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"Max speciale come Antonelli: sarà campione" 

Il fratello di Michael punta su Kimi: "Lo conosco dai tempi dei kart,  sono sicuro che vincerà un titolo. Leclerc? Giusto che resti in Ferrari"

Mathias CantariniMathias Cantarini

Pubblicato il 11.11.2025, 13:30

6 min

Sei vittorie in Formula 1, oltre 180 GP disputati e un cognome che pesa come pochi altri nel Circus. Ralf Schumacher è stato tra i protagonisti della Formula 1 nella seconda metà degli anni ’90 e nella prima decade degli anni 2000, e oggi è una delle voci più ascoltate e schiette del paddock della F1. Una voce che può analizzare il presente di un Mondiale ancora aperto e che si appresta a vivere un 2026 caratterizzato dalla rivoluzione tecnica. 
  
A tre gare dal termine della stagione di F1, il Mondiale è ancora aperto: chi vede come favorito? 
«Considerando tutti i problemi che la Red Bull ha affrontato, se tutto resta invariato, non vedo molte possibilità per Max Verstappen. Teoricamente è possibile, ma la McLaren dovrebbe commettere grossi errori o Lando Norris e Oscar Piastri dovrebbero finire fuori gara». 
 
Quanta differenza può fare oggi un pilota come Verstappen, contro quella che tutti considerano la miglior macchina della griglia? 
«Guardando all’ultimo periodo, devo dire che la McLaren non è stata così forte. Domenica Max ha avuto la macchina più veloce e la McLaren deve lavorare sodo e non adagiarsi. Secondo me, oggi Verstappen è due decimi più veloce di qualsiasi altro pilota in Formula 1». 
 
Nella graduatoria all-time, Max dove si colloca? 
«Non voglio parlare di posizioni, perché ogni epoca ha avuto i suoi eroi: mio fratello, Lewis Hamilton, sono tutti grandi piloti. Max però è come una macchina. Commette pochi errori, ha talento, ma c’è anche tanto lavoro. Ama gli sport motoristici, guida forte con le vetture GT, corre con il simulatore, e questo lo rende speciale. Dedica il 100% di sé alla guida di qualsiasi auto. Questo lo rende davvero unico». 
 
Al posto di Charles Leclerc avrebbe ancora fiducia nella Ferrari o avrebbe cambiato prima? 
«Penso che Charles sia una persona splendida, con carattere forte e una famiglia fantastica. La Ferrari gli ha dato molto, quindi credo che continuerà a far bene con loro, anche con Frédéric Vasseur. Non credo che Charles abbia motivi per cambiare: penso sia felice di restare, anche se so che Lawrence Stroll sta cercando un pilota per il futuro…» 
 
Con l’arrivo di Lewis Hamilton si erano create grandi aspettative sulla stagione della Ferrari: cosa non ha funzionato? 
«Molti sottovalutano quanto fosse difficile cambiare squadra e adattarsi a una nuova auto con caratteristiche diverse. Prima c’erano più test: noi percorrevamo 30.000 km prima dell’inizio della stagione. Ha ancora potenziale per vincere e l’anno prossimo tutti partiranno da zero. Ma se confrontato con Leclerc, penso che quest’ultimo possa essere il miglior pilota per il futuro». 
 
A proposito di futuro, crede che Kimi Antonelli abbia le prospettive per diventare un campione del mondo? 
«Kimi Antonelli ha dovuto sopportare una grande pressione, ha fatto una carriera rapida in un team di grande livello, ma ha imparato molto velocemente. Ha oscurato George Russell, quindi è su una buona strada. Sono felice per lui, l’ho conosciuto quando correva con i kart: ora sono sicuro che in futuro sarà campione del mondo». 
 
Lei ha iniziato a correre con le vetture Formula proprio negli anni in cui suo fratello ha conquistato i primi titoli mondiali con la Benetton. Che ricordi ha di quegli anni? 
«È passato tanto tempo. Ricordo che era incredibile per Michael riuscire a realizzare i suoi sogni. Era così veloce che un team così giovane e innovativo riuscì a competere con la Williams». 
 
Il documentario Benetton Formula ricorda un team che ha fatto la differenza con un approccio diverso da tutti, dalle origini all'arrivo di Alessandro Benetton: cosa le raccontava suo fratello della squadra con cui arrivò al top? 
«Mio fratello mi parlava poco dei dettagli, ma ricordo che vincevano e io ero orgoglioso. Michael ha vinto tanto e ci siamo divertiti: il gruppo attorno a lui era incredibile, un concentrato di talento e determinazione, valori che erano ben incarnati da Alessandro Benetton che li guidava».  
 
A Monza 1998 è arrivato anche il primo podio condiviso con suo fratello Michael, che ricordi ha di quella domenica? 
«Essere in Italia è stato speciale. Condividere il podio con lui è stato memorabile. Tutte le gare finite insieme erano fantastiche, un momento unico nella nostra famiglia». 
 
Qual è la prima cosa che Ralf Schumacher cambierebbe dell'odierna F1? 
«La gestione delle gomme. Ai nostri tempi il passo tra qualifica e gara era molto più simile e dovevamo adattarci. Oggi ci sono strategie che rallentano lo spettacolo. Questo è l’unico vero problema». 
 
C'è qualcosa della sua F1 che si è persa oggi? 
«Il rumore delle auto e la leggerezza delle vetture. Il suono soprattutto rendeva le gare molto più emozionanti». 
 
Lei e suo fratello siete stati tra i “fratelli da corsa” più famosi del motorsport, oggi in MotoGP ci sono i fratelli Marquez. Rivede qualcosa in loro, di due fratelli che crescono con lo stesso sogno e lo raggiungono? 
«Sicuramente non è facile essere il fratello minore di un campione, bisogna guadagnarsi lo spazio per crescere e tutti iniziano a dire “non è forte abbastanza”. Quando abbiamo corso insieme è sempre stato incredibile».    

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