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Goduria Bez, il Mugello ora è nero

Il romagnolo col casco di Zanardi conquista la prima vittoria per sé e per l’Aprilia sulla pista dei sogni di bambino

Giorgio PasiniGiorgio Pasini

Pubblicato il 01.06.2026, 13:15

6 min

Il Mugello più colmo e colorato che mai, l’Aprilia leader totale di un’italianità infinitamente rombante, Marco Bezzecchi che vince per la prima volta qui, dove veniva a tifare bambino, col casco di Zanardi e Antonelli che gli sventola in faccia la bandiera a scacchi. Il GP d’Italia è più tricolore che si può, come annunciato in griglia da tre passaggi delle Frecce. Qualcosa di indimenticabile. Anche per Bagnaia, che probabilmente chiude la porta degli incubi e torna a vedere un presente e ancora più futuro di festa. In pista e fuori. Perché nel giorno del forse definitivo passaggio di consegne tra Aprilia e Ducati, la casa di Borgo Panigale è tenuta a galla dal torinese tutto cuore e coraggio, il Pecco che nel 2022 aveva aperto la strada del Made in Italy rosso. Uno strapotere che dopo quattro anni s’interrompe. E diventa nero. Corsaro come il Bez.

Bezzecchi vince il GP d’Italia al Mugello

Il decimo trionfo in top-class, il quarto della stagione che lo vede sempre più leader con 17 punti di vantaggio sul compagno Jorge Martin che continua a braccarlo con un’altra doppietta Aprilia, è anche e soprattutto il primo sia per Noale che per il romagnolo al Mugello. Un trionfo di intelligenza e fame, cancellando senza follie la rabbia della Sprint di sabato, scappatagli dalle mani dopo una pole fantasmagorica per un «errore di valutazione alla prima staccata». Respinge Martin al via, lascia sfogare l’amico (e prossimo compagno di squadra) Bagnaia e aspetta il momento giusto per un morso letale e una cavalcata che lo porta a tre secondi e mezzo da Martin («Lo invidio molto, vincere al Mugello deve essere stato qualcosa che non si può descrivere») e cinque a Bagnaia davanti a 88mila tifosi che portano il conto del weekend a quota 178.723. Un record: 7% in più dell’anno scorso, ma soprattutto più dell’epoca d’oro di Valentino Rossi.

L’emozione del Bez davanti ai tifosi

Quando il Bez veniva a tifare per il suo idolo con papà Vito, mamma Daniela e le sorelle Laura e Silvia, ieri ombrelline in pista per lui. «Incredibile, qualcosa che sognavo da bambino. Prima di arrivare in MotoGP, poi di vincere qui. Ora posso dirlo: riuscirci va oltre ogni aspettativa. Mugello grazie col cuore» urla prima si issarsi sul muretto per a prendersi il popolo delle due ruote come una rock star. Roba da buttarsi, da stage diving. Cosa che per altro fa con la sua squadra. Travolto dall’emozione, sfogata nelle lacrime sotto il casco dopo la bandiera a scacchi sventolata dall’amico Kimi Antonelli. «Gli ultimi due giri sono stati tosti. Ho iniziato a vedere tutta la gente sulle tribune che esultava e restare concentrati non è stato facile. Avevo l’incubo di deconcentrami e commettere un errore» racconta il romagnolo. Come l’abbraccio sotto il podio del nuovo re (come lui nelle moto) della F1. «Kimi è un vero amico e davvero mi piacerebbe portarlo con me sulla biposto Aprilia, come fare un giro in macchina con lui, per vedere da dentro cosa e come fa». Anche se il senso più grande sta nel casco replica di Alex Zanardi che s’è messo in testa e sventola sul podio. «Era una responsabilità - dice il Bez -, perché Alex per gli italiani è stato un’icona non solo nello sport, ma in generale nella vita e la sua scomparsa ha lasciato un segno molto grande in tutto il mondo. Meritava qualcosa di grande. Anche questo, in fondo vincere ancora in pista con me. Spero che abbia fatto piacere alla sua famiglia». Inutile chiedergli del Mondiale. «Il mio approccio non cambia, continuerò a prendere gara dopo gara senza guardare alla classifica» sorride Marco.

Bagnaia ritrova fiducia e guarda al futuro

Cambia invece quello dell’amico Bagnaia. Anche Pecco è avvolto dal tricolore. Goduto «quasi come se avessi vinto». Detto da uno che qui c’è riuscito tre volte di fila con due Mondiali... «è podio che vale tantissimo. Spero che il mio incubo si finito. Dall’inizio della stagione sto lavorato con una diversa mentalità. Sto dando tutto, a casa e in pista. Se continueremo così, promesso che tornerò a lottare per la vittoria». Intanto difende con i denti un terzo posto con una battaglia all’ultima curva e un arrivo in volata sull’Aprilia satellite del giapponese Ogura che salva la Ducati. «Devo ringraziare il motore, in rettilineo avevo un’astronave». Manca ancora qualcosa però. «Il grip, per questo l’Aprilia è più veloce. Ma i risultati stanno arrivando». Come un figlio, unica rabbia di giornata per l’uscita delle notizia che voleva tenere per sé. «La privacy fa rispettata, ringrazio i giornalisti che lo sapevano da tempo e hanno avuto rispetto. Comunque sono molto felice, è una delle cose più belle che mi sia capitato, come sposare Domizia. Diventare padre non mi rallenterà. Anzi. Se qualche giorno sarò un po’ stanco lo affiderò al Bez».

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