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Tabula rasa Hamilton "Il pilota è cruciale" 

In una Formula 1 sempre più playstation ci sarà spazio per  il campione che ha costruito  il suo mito sull’aggressività? 

Beatrice FrangioneBeatrice Frangione

Pubblicato il 25.01.2026, 13:30

4 min

Tabula rasa. Si potrebbe definire così il 2026 della Formula 1: un reset collettivo in cui la memoria conta meno dell’adattabilità. I piloti ripartono quasi da zero, immersi in un mondo fatto di pulsanti, mappe motore, simulatori e sempre meno chilometri reali in pista; in una realtà in cui la sensibilità del piede destro convive con l’intelligenza algoritmica, e dove il talento non è più solo istinto ma capacità di dialogare con la macchina come fosse un sistema vivente. In questo scenario, prende forma quella che, per Lewis Hamilton, può davvero essere letta come un’ultima grande sfida. "Il cambiamento regolamentare è monumentale. È il più grande cambiamento regolamentare che il nostro sport abbia mai visto… Si riparte tutti da zero", ha dichiarato. Parole che pesano come una diagnosi: non esistono più rendite di posizione, nemmeno per un sette volte campione del mondo. La sua carriera è stata una lunga sequenza di adattamenti, dal KERS del 2009 fino all’ibrido estremo di oggi, ma mai come ora il pilota è chiamato a diventare parte integrante del sistema energetico della vettura. Non più solo interprete, ma gestore, quasi direttore d’orchestra di flussi invisibili. Lewis lo ammette senza filtri: "Sarà l’anno più tecnico mai affrontato, il ruolo del pilota sarà cruciale non solo nel mettere insieme i giri, ma nel gestire la power unit".

Il sogno convive con l’urgenza

È una Formula 1 che richiede meno eroismo e più lucidità, meno corpo e più mente. E proprio qui si gioca il paradosso emotivo: l’uomo che ha costruito il proprio mito sull’aggressività, sul corpo a corpo in pista, ora deve reinventarsi come ingegnere in tuta. Il contesto Ferrari rende tutto ancora più simbolico. "È qualcosa di magico quando sei in Ferrari… Il loro sostegno significa davvero tutto. Questo è il sogno". Ma il sogno convive con l’urgenza. Perché il 2025 è stato sottotono e il tempo, per Lewis, non è più una variabile neutra. Oggi, è atteso soprattutto per riscattarsi, per evitare un finale da comparsa. Nel frattempo, il suo “peso” dentro Maranello sarebbe cresciuto. Si dice che avrebbe spinto per la rimozione del proprio ingegnere di pista, Riccardo Adami, recentemente riallocato ad altre mansioni interne. Una richiesta che, secondo le indiscrezioni, non sarebbe stata accolta con entusiasmo e che da alcuni sarebbe stata letta come un “capriccio”, da parte di un pilota già in passato critico verso "procedure, metodi e composizione del team". In attesa di una soluzione definitiva, la comunicazione in pista sarebbe stata affidata a Carlo Santi e Bryan Bozzi, mentre sullo sfondo resterebbe l’ipotesi dell’arrivo di un nuovo ingegnere dalla McLaren, escludendo così la promozione interna di Luca Diella, già al fianco di Hamilton in Mercedes.

Una Formula 1 sempre più virtuale

Le tensioni sul ruolo al muretto, le richieste di nuove figure tecniche, le critiche, raccontano un Hamilton diverso: meno pilota iconico, più architetto del progetto. Non un capriccio, forse, ma il sintomo di chi sa che questa potrebbe essere davvero l’ultima finestra per incidere. Quando dice "noi piloti ci adattiamo, è quello che facciamo", sembra parlare anche di sé stesso. Non solo della guida, ma della carriera, dell’identità. La sua sfida non è più soltanto vincere: è dimostrare di poter rinascere in un’era che non parla più il linguaggio con cui è diventato leggenda. In una Formula 1 sempre più virtuale, la vera domanda è se ci sia ancora spazio per un campione “analogico”. E forse, proprio per questo, la sua ultima battaglia è anche la più affascinante.

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