
Toro e Abate: reagire!
Duelli, dribbling, contrasti vinti, tiri verso la porta, tiri nello specchio, angoli, palloni toccati nella metà campo e nell’area avversaria, falli, cross, occasioni create... Ci fermiamo qui, d’altra parte la Roma è risultata superiore pressoché in tutto, a esaminare le statistiche, a posteriori. Vittoria meritata, senza ombra di dubbio. Ma resta il fatto che per vincere bisogna buttarla dentro, non solo comandare i macrodati delle partite, sommare i meriti. E dopo 40 minuti, un secondo prima che Perri sbagliasse il rinvio coi piedi calciando il pallone in una terra di nessuno in posizione centrale, la pur potentissima e meritevolissima Roma era ancora al palo: 0 a 0 a Torino, con Gasperini che iniziava anche a fremere e a cambiare qualcosa (l’inversione di Dybala e Soulé, per esempio, per provare a disorientare la difesa granata). “Ma poi abbiamo preso una rete che non dovevamo prendere, a 5 minuti dall’intervallo! E mi ha fatto arrabbiare anche il secondo gol, che abbiamo subito nel recupero finale”. Al 93’. “Continuiamo a prendere gol per errori individuali, continuiamo a passare in svantaggio... Così poi diventa difficile recuperare”, si lamentava Abate, nel post partita. Tutto vero, sì. Errori individuali, reti regalate. Però non ci si può limitare a questo. Difatti lo stesso allenatore ha anche allargato la sua disamina, con onestà di giudizio. Ammettendo, per esempio, di aver visto un Torino troppo poco coraggioso e propositivo, nel primo tempo. Ma non ci si può fermare qui. Il rendimento del Toro di Abate può avere più giustificazioni, attenuanti. Il calendario di sicuro non ha aiutato. Le sfide contro il Milan e la Roma nelle prime 4 giornate non potevano certo essere appuntamenti morbidi, seppur in casa. E poi il mercato: come al solito a scoppio ritardato, con 5 o 6 potenziali titolari consegnati al tecnico soltanto negli ultimi giorni di trattative, fra fine agosto e l’inizio di settembre. “Per due mesi abbiamo lavorato con una rosa non al completo e con tante situazioni in bilico, borderline. Quando le situazioni non sono ben definite, è normale che inconsciamente i giocatori possano essere un po’... influenzati, distratti. Ma ora possiamo tirare una riga e ripartire”, diceva Abate due settimane fa, dopo l’eliminazione in Coppa Italia già ai sedicesimi. In casa, contro il Monza. Un Monza rivisitato da Juric con un ampio turnover, oltretutto. È tutto un certo trend a lasciare dei dubbi. Il primo tempo timido e con poca personalità giocato contro il Milan. La ripresa da vuoto pneumatico venuta a galla con la sconfitta a Reggio Emilia contro il Sassuolo.
Le perplessità di Cairo
La partitaccia (perché davvero la prestazione fu pessima) appunto in Coppa contro il Monza: con 2 occasioni in tutto e per tutto costruite in 90 minuti, mentre i brianzoli al contrario avrebbero potuto segnare anche 3 o 4 gol. E poi il primo tempo contro la Roma, di nuovo con prudenza fin esasperata nelle scelte e nell’atteggiamento rinunciatario, consegnandosi ai giallorossi senza riuscire a costruire alcunché, se non un tiro da lontano di Mandragora. In positivo, come contraltare, si possono sottolineare la reazione contro il Milan dopo i 2 gol subiti nel corso della ripresa; qualche buon lampo offensivo nel primo tempo contro il Sassuolo; ovviamente la convincente, confortante e meritata vittoria di Firenze in rimonta, post papera di Perri; e due o tre buoni sussulti d’orgoglio nel corso del secondo tempo contro la Roma, con un gioco più produttivo (con Cacciamani e Bragança in campo) e 2 occasioni create, finalmente (ma non sfruttate da Simeone). Questo, contro una squadra che intanto si era normalizzata, che aveva fatto uscire i migliori (in testa Dybala e Malen) e che appariva anche un po’ stanca, dopo la gara infrasettimanale in Champions. Cairo ha lasciato lo stadio senza parlare, tra il perplesso e il seccato, evitando tanti contatti: così è stato descritto. Il rendimento fin qui modesto della squadra, i soli 3 punti conquistati in campionato, la Coppa Italia già evaporata contro il Monza e il gioco che non decolla, se non saltuariamente, sono problematiche sul tappeto. Sabato, il Torino giocherà a Bologna. Poi la lunghissima sosta di 3 settimane. Delicata, delicatissima sarà la trasferta in Emilia. Urgono risposte. Ci si aspetta una reazione all’altezza, come a Firenze.
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