© Marco Canoniero

Toro, con D’Aversa è un’altra difesa

La svolta salvezza legata al reparto arretrato: il tecnico ha puntato subito su Coco, Ismajli ed Ebosse e li ha saputi proteggere con la mediana

Ivana CrocifissoIvana Crocifisso

Pubblicato il 10.04.2026, 06:30

4 min

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TORINO - È l’unica squadra, insieme alle ultime due in classifica (Pisa e Verona), ad aver superato quota 50 gol subiti. Ma è evidente per il Torino che quelle 53 reti - le stesse subite dai gialloblù, avversari domani, due in meno della squadra toscana - non siano frutto dell’attuale gestione, quanto di una pesante eredità che D’Aversa si è ritrovato a dover gestire sin dal suo arrivo in panchina. Il reparto in questione è stato sicuramente il primo a essere valutato e sistemato. Innanzitutto per evitare giornate negative come quelle che hanno visto i granata crollare, subendo goleada difficili da dimenticare. Come accaduto all’esordio a San Siro, come contro l’Atalanta quando in pochi minuti il Toro allora allenato da Baroni aveva subito tre reti, come contro il Como in entrambe le gare tra casa e trasferta (undici totali) disputate quest’anno. Contro la squadra di Fabregas il peggior passivo di questa annata: gol e numeri che hanno portato il Torino a diventare e a essere a lungo la peggior difesa della Serie A e a non avere nemmeno la possibilità, dall’altra parte, di poter almeno vantare una fase realizzativa all’altezza.  

Certezze in difesa

D’Aversa è partito con l’idea di dare certezze: Coco, Ismajli, Ebosse. Sempre e comunque, sin dalla sfida con la Lazio che ha inaugurato il percorso granata del nuovo allenatore. Un terzetto che prima di allora non aveva mai giocato contemporaneamente dal primo minuto, ma che settimana dopo settimana si è ritrovato a costruire un’intesa. C’è chi ha pagato con la panchina queste scelte: a scivolare indietro nelle gerarchie sono stati Maripan e Marianucci. Il primo aveva giocato sino all’insediamento di D’Aversa con più continuità, anche se pure con Baroni era stato oggetto di esclusioni eccellenti per scelta tecnica. Il secondo, arrivato nella finestra invernale, dopo una serie di gare da titolare aveva perso il posto, già dalla partita col Genoa. Da lì si è partiti per far sì che la squadra trovasse un equilibrio perché, al di là degli interpreti del pacchetto arretrato, senza dubbio il Torino che D’Aversa ha schierato nelle cinque partite in questione ha saputo curare come mai prima la fase difensiva, che riguarda sempre l’intero undici. Ad eccezione della gara di San Siro, quella in cui il Milan ha rifilato tre gol, per i granata la media di reti subite si è decisamente abbassata.

Sei reti incassate in cinque partite

In due occasioni si è chiuso con altrettanti clean sheet (contro Lazio e Pisa), mentre contro Parma (un gol) e Napoli (due) il Torino ha concesso qualcosa in più. Sei reti incassate in cinque partite: una media decisamente migliore rispetto a quella del periodo precedente. Se in altri momenti della stagione il Torino sarebbe stato in “zona retrocessione” in questa speciale classifica relativa ai soli gol subiti (considerato che è la terzultima dell’intero campionato), in quella parziale relativa alle sole ultime cinque giornate la squadra granata è undicesima. E questo ha inciso non poco sui punti conquistati, anche grazie a un attacco rivitalizzato ma che da solo non avrebbe potuto portare la squadra di D’Aversa a fare quel percorso. Se il campionato fosse cominciato dalla gara con la Lazio il Torino sarebbe in piena zona Europa, al quinto posto (pure appaiato e Milan e Bologna), alle spalle di Napoli, Como, Juventus e Lazio.

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