
Torino, Rodriguez soluzione d'emergenza
TORINO - «Abbiamo bisogno di un braccetto di difesa a sinistra, mi aspetto che arrivi», si era augurato Ignazio Abate subito dopo la partita contro il Monza. E il braccetto ora è arrivato: Ricardo Rodriguez. Lo svizzero 34enne, dopo due stagioni da titolare al Betis (35 presenze nella scorsa tra Liga, Europa League e Coppa del Re), era rimasto senza contratto: lo aveva cercato anche il West Ham, ma alla fine l’ha spuntata il Toro, grazie anche alla voglia dello stesso calciatore di tornare in un ambiente che conosce e di lavorare anche con un allenatore, come Abate, con cui ha un buon rapporto: i due sono stati compagni di squadra al Milan. Rodriguez, tra l’altro, già nelle scorse settimane si era proposto ai granata, ma era rimasto in stand-by. Ora per il suo ritorno è invece tutto fatto: oggi sosterrà le visite mediche e firmerà il contratto che avrà come scadenza il 30 giugno 2027. Firma per un solo anno, ma al raggiungimento di un determinato numero di presenze si attiverà la clausola per il prolungamento per un’ulteriore stagione.
Le incomprensioni con Vagnati
Rodriguez poi inizierà a lavorare al Filadelfia per riprendersi quel posto sulla sinistra nella difesa a tre che nelle tre stagioni con Ivan Juric in panchina era stato suo. Poi, con l’addio del tecnico croato, anche lo svizzero (che in quel momento era il capitano della squadra) andò via a parametro zero. Ma non fu certo felice di lasciare il Toro senza che gli venisse proposto il rinnovo del contratto. «La società non ha fatto nulla per trattenermi a Torino, non mi hanno nemmeno salutato nonostante fossi stato per due anni il capitano e avessi dato tutto per la squadra. Una cosa del genere non mi era mai capitata», aveva tuonato in un’intervista rilasciata dopo aver firmato con il Betis. Più che con Cairo, il difensore non aveva un buon rapporto con l’ex direttore tecnico, Davide Vagnati. «Il primo anno al Toro, con Nicola, non giocavo e Vagnati era diventato molto freddo con me. Ricordo anche che il dt era sempre seduto in panchina: in tanti anni di carriera non avevo mai visto un dirigente in panchina e questa cosa non mi andava bene, non riuscivo proprio a digerirla. Quando arrivò Juric glielo dissi. Volevo andare via, ma mi sono fidato dell’allenatore e sono rimasto. E Vagnati in panchina non si è più visto», aveva raccontato. Ora Vagnati non c’è più (anche se fino al termine della stagione sarà ancora sotto contratto) e Rodriguez ha scelto di tornare, di provare ad aiutare la squadra in questa stagione che per il Toro è iniziata come peggio non avrebbe potuto. Lo svizzero arriva per tamponare una situazione di vera emergenza: nella difesa granata non c’è un solo centrale mancino, se si esclude Cristiano Biraghi, che in allenamento Abate sta utilizzando nel ruolo di braccetto. L’italiano, però, è di fatto l’ultima alternativa nella retroguardia, basti pensare che Petrachi sta ancora tentando di cederlo all’estero. E prima di virare su Rodriguez, il ds aveva provato a sondare varie opzioni per la difesa: da Morato del Nottingham Forest fino a Enzo Ebosse dell’Udinese. Non è però riuscito a chiudere le trattative imbastite e si è rivolto così al mercato degli svincolati: oltre a Rodriguez ha sondato anche Diogo Leite, rimasto senza squadra dopo che il suo contratto con l’Union Berlino era scaduto. Alla fine l’ha spuntata lo svizzero, che ora si appresta a cominciare la sua quinta stagione (non consecutiva) con la maglia granata.
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