"River? No. Solo Toro"

La nota positiva arriva dalle parole di Simeone: "Non era il momento di andare in Argentina. Il ritorno dei tifosi ci può dare una spinta in più"

Andrea PivaAndrea Piva

Pubblicato il 26.07.2026, 13:00

5 min

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«Non guardiamo come è andata quest’ultima partita, durante il ritiro le gambe sono pesanti e tutto è più diffi cile. Ciò che conta è che stiamo creando qualcosa di bello». Non appena la partita contro il Cittadella è terminata, Simeone ha provato così a tranquillizzare i tifosi. Nonostante il ko contro un’avversaria di Serie C, il Cholito non è infatti apparso affatto preoccupato. Tutt’altro.

Qual è il bilancio del ritiro? «È stato un ritiro molto positivo. C’è un nuovo allenatore che ha portato energia, che ha un bello spirito e voglia di vincere: la squadra aveva bisogno di questo. Sono state due settimane positive, abbiamo lavorato sulle idee di Abate e stiamo cercando di creare una nuova identità a questo Toro».

Toro, Simeone elogia Abate: «Mi ricorda Conte e ha qualcosa di Pioli»

Come si trova nel nuovo sistema di gioco? «Mi piace molto. Ci sono tante cose che dobbiamo migliorare, ma le idee che ha Abate. Costruiamo tanto dal basso e stiamo lavorando su questo aspetto».

Abate le ricorda qualche allenatore del passato? «Abate ha le sue idee, la sua impronta che sta facendo vedere, ma per l’intensità del lavoro e la cura maniacale dei dettagli mi ricorda Conte. E ha pure qualcosa di Pioli».

La scorsa stagione aveva fatto anche il trequartista, ora è tornato a giocare da centravanti «D’Aversa a volte mi faceva giocare più indietro, ma mi sono trovato bene in quella posizione. Con Abate sono tornato in avanti, ma nei primi giorni anche lui mi ha fatto fare il trequartista. Io sono a disposizione per entrambi i ruoli, anche se stando più indietro devo correre di più».

Simeone spiega perché è rimasto al Torino nonostante il River Plate

Facciamo un passo indietro, il River era interessato ad acquistarla, ma cosa l’ha spinta a scegliere di restare al Toro? «Si sa che mi piacerebbe un giorno tornare in Argentina e quel momento arriverà, ma non era questo il momento per cambiare squadra. Ora è il momento di crescere con questo nuovo gruppo. Sono concentrato al 100% sul presente e il presente per me è il Toro».

C’è qualcosa che Cairo o Petrachi le hanno detto per convincerla a rimanere? «No, abbiamo parlato in maniera molto chiara e abbiamo deciso di continuare insieme».

A ricordarle il River c’è la nuova seconda maglia, le piace? «Sì, ma non è la prima volta che il Toro omaggia il River. Sono molto contento che ci sia questo legame forte tra queste due società».

Gli obiettivi del Torino e il ritorno dei tifosi secondo Simeone

Come se la immagina la prossima stagione? «Non lo so, in ogni stagione ci sono delle diffi coltà da aff rontare. Ora abbiamo iniziato da zero con un nuovo allenatore e c’è una squadra che si sta creando. Mi auguro il meglio per questo gruppo, perché penso che con Abate stiamo creando qualcosa di bello».

Torneranno anche i tifosi, le è mancata la curva? «Nella mia testa c’è ancora la partita contro la Juve, quando ho visto lo stadio pieno mi sono emozionato: ho sentito che potevamo vincere. Credetemi, quando venivo a Torino da avversario ho sempre trovato diffi cile giocare contro il Toro perché c’era uno stadio pieno che spingeva con forza la squadra. I tifosi del Toro hanno quel carattere che fa in modo che il Toro sia grande e a noi giocatori aiutano tantissimo».

Simeone tra giovani del Torino e Argentina: il pensiero su Luongo e il Mondiale

C’è qualche giovane che l’ha colpita in ritiro? «Luongo. È un ragazzo umile che lavora con grande intensità. Dopo mezzo allenamento aveva già capito cosa gli chiedeva Abate: i giocatori forti sono quelli che capiscono le idee dell’allenatore e si mettono a disposizione. Ora deve continuare su questa strada».

Tocchiamo un tasto dolente: come ha vissuto la finale del Mondiale? «Tutte le partite dell’Argentina le ho guardate da solo, anche la fi nale. La vigilia ero un po’ agitato, anche perché c’era mio fratello Giuliano che giocava: sono orgoglioso di lui».

Biglia, Raimondi, c’è un po’ di Argentina anche nel Toro. «Biglia lo conoscevo già, abbiamo giocato contro tante volte. Raimondi non lo conoscevo, ma anche lui come Biglia è una persona che sa molto di calcio: avevamo bisogna della loro passione».

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