
Ferrari, niente proclami: “Umili e concentrati”
Esistono stagioni che partono tra proclami non sempre facili da mantenere, altre che iniziano con presupposti promettenti e altre in cui il ritardo sembra un destino scritto ancora prima di accendere i motori in pista. Nell’arco del lungo digiuno di titoli della Ferrari – divenuto maggiorenne poco più di cinque mesi fa, calcolando soltanto il Mondiale piloti – si sono vissute tutte e tre le casistiche di cui sopra. Poi, però, ci sono anche stagioni in cui si parte poco più che a fari spenti e nella storia recente del Cavallino tale presupposto è stato spesso origine di annate con momenti da ricordare. L’odierno Mondiale ferrarista parte con pochi squilli di tromba, ma con alcune certezze: l’inizio della nuova era regolamentare – con auto nuove per quanto riguarda power unit, aerodinamica, telaio e gestione energetica - avviene con un’equipe integralmente figlia della direzione di Fred Vasseur, che tra 2024 e 2025 ha portato avanti il mercato degli ingegneri (in primis con Loic Serra) soprattutto in ottica ‘26.
I test
I test, chiusi con l’acuto di Charles Leclerc in Bahrain, hanno portato notizie confortanti in merito all’affidabilità della power unit, montata anche su Haas e Cadillac (che non saranno team clienti del livello della McLaren per la Mercedes, ma i chilometraggi restano). Inoltre, tra le novità invernali che hanno catturato l’attenzione c’è la cosiddetta “macarena”, un interessante esempio di ciò che viene definito come aerodinamica attiva: si tratta dell’ala posteriore (che la Ferrari dovrebbe far debuttare fra pochi GP, forse in Canada) capace di ruotare di 270 gradi, garantendo picchi di velocità di punta più alti sul rettilineo, un possibile vantaggio per vetture che rispetto alle precedenti dovrebbero viaggiare più piano nelle curve strette per “rifarsi” sui rettilinei più lunghi. Grazie anche all’incremento della potenza disponibile attraverso la MGU-K (più potenza elettrica per i sorpassi che si unisce alla modalità “overtake”, sostituta del DRS). L’ultima certezza è legata ovviamente ai piloti, con la voglia di riscatto di Lewis Hamilton e l’orgoglio ferrarista del neosposo Leclerc. Basterà per lanciare la sfida alla Red Bull, per la prima volta anche motorista, alla Mercedes che ha fatto parlare per la power unit e il suo rapporto di compressione, ma soprattutto la McLaren che nel 2025 è stata inarrivabile per tutti tranne che per l’extraterrestre Max Verstappen?
L'analisi di Vasseur
Le prime risposte le fornisce il circuito dell’Albert Park, che compie 30 anni di F1: la tappa di Melbourne è stata una delle più favorevoli alla Ferrari nelle ultime stagioni, poiché qui sono arrivati i successi di Sebastian Vettel (2017 e 2018), Leclerc (2022) e Carlos Sainz (2024, davanti al compagno di squadra), anteprima di stagioni poi vissute come seconda forza tecnica. Tuttavia di fronte a una rivoluzione regolamentare tra le più ampie nella storia del Circus, ogni riferimento al passato potrebbe perdere valore: «Melbourne sarà la prima vera occasione per valutare la nostra competitività rispetto agli avversari» ha spiegato Vasseur, menzionando due parole chiave: «Concentrazione e umiltà. È così che affrontiamo il weekend, perché come sempre a inizio stagione ci sono molte incognite». Anche perché, come ha aggiunto il team principal «le condizioni dei test non sono mai del tutto rappresentative. Certamente le prove in Bahrain ci hanno permesso di completare un buon numero di chilometri e raccogliere dati preziosi per migliorare la nostra comprensione della SF-26». Il Mondiale non si vince alla prima gara, ma certamente non partire in ritardo costituirebbe una preziosa base di partenza, anche per eliminare gli scetticismi figli di un 2025 che a Maranello vogliono mettersi alle spalle quanto prima.
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