"Che goduria battere Ducati. Bezzecchi è come Sinner"
"Lo devo dire? Sì, battere le Ducati al Mugello mi ha fatto godere di brutto. Come un riccio". Massimo Rivola non nasconde il senso finanche intimo dell’apoteosi di emozioni e soprattutto successi che la sua Aprilia ha mietuto nella tre giorni del Mugello davanti a 178.723 spettatori che hanno affollato le colline toscane manco ai tempi di Valentino Rossi e ai quasi due milioni che domenica su Sky e TV8 hanno visto due moto nere di Noale espugnare il feudo rosso. La quinta doppietta Aprilia in top class, quarta di quest’anno. Il tredicesimo successo in MotoGP, più della metà (sette) ottenuti in questa stagione. Il primo però nel GP d’Italia. Il tutto certificato dal dominio nelle classifiche mondiali: Marco Bezzecchi leader con 17 punti di vantaggio su Jorge Martin, Aprilia salita a +30 sulla Ducati tra i Costruttori, la squadra ufficiale al comando della classifica per team con quasi il doppio dei punti di quella satellite Trackhouse e la Ducati solo quarta.
Rivola e Sterlacchini: il progetto Aprilia che ha superato Ducati
Il derby in una MotoGP sempre più e solo made in Italy non ha storie, il sorpasso tecnico su Borgo Panigale è certificato. Frutto di una visione ambiziosa e visto il punto di partenza anche un po’ folle del 2019, quando Roberto Colaninno prese dalla Ferrari (dove dopo anni da direttore sportivo aveva cresciuto Charles Leclerc alla Drivers Academy) il manager faentino per rilanciare il progetto top class di una Casa dominante nell’epoca due tempi delle categorie minori. Per farlo Rivola ha prima creato una struttura e una famiglia che aveva perso (strappato proprio dalla Ducati) il suo guru Gigi Dall’Igna che non vedeva a Noale (e non c’era) l’opportunità di scalare l’Everest delle due ruote. Poi man mano ha preso i piloti giusti, arrivando alla coppia attuale unita anche se si separerà, con Martin in rotta Yamaha (si sarà pentito?) ma Pecco Bagnaia (ed Enea Bastianini in Trackhouse) in arrivo. Ha creduto più di tutti nelle opportunità dell’aerodinamica in stile F1, prendendo Marco De Luca dalla Ferrari che ha scavalcato la Ducati in questo settore con alettoni e deviatori, effetto suolo e finanche F-Duct. Quindi ha corteggiato e tolto alla Ktm il primo braccio destro di Dall’Igna, quel Fabiano Sterlacchini con il quale s’è chiuso un cerchio anche di empatia. E ora raccolgono i frutti anche economici, con l’arrivo (subito vincente) del mega sponsor che mancava (Monster). Per questo dopo l’apnea di emozioni del Mugello parlano insieme. Da squadra. Dividendosi perfettamente compiti e risposte. «E a importantissimo dare una risposta dopo un weekend non semplice come quello di Barcellona, caratterizzato da tante cadute e da una prestazione non all’altezza delle gare precedenti. Quella risposta è arrivata e siamo molto contenti» quella meno di pancia di Sterlacchini, che però dentro è goduto pure lui come un riccio. Ma ragiona da ingegnere. «Dal punto di vista sportivo è una grande soddisfazione, ma per noi tecnici lo è ancora di più. Il Mugello sulla carta non era una pista particolarmente favorevole e ottenere il record di velocità (368,6 km/h, stabilito da Martin sabato) e il record della pista rappresenta una conferma importante della qualità del nostro lavoro».
Aprilia guarda al futuro: sviluppo MotoGP 2027 e nuove soluzioni tecniche
Che non si ferma, né fermerà. «A casa e in pista lavoriamo su ogni fronte per migliorare. Ogni millisecondo è molto importante. La mia filosofia è sempre la stessa: molte gocce fanno l’oceano, quindi bisogna trovarne più possibili». Nei test sono state già provare nuove soluzioni aerodinamiche. E c’è da portare avanti (e in fretta e bene) anche il progetto 2027, le nuove MotoGP 850 cc senza abbassatori. «Come struttura stiamo crescendo proprio per affrontare questa doppia sfida: migliorare la moto attuale e preparare quella futura. Serve organizzazione e stiamo lavorando per essere sempre più efficaci» assicura il direttore tecnico.
Bezzecchi e Martin: la sfida mondiale che può consacrare Aprilia
L’amministratore delegato invece spinge molto sul fattore umano. A partire dai piloti, esaltando Bezzecchi che domenica ha dato un segnale molto forte anche se non vuole ancora parlare di Mondiale. «La cosa che mi piace di più di Marco è la sua capacità di esprimersi al massimo proprio quando la pressione aumenta - afferma Rivola -. In questo è quasi un italiano “anomalo”. Come Sinner. Più cresce l’aspettativa, più riesce a dare il meglio di sé. Al Mugello è stato perfetto». Guai però sottovalutare Martin. «Jorge rispetto a Marco ha un vantaggio: sa come si vince e pure come si perde un Mondiale. È pronto a tutto». Come la sua Aprilia. «Il Mugello ha confermato che siamo competitivi praticamente ovunque. Abbiamo due piloti forti, ciascuno con le proprie caratteristiche e preferenze. Possiamo guardare avanti con fiducia, ma senza perdere l’umiltà. La cosa che mi rende più orgoglioso è che spesso non siamo i più veloci fin dal venerdì, ma riusciamo a crescere durante il weekend. Questo dimostra che il lavoro svolto da Fabiano, dai suoi tecnici e dai piloti paga sempre». Per questo Massimo, alla domanda se abbia vissuto il giorno più bello da capo della banda di corsari neri dice sorridendo: «No, il giorno più bello sarà il prossimo. È come con la moto: c’è sempre un nuovo traguardo da raggiungere».
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