Drago Diggia uccide la paura

Fabio dalla tragedia sfioranta alla vittoria: Rossi gode. Psicodramma Aprilia, sorride solo "formichina" Bez

Giorgio PasiniGiorgio Pasini

Pubblicato il 18.05.2026, 13:30

8 min

MONTMELÒ (Spagna) - Un eroico Fabio Di Giannantonio su una Ducati del Team VR46 ha vinto il Gran Premio della Catalogna, valido per il Mondiale della MotoGp. Vittima di una brutta caduta nella prima parte di gara, il pilota romano con una veemente rimonta ha preceduto sul traguardo i due spagnoli Joan Mir (poi penalizzato) su Honda e Fermin Aldeguer con Pecco Bagnaia 3° dopo la penalità inflitte allo spagnolo della Honda e ad Ogura per col contatto con Acosta. I voti della folle domenica al Montmelò condizionata dalle brutte cadute di Alex Marquez e Joan Zarco.

Semaforo verde 

Di Giannatonio 9 San Giorgio uccise il Drago, Drago Diggia ha ucciso la paura in una domenica bestiale della MotoGP. Due bandiere rosse per altrettanti incidenti gravi, uno che ha visto Alex Marquez (voto 8 : la rottura di Pedro Acosta davanti a lui innesca una carambola che gli nega la doppietta a Barcellona e che per bravura e fortuna non finisce in tragedia) e tre partenze che non hanno spinto alcuni piloti a più miti consigli. Fabio il Drago (definizione di Valentino Rossi , voto 9 : arriva e VR46 torna a vincere ed elargisce perle di saggezza ai piloti e frecciate anche alla Ducati) che rischia la vita per la ruota con mezza forcella della GP26 lilla Gresini di Alex Marquez a centrare la carena della sua Desmo gemella ma giallo fluo, ma alla fine vince la sua seconda gara in top class e riapre il campionato per sé e per la Ducati. La quale s’aggrappa al romano per restare sul tetto del mondo, ripetendo la favola di Martin nel 2024, quando conquistò il titolo con una moto satellite e da separato in casa (aveva già firmato per l’Aprilia). Diggia dal -26 su Marco Bezzecchi giustamente ci crede. E ringrazia... Rossi, più che la Rossa. «Sì, ho avuto paura. Nell’incidente di Alex mi sono nascosto in carena. La vera vittoria è che stiano tutti più o meno bene. La dedico al team e a Vale, mi hanno dato amore quando tutti mi voltavano le spalle».  
Ducati 7.5 Dopo aver perso per infortunio Marc Marquez, ora tocca al fratello Alex. Due carte pesanti. Ma in un GP folle e per l’intervento della giuria post arrivo con Joan Mir (voto 8 : guida davvero con grande coraggio una Honda ballerina) squalificato insieme ad altri quattro piloti per pressione delle gomme irregolare, risponde all’Aprilia che a Le Mans aveva monopolizzato il podio. Tre Desmo nella foto della felicità e stagione forse raddrizzata nel momento più difficile, con Marc ferito e le polemiche accerchianti sulla gestione dei piloti, specie di Bagnaia. 
Bagnaia 8 Voto più alto perché non cavalca le frasi del suo mentore Valentino, che ha accusato la Ducati di non appoggiarlo abbastanza, e si rialza dopo essere stato centrato da Johann Zarco (altro miracolato) al secondo via per conquistare un podio a tavolino sì, ma molto pesante. 
Semaforo giallo 
Bezzecchi 6 Dopo aver interrotto la striscia di vittorie a quota cinque, ecco lo stop a quella dei podi, che era arrivata a sette. Eppure nel weekend forse più complicato della stagione, su una pista che non ha mai amato, e quasi estraniandosi dalla follia collettiva che per una domenica ha pervaso il gruppo Aprilia, esce rafforzato. A inizio gara era sotto, alla fine torna a casa con +15 sul compagno arrembante e (ri)caduto Martin. E lo aspetta il Mugello. Di fatto nelle gare della domenica non sbaglia nulla. E quando serve difendersi si difende. E se bisogna fare la formichina, finanche con un po’ di fortuna (quarto), conquista il massimo. Roba da grandi. Anche se adesso, dopo due weekend complicati, serve una svolta e tornare ad andare forte e respingere la rimonta Ducati. 
Honda 5.5 Sta crescendo e sta facendo mosse importanti, come affidarsi a Davide Brivio. Però resta una moto che non ha solo un gap di motore, ma sbacchetta qui e là in staccata e accelerazione, costringendo chi vuole portarla in alto a prendere rischi enormi. Joan Mir meritava il podio che ha perso per la pressione irregolare delle gomme dopo un fine settimana di puro coraggio. E l’errore di Johann Zarco si spiega con la stessa foga di andare oltre.

Semaforo rosso

Aprilia 5 Dal podio monopolizzato di Le Mans alla metà dei punti conquistati rispetto alla Ducati che riapre anche il campionato Costruttori (+16). Può succedere, ma è il modo che non va. Jorge Martin di fatto è steso due volte dal fuoco amico di Raul Fernandez e tornando ai box furibondo mette le mani addosso al team manager Paolo Bonora. Si scusa, ma intanto la scena è andata in onda. Massimo Rivola, che con il suo garbo ma fermezza va subito a redarguire il box Trackhose, la squadra satellite che ne combina di ogni, rimetterà a posto le cose, ma per battere la Ducati serve tutto, non solo una moto straordinaria. Probabilmente il weekend finirà per essere catalogato in quelli sfortunati e verrà dimenticato, ma in queste giornate di pausa pre-Mugello bisognerà chiarire molte cose all’interno della galassia di Noale. L’occasione di quest’anno, con la rivoluzione 850 alle porte, potrebbe essere irripetibile. Non va sprecata. Non certo restando fedeli alla purezza del motociclismo. Ordini di scuderia e far pesare la gerarchia del team ufficiale sono più che leciti, inevitabili quando in palio c’è un nome, il mercato, tanti soldi. E fa bene Rivola a farsi sentire con la Direzione Gara, rea di aver fatto ripartire Pedro Acosta che aveva rotto il motore. 
Dorna 3 Sulla pista della morte di Salom (dieci anni fa) e dopo i segnali mandati da Martin venerdì, caduto (e una volta male) proprio in quella curva 2, s’è rischiata una domenica di tragedia. Perché? Perché nonostante tante parole, avvertimenti e richieste (nel retro-podio microfonato proprio dalla Dorna per lo show, Joan Mir denuncia appunto la pericolosità di una partenza come quello di Barcellona), la linea del via non viene avanzata? La distanza dalla prima curva è troppo ampia e 22-23 moto piombano a 280 orari insieme in un imbuto. Con subito una “esse” che per altro ha vie di fuga ridicole. E in tutto questo, come denunciato da Bagnaia, i piloti non vanno più in Safety Commision per i troppi impegni e una sensibilità decisamente ridotta nei confronti della sicurezza. Basta guardare certe entrate. Serve il pugno duro, servono regole chiare. Ma se a Marc Marquez (vedi Jerez) si concede di vincere dopo una caduta es essere entrato nella pit lane per cambiare la moto con taglio di pista... 

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