qui: il primo gruppo è salvo anche senza andare nel weekend in Repubblica Ceca e, come dice lei stessa, il ghiaccio è rotto: «Molto meglio qui che direttamente alle Olimpiadi, non penso che avrei sopportato quella pressione - ammette con gli occhi che s’inumidiscono -. Ora invece so come sto, so cosa posso fare e già penso a come e cosa migliorare».

Obiettivo Olimpiadi

Una tigre, appunto. Sì, Fede è tornata. Tecnica sopraffina, carvata in taglio come poche, esperienza da vendere. E nulla da perdere. «Al cancelletto mi sono domandata se fossi pronta, ero nervosa - racconta Brignone -. Sono partita rigida, mi sono ricordata di respirare dopo il primo intermedio... Poi è andata meglio. Tagliare il traguardo e vedere la luce verde: sono orgogliosa e felice. Sì, è stato un ottimo test, anche per la mia testa». La tecnica non manca, il fisico risponderispetterò il mio corpo, ma non ho neppure avuto così male»), ora è solo questione di fiducia. Quella che ti fa andare più veloce, al limite e oltre. «Mi mancano passaggi per tenere giù il piede nei momenti difficili. Per questo vado subito a Cortina per fare velocità. Voglio aprire il gas». E ad aver paura saranno le altre.

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