Antonelli fa il Verstappen. Calimero Ferrari: due zeri
Poetica, canta Cesare. Perché c’è qualcosa di poetico nel cielo di Interlagos. Ci ha sempre riservato sorprese, nel bene e nel male. Quest’anno, ci ha riservato talento, redenzione e un Lando vittorioso, con una lucidità che ormai lo contraddistingue: calma, precisione e una freddezza da veterano. Dietro di lui, un incredibile Kimi Antonelli conquista il suo secondo podio stagionale dopo quello in Canada. Terzo, un Max Verstappen che trasforma una domenica impossibile in una rimonta d’altri tempi: partito dalla pit lane, chiude sul podio come solo i - veri - campioni sanno fare.Una gara intensa, decisa nei dettagli e nei nervi. Norris, al volante di una McLaren impeccabile, ha gestito tutto alla perfezione, anche nei momenti più caotici. «Sono deluso che il vantaggio non fosse più grande come in Messico, ma è stato un weekend perfetto - ha dichiarato -. Non cambio mentalità: devo solo continuare a lavorare». Eppure, con 390 punti e un margine di 24 sul compagno Oscar Piastri, è difficile pensare che il titolo non sia ormai una questione tra lui e sé stesso.
Piastri vicino alla resa
Dietro il contrasto è netto: l’australiano continua a sprofondare in una spirale negativa. Il contatto con Antonelli alla ripartenza dopo la Safety Car ha cambiato il destino della gara. Un bloccaggio, una traiettoria sbagliata e la Ferrari di Charles Leclerc centrata in pieno: ritiro immediato e rabbia incontenibile per il monegasco. Dieci secondi di penalità (pochi?) per Piastri e un’altra occasione sprecata. «Non ho commesso errori, solo uno nella Sprint» ha detto a fine gara. Ma la direzione gara non ha avuto dubbi: secondo il regolamento, perdere il controllo per un bloccaggio non è un’attenuante. Devi sempre governare la macchina, e Piastri stavolta non l’ha fatto. Nonostante tutto, si aggrappa a un quinto posto finale.
Sul podio Antonelli brilla, poi, ai microfoni di Sky spiega il suo punto di vista sull’incidente: «Ho pattinato un po’ nella ripartenza e in frenata ho perso di vista Oscar. Ho cercato di non chiudere troppo, ma ho preso Charles. Mi è andata bene, anche se la macchina era danneggiata». Il suo secondo posto, però, non è un colpo di fortuna: è la conferma di un talento puro, destinato a grandi cose.
Per Charles Leclerc, invece, San Paolo è un colpo al cuore. «Sono molto incazzato, è stata una collisione inutile. Io non ho sbagliato niente, Kimi ha fatto la curva come se non ci fosse nessuno» ha dichiarato, visibilmente provato. La sua Ferrari senza una ruota ha spento le speranze di un podio che sembrava finalmente a portata di mano.
Disastro Ferrari
La Rossa esce da Interlagos con le ossa rotte: non solo per l’ennesima sfortuna di Leclerc, ma anche per un Lewis Hamilton che ormai coglie più penalità che punti: frustrato e nervoso nei confronti dei commissari e la Fia perché penalizzato di cinque secondi per un contatto con Colapinto, saluta il Brasile con uno zero. Per Vasseur, la sentenza è chiara: «Abbiamo pagato a caro prezzo errori non nostri». Ma il conto è salato: la Ferrari scivola al quarto posto nel mondiale Costruttori, superata da Mercedes e dalla Red Bull di Verstappen, che da solo tiene a galla la scuderia austriaca.
Max, appunto. La sua gara è stata un capolavoro di rabbia e orgoglio. Partito dalla pit lane dopo aver deciso di cambiare il set up di una RB21 fin troppo capricciosa e montare una power unit nuova, ha costruito una rimonta mostruosa. Sorpassi, ritmo, gestione. E un terzo posto che vale quasi quanto una vittoria. Ora è staccato di 49 punti da Norris, ma la sensazione è che non abbia ancora detto l’ultima parola.
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