Mercedes: strategia o ordine?
Sorge un dubbio. Parto da qui: c'è una frase pronunciata da Antonelli nel dopo gara del Gran Premio d'Austria che racconta perfettamente il suo pomeriggio: «Nei primi giri ero un po' troppo carico e sicuramente non ho guidato bene. Ho commesso troppi errori e ho perso tre o quattro secondi. Perdevo 1"5 a giro». È una confessione lucida, che fotografa l'unico vero momento di difficoltà di una domenica in cui, una volta ritrovato il ritmo, il pilota italiano ha dimostrato di avere probabilmente la vettura e il passo migliori. Il weekend, del resto, era già stato indirizzato da quanto accaduto in qualifica. Eppure, anche partendo più indietro, dopo le sbavature iniziali in frenata che gli sono costate secondi preziosi, il suo recupero è stato impressionante. Con Verstappen alle spalle di Russell, Mercedes anticipa la sosta del britannico per neutralizzare il rischio undercut della Red Bull. Una scelta logica. Molto meno scontata è invece la decisione di lasciare Antonelli in pista per altri giri, anche dopo il pit stop dell'olandese. Una permanenza che gli costa circa due secondi e mezzo rispetto ai principali rivali. Alla bandiera a scacchi quel margine pesa. Antonelli conclude a tre decimi da Verstappen e a meno di due secondi da Russell. Numeri che inevitabilmente alimentano il dubbio su come sarebbe potuta finire con una sosta anticipata.
Toto Wolff difende la strategia Mercedes nel GP d'Austria
Toto Wolff ha difeso senza esitazioni il lavoro degli strateghi. «Penso che sia stata la strategia giusta al momento giusto, perché quando Kimi è tornato in pista dopo la sua ultima sosta, Piastri era a soli 1,8 secondi da lui. Credo che la strategia abbia funzionato. Kimi ha perso la gara nelle prime curve, dopo essere partito in modalità 'attacco totale'». Sull'analisi delle prime curve c'è poco da discutere. Antonelli stesso ha ammesso gli errori. Più difficile, invece, accettare senza riserve la spiegazione sul pit stop ritardato. Wolff sostiene che ogni giro aggiuntivo con gomme più fresche valesse circa due decimi e mezzo nel finale. Ma i dati raccontano altro. Dal giro 54 al traguardo, Kimi recupera oltre dieci secondi su Russell, molto più di quanto quel semplice vantaggio teorico avrebbe dovuto consentire. Ancora più significativo è il fatto che il suo ritmo rimanga praticamente identico fino agli ultimi giri, senza alcun crollo prestazionale degli pneumatici.
Mercedes ha favorito Russell? I dubbi sulla gestione di Antonelli
Da qui nasce una riflessione legittima. Forse Mercedes ha sottovalutato il passo che Antonelli avrebbe espresso nell’ultimo stint. Oppure, inconsciamente o meno, ha preferito evitare un finale in cui Russell avrebbe dovuto difendere la vittoria proprio dal suo compagno di squadra, scongiurando anche la necessità di ricorrere a un ordine di scuderia. È impossibile dimostrarlo, ma il sospetto resta. E torna inevitabilmente alla mente quanto lo stesso Wolff aveva ammesso dopo Barcellona: «Abbiamo sempre detto di non volere imporre degli ordini di squadra, ma oggi abbiamo perso la gara anche per non aver voluto dare un team order». In Austria, ordini di squadra non sono serviti. Forse è bastata la strategia.
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