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Marquez parla da campione

A Brno quinta doppietta consecutiva dello spagnolo che diventa il primo pilota Ducati a vincere cinque GP di fila: alla sosta estiva porta il vantaggio in classifica a 120 punti sul fratello Alex e 168 su Pecco 

Giorgio PasiniGiorgio Pasini

Pubblicato il 21.07.2025, 13:30

5 min

«Manca ancora molto, ma ora il titolo posso perderlo solo io». Marc Marquez continua a giocare al gatto coi topi in pista, facendo il bello (per lui) e brutto (per gli altri, a partire da Pecco Bagnaia che resta fuori dal podio), come ai tempi d’oro dell’arrivo in MotoGP (6 titoli in 7 anni dal 2013) però con le parole non può più nascondersi o bluffare. I 120 punti di vantaggio sul fratello Alex (primo “zero” stagionale falciando Joan Mir con long lap da scontare alla ripresa di Ferragosto in Austria: «Sanzione giusta, recuperare 120 punti a Marc è impossibile» la sua doppia ammissione) e i 168 sul compagno di squadra alla pausa estiva disegnano il 9° Mondiale dopo quattro anni da incubo e uno di rilancio dalla finestra Ducati (Gresini). Anche perché lo spagnolo macina trionfi più ancora del 2019, la sua stagione migliore: 19 vittorie su 24 gare tra Sprint e GP, quinta doppietta consecutiva e quindi quinto successo dominale di fila, scrivendo una nuova pagina per la Casa di Borgo Panigale. Nessuno c’era riuscito. Né Casey Stoner nel magico 2007, né Bagnaia nel biennio trionfale 2022-2023 e nella corsa persa lo scorso anno con Jorge Martin per troppi alti e bassi.

Marquez domina

«Sono realista, con 120 punti di vantaggio e dieci gare davanti a noi, se ci sfugge il Mondiale significa che abbiamo sbagliato qualcosa. Dobbiamo continuare con la stessa intensità, la stessa concentrazione, la stessa attenzione di ogni fine settimana per non perdere il controllo» afferma Marquez dopo aver battuto a Brno un Marco Bezzecchi sempre più nemico pubblico numero uno con l’Aprilia crescente, ribadendo il momento magico: «Sono felice e calmo, è la cosa più importante». Il dubbio, guardando gli ordini d’arrivo degli ultimi due weekend, è che Marc copra i problemi crescenti Ducati, che tra Concessioni, inevitabile plafonatura di un progetto spinto al limite e delle risorse da spostare sulla rivoluzione 850 senza abbassatori del 2027 sta perdendo il suo dominio assoluto. Che la Rossa faccia la fine della Honda? Presto per dirlo. E la risposa molto probabilmente è no. Ma qualche ragionamento va fatto. 

Delusione Pecco

Per un Marquez ormai in simbiosi con la Desmosedici, sulla quale è tornato a fare la differenza a parità di moto e con gli avversari delle altre Case («con la Ducati ho preso una direzione con la quale riesco ad essere veloce alla stessa maniera, ma mi sento più sicuro. Sembra che ora vada bene su tutte le piste e condizioni, posso dare sempre il 100%. Sì, sono davvero contento»), c’è un Bagnaia sempre più in crisi con la GP25. Dopo l’ennesima gara da gambero, stavolta (la prima della stagione) scattando dalla pole per plafonarsi dietro a Pedro Acosta, terzo con la Ktm che sembra essere uscita dal tunnel soprattutto economico, il torinese alza bandiera bianca. «Sono sempre stato il più forte a frenare, molto difficile da superare in staccata. Invece adesso sono il più scarso e mi passano tutti» le sue parole durissime da digerire, condite con una prospettiva da battuto, da chi ormai pensa al prossimo anno. Sperando che non sia come questo. Colpa di un feeling mai nato con la nuova moto, che per altro probabilmente resterà sostanzialmente la stessa nel 2026, con i motori congelati e appunto l’attenzione rivolta sul 2027 tutto da inventare e scoprire. «Penso che il mio problema venga proprio dal dna di questa moto e si fa proprio fatica a cambiarlo - la conclusione per altro ampiamente anticipata in questi mesi da Pecco -. Non credo che miglioreremo questa cosa durante questa stagione. Magari ai test di fine anno si riuscirà a capire qualcosa in più, ma al momento la situazione è questa e non miglioreremo sicuramente. Potrò provare ad adattarmi e ad andare forte in altri modi».

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