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"La nostra identità va difesa"

L’arrivo di Liberty Media cambia la MotoGP: ecco cosa dice il proprietario di Pramac che l’ha anticipata

Giorgio PasiniGiorgio Pasini

Pubblicato il 30.05.2026, 09:23

5 min

La matita di Pininfarina, il logo della F1, il marchio Alpine e un nome pesante: Ross Brawn. Paolo Campinoti con la Pramac, che due anni fa ha cambiato la storia della MotoGP portando Jorge Martin sul tetto del mondo da team satellite prima di lasciare la Ducati per scommettere sulla nuova rinascita della Yamaha tornata cenerentola, è sempre stato avanti. L’imprenditore toscano, grande tifoso juventino (“deluso”), ha anticipato di fatto l’arrivo di Liberty Media con fiuto e conoscenze. A partire da Stefano Domenicali. Così, nel circuito di proprietà della Ferrari, svelando la livrea speciale per il GP d’Italia, bianca con una striscia rossa che richiama la mitica Modulo firmata dal carrozziere torinese, è la persona giusta per ragionare sull’integrazione due e quattro ruote (ora sotto lo stesso tetto) in attesa che venga siglato il Patto della Concordia che sta frenando gli annunci di mercato e alimentando frizioni in un mondo che vuole difendere le proprie prerogative. “Dalla Formula 1 non dobbiamo prendere nulla di particolare né rivoluzionare - dice subito chiaramente Campinoti -. Abbiamo la nostra identità che va preservata. Quello che possiamo fare è creare un po’ più di show anche fuori dalla pista, ma non serve tanta strategia, sono mettersi in moto di più. Così come continuare a internazionalizzare più il paddock che prima era troppo spagnolo e italiano”. Guai insomma a scimmiottare, a pestarsi i piedi. Casomai sfruttare popolarità, come domai, quando nel paddock arriverà Kimi Antonelli. Ma appena si entra nel dettaglio di proposte concrete c’è molta cautela. Basta ascoltare anche Claudio Domenicali, l’a.d. di Ducati, sui temi del terzo pilota per ogni team (“può entrare nell’agenda futura perché con gli infortuni è utile, ma il ruolo coi collaudatori in un certo senso esiste già”) e sull’eliminazione delle due moto nel box, lasciandone una per pilota. “È una discussione più ampia - dice Domenicali -. La cosa più importante è che tutti vogliamo far crescere la MotoGP. Credo che gli obiettivi siano condivisi. Per affrontare il futuro bisogna essere uniti. Sono convinto che alla fine si troverà una soluzione positiva per tutti”. Insomma, non risponde.

"Se cadi non corri"

Campinoti sì, sposando la linea dei piloti. “È davvero una pessima idea. Significa che se cadi non corri” tuona Pedro Acosta. “È peggio per lo spettacolo, perché una delle cose migliori è vedere un pilota cadere in qualifica, correre, saltare sulla seconda moto e fare la pole” lo segue Luca Marini, sulla stella linea di Fabio Quartararo. “Per me è una grande cavolata, però la vogliono le Case più che Liberty Media - non ci gira intorno il proprietario della Pramac -. Questione di costi? Ci sono tanti modo per ridurli, quello è quello meno spettacolare. A quelli che dicono che in Superbike e in Moto2 ci sono una moto per pilota rispondo che infatti sono la Superbike e la Moto2, non la MotoGP”. Campinoti boccia anche l’introduzione (qui oggi ci sono due gare) della Harley-Davidson Bagger World Cup, il campionato delle touring americane, con tanto di bauletti. “Non capisco a cosa serva e interessa. L’unica cosa bella è che è tornato il mio Iannone”. Chissà che qualcosa di buono esca da Ross Brawn, il genio della Ferrari d’oro di Schumacher e del colpaccio doppio diffusore che diete il Mondiale alla sua squadra comprata per nulla e rivenduta per molto alla Mercedes. “Con Ros s siamo molti amici. Tra noi c’è grande stima e rispetto, mi ha data la disponibilità ad entrare nel consiglio di amministrazione del team. Non pensate che avrà un ruolo tecnico. A lui chiedo solo di essere quello che è, un grande guru che può darci una direzione”. Quella che ha preso la Yamaha. “Stanno lavorando tanto e il cambio di regolamento del prossimo anno sarà un’occasione per azzerare un po’ i valori, ma sul motore V4 siamo arrivati dopo tutti. Stiamo colmando il gap”. Quello che deve fare anche la Ferrari con la Mercedes. “Quello lo vedo più difficile...”.

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