
Bez c'è, la Ducati rossa no
Semaforo verde
Aprilia 9 Quattro gare e quattro volte sul podio. Dopo i tre trionfi iniziali (che con le ultime due gare 2025 hanno portato a cinque la striscia anche personale del Bez) lo spauracchio Jerez viene brillantemente superato, tanto più dopo il sabato fantozziano, con il triplo (qui c’era pure il collaudatore Lorenzo Savadori come wild card) “zero” nella Sprint. La pista forse più storicamente nemica per le RS-GP di Noale resta un tabù alla voce successi, ma la prova del nove conferma che la superiorità delle moto venete è reale. Quattro nelle prime sei, con un Jorge Martin (voto 7: cauto il giusto e sempre lì alla portata del titolo) ai piedi del podio e seguito dalle due Trackhouse (voto 8 al team principal Davide Brivio per essersi esposto contro la manovra di Marc Marquez nella Sprint) di Ogura e Raul Fernandez. Sembra davvero di rivivere la parabola della Ducati, che a Jerez non ci prendeva e che ora è arrivata a quota cinque vittorie di fila (vai al semaforo rosso per capire perché però non è certo oro quello che luccica a Borgo Panigale). Bezzecchi 9.5 Esageriamo, è vero. Ma il voto, ovviamente molto alto, ricalca i punti conquistati dal romagnolo nelle gare della domenica in questo avvio di campionato: 95 su 100 a disposizione. Vero che Marco interrompe al via la striscia di 121 giri consecutivi in testa (le 2+3 vittorie) e vero che se vuole coronare il sogno Mondiale deve aggiustare la “questione Sprint” (tre “zeri” su quattro gare corte del sabato), ma arrivare secondo a Jerez (dove neppure lui personalmente aveva brillato, non solo l’Aprilia) dopo un weekend difficile è un gran segno di forza e maturità. Alex Marquez 8.5 Anche “l’altro Marquez” riscatta un sabato negativo e concretizza la netta superiorità mostrata venerdì. La quarta vittoria nella top class un anno, seconda consecutiva a Jerez, dimostra non solo che non merita più di essere chiamato “fratello di”, ma anche che il Team Gresini (voto 9: resta un posto dove si compiono magie e punto di riferimento della Ducati, ora più che mai necessario). Per altro Alex è uno dei tanti ducatisti in uscita: ha già firmato con la Ktm al posto di Pedro Acosta che a sua volta toglierà la sella a Pecco Bagnaia (che andrà in Aprilia) nella squadra ufficiale.
Semaforo giallo
Bagnaia 5.5 Tanto fortunato sabato con l’arrivo della pioggia che ha trasformato una Sprint anonima in un podio, tanto jellato ieri nel GP con quel non specificato «inconveniente all’anteriore» che l’ha costretto al ritiro visto che non riusciva a fermare la sua GP26 che per altro, pur essendo migliorata proprio nell’inserimento rispetto all’indigesta GP25, non gli piace (e non solo a lui). Al momento del ritorno al box il torinese era nono. Essendo in uscita (non per sua scelta e diciamolo, per decisione presa già da diversi mesi) non parteciperà allo sviluppo della Ducati, tanto meno a quello della “850” per il 2027, ma suona come un campanello d’allarme per il box rosso la frase: «Il Team Gresini nella sosta ha lavorato molto bene, nel test (oggi, ndr) cercheremo di provare le loro soluzioni». Acosta 5.5 Idem come sopra per il Tiburon che perde il confronto diretto interno con Bastianini (voto 7 ) ma non l’occasione per stuzzicare il prossimo compagno di squadra Marc Marquez. Sabato ha espresso la sua perplessità per il taglio di curva e l’ingresso “posticipato” nella pit-lane del campione del mondo (la mossa vincente dettata da una caduta), ieri ha rigirato il classico dito nella piaga: «Dall’Indonesia 2025 (la rovinosa caduta post conquista del nono titolo, ndr) non sembra di vedere lo stesso Marc, deve avere qualche problema». Marc Marquez 5 La classe resta intatta, come dimostrano i guizzi in qualifica (pole) e nella Sprint (con molta prontezza e furbizia), ma a Jerez colleziona due cadute in gara. Una quasi benedetta che per qualche ora copre i problemi, l’altra che ricorda un po’ l’ultimo periodo Honda, quando cercava di guidare “sopra” sia ai problemi della moto sia ai suoi fisici. Periodo delicato e a suo modo lo spagnolo lo dice mandando messaggi che alla Ducati suonano sicuramente più chiari, specie il «ci sono cadute per le quali a volte è meglio non cercare una spiegazione». Chiarissima a tutti invece l’altra affermazione decisamente forte: «Non abbiamo né il livello né l’autorità per parlare del titolo. Ogni fine settimana stiamo perdendo punti (quinto a -44 da Bezzecchi, ndr), significa che manca qualcosa».
Semaforo rosso
Ducati 4.5 Come la metà (diciamo equamente divisa tra i due piloti) delle gare consecutive senza podio per il team ufficiale di Borgo Panigale. La seconda striscia peggiore dopo quella del periodo disastroso tra l’arrivo di Valentino Rossi e i primi effetti della cura Gigi Dall’Igna (24 GP fuori dal podio tra Aragon 2012 e Qatar 2014). Nonché un doppio“zero” come l’anno scorso in Indonesia, il GP svolta (negativa) per Marquez. I numeri non mentono, come la classifica iridata per Team, dominata dall’Aprilia ufficiale davanti a quella satellite Trackhouse con la Ducati Lenovo solo quinta. C’è un problema evidente. Da una parte la moto non è più la macchina perfetta del 2024, dall’altra nel box rosso sembra essersi rotto davvero qualcosa. Il trionfo di Alex Marquez con la Desmosedici celeste del Team Gresini sembra appunto una vittoria di Pirro. E non certo il Michele collaudatore che per altro ieri è stato battuto da Yamaha e Honda nel primo round del CIV a Misano. Dall’Igna, penalizzato in questi anni dalle Concessioni date ai rivali, sicuramente avrà qualche carta e riuscirà a invertire la rotta, magari a partire dal test di oggi, ma resta anche un aspetto umano che a volte conta di più di quello tecnico. Gestione dei piloti e del mercato (anche dei manager e dei team satellite) in questi anni hanno aperto più di un solco e sicuramente distratto energie e tranquillità dal lavoro in fabbrica e in pista.
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