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Bocalon: "Doppietta di testa e di cuore"

"Gregucci mi fa entrare in campo contro lo Spezia, io segno il pari e poi il gol della vittoria: in quel momento non ho capito più niente"

Mimma CaligarisMimma Caligaris

Pubblicato il 27.07.2025, 13:00

7 min

Il tormentone: “Din don, din don, mi collego da La Spezia, ha segnato Bocalon”. Ad Alessandria, per giorni, settimane, mesi, la tifoseria grigia, l’intera città, lo ha riportato come un mantra. La sigla di una impresa che, probabilmente, mai più accadrà nel calcio italiano. “La favola, bellissima, di una squadra di provincia, di terza serie, che aveva conquistato uno dei quattro posti nella semifinale della Coppa Italia. Abbiamo anche pensato che era un sogno, dal quale, però, non avremmo mai voluto svegliarci. E, invece, era tutto vero”. La voce di Riccardo Bocalon ancora si incrina, si commuove, scende anche una lacrima. Perché l'attaccante veneziano, classe 1989, sa bene di avere un posto nella storia dell'Alessandria e del calcio italiano.“Una cenerentola al tavolo delle grandi, ricordo ancora uno dei molti titoli del giorno dopo. Il pronostico non era a nostro favore, si giocava al “Picco”, lo Spezia di categoria superiore, a casa sua, e con una rivalità fortissima tra le due tifoserie, che la gente ci aveva spiegato prima della partita. Già arrivare lì, per noi, era una impresa”. Perché nei sedicesimi i grigi avevano espugnato il Barbera di Palermo, “e l'entusiasmo dei 200 che ci avevano seguito e che ci avevano abbracciato all'aeroporto, nel volo di ritorno, ci aveva trasmesso la consapevolezza del valore di quel risultato”.

"Vi racconto la mia emozione più grande"

Il secondo capolavoro negli ottavi, a Marassi, contro il Genoa. “Una gara epica, decisa ai supplementari, noi di fatto in dieci, perché Gianni Manfrin si era infortunato seriamente, eppure, stoicamente, stringendo i denti, era rimasto in campo fin che aveva resistito. Sapete qual è stata una delle emozioni più grandi? Uscire dal campo con tutta la curva genoana, in piedi, che ci applaudiva. Il nostro allenatore, Angelo Gregucci, lo aveva detto quando, dopo quella gara, eravamo stati ricevuti nell'aula del consiglio comunale: un privilegio di pochissimi ricevere i complimenti e l'apprezzamento degli avversari sugli spalti, che uscivano sconfitti, eppure soddisfatti perché noi - sottolinea ancora l'attaccante - ce l'avevamo fatta. Anzi, vista la rivalità, qualcuno ci aveva chiesto di togliere dalla Coppa anche lo Spezia”. L'Alessandria quella richiesta l'ha presa alla lettera sul campo. “In Coppa Italia Gregucci mi faceva partire dalla panchina. Era quasi una regola, fin dalle prime gare. Il campionato era l'obiettivo primario per i grigi, il tecnico faceva un po' di turn over. Strada facendo, man mano che si avanzava nel tabellone, anche la Coppa Italia è entrata nella nostra testa e prima di quella partita al Picco, proprio nell'immediata vigilia, sfido a trovare qualcuno che non fosse stuzzicato dall'idea di andare a sfidare il Milan in semifinale”.

"Ci bastava lo sguardo della gente"

Ben ventisei pullman pieni di sostenitori grigi, un serpentone da Alessandria a La Spezia, per spingere la squadra contro l'avversaria che, nella speciale graduatoria delle ostilità, per gli alessandrini, è appena dietro il Casale. “Noi questo lo sentivamo: le persone che venivano a seguire gli allenamenti, quelle che incontravamo in città, bastava anche solo uno sguardo per avere il termometro dell'attesa”. Il “Picco” tutto esaurito, da una parte e dall'altra due muri di passione. “La partita non si era messa molto bene per noi, in panchina io soffrivo non poco, al 20' del primo tempo i padroni di casa passano in vantaggio con Calaiò dal dischetto e nella ripresa hanno almeno due occasioni per chiudere la gara, ma Vannucchi si supera, con Nené prima e poi ancora con Calaiò”. Quando mancano 20' al triplice fischio Gregucci fa cenno a Bocolan che è il suo turno.

"Solo il plexiglass mi ha fermato"

“Mi ricordo ancora quel pallone che arriva in area, i centrali dello Spezia non sono impeccabili, mi trovo a tu per tu con Chichizola e lo batto. Tutto sotto la curva dei nostri tifosi che impazziscono, e io con loro”. Tra quei sostenitori pazzi di gioia e, in quel momento, di nuovo fiduciosi, c'è anche Fabio Artico, idolo della Nord per molte stagioni, e qualche anno dopo direttore sportivo. Ma Bocalon questo non lo sa, lo scoprirà leggendo le cronache. C'è da provare a vincere la partita e al 45', quando l'arbitro Tagliavento sta per indicare il recupero, il cross di Marras è un invito a nozze.“Perfetto per la mia incornata, Chichizola di nuovo battuto, in sette minuti la semifinale è nelle nostre mani. Io corro per tutta la curva, c'è la protezione in plexiglass altrimenti li abbraccerei tutti, uno per uno. Il cuore ha rischiato davvero di esplodere”. Finisce con Emanuele Dotto che inizia il suo servizio con un “Clamoroso al Picco” e, per una volta, il suo amore per i grigi nato quando era ragazzo gli vale una deroga alla sua storica imparzialità.

"Con il Milan spostammo una città intera"

“Ricordo che al ritorno, erano quasi le 3, le luci del Moccagatta sono state accese e noi siamo andati in campo a ballare e cantare con i nostri tifosi sugli spalti”. Bocolan ricorda anche la “migrazione” da Alessandria a Milano. “L'andata con il Milan l'abbiamo giocata allo stadio Grande Torino. Abbiamo spostato quasi una città intera. In finale sono andati i rossoneri, ma all'andata ce la siamo giocata alla pari”.  C’è anche un capitolo meno bello, il campionato successivo, “la Serie B mancata nella stagione regolare e poi nella finale con il Parma, che non avevo giocato, perché squalificato. La vera occasione non sfruttata quando avevamo 11 punti di vantaggio. Le cause? Ancora non riesco a spiegarmelo, so che con Gonzalez avevamo segnato oltre 40 gol. E’ un ferita, perché, a mio parere, fosse andata in B quell’anno l’Alessandria ci sarebbe ancora”. Invece, adesso sta risalendo dai Dilettanti. “Ma si chiama di nuovo Us Alessandria” e questa, credetemi, è una spinta enorme. L’aspetto tra i professionisti”. Perché il “Boca” continuerà a giocare e segnare. 

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