
Graziani: “Con Pupi bastava uno sguardo"
TORINO - Nella storia granata il nome di Ciccio Graziani, 73 anni compiuti ieri, sarà per sempre legato indissolubilmente a Paolo Pulici. I gemelli del gol, quelli originali: unici nel loro genere, perché si completavano e segnavano a raffica. "In otto campionati - così Graziani in una intervista al sito della Figc - abbiamo realizzato 200 gol. Ci bastava uno sguardo, non parlavamo mai in campo. Credo non ci sia mai stata una coppia così prolifica nel calcio italiano". Una coppia che si esaltava giocando insieme e che è diventata l’emblema dello scudetto vinto nel 1976, a 27 anni di distanza dall’ultimo targato Grande Torino. Quello del ‘76 è però anche l’ultimo per il club granata: a maggio saranno trascorsi 50 anni. Un’annata, quella, da incorniciare - non l’unica - e che ha visto Graziani e Pulici arrivare a quota 36 gol in due. Pupi segna la rete che vale il tricolore nell’1-1 col Cesena all’ultima giornata e si laurea capocannoniere, titolo che però l’anno successivo sarà di Ciccio, sempre con 21 gol, come il suo gemello la stagione precedente. Quel Torino era stato costruito da Pianelli negli anni, pezzo dopo pezzo, ed era arrivato al successo grazie al supporto di quei veterani che nel corso del tempo avevano avuto il merito di forgiare i più giovani.
Graziani ricorda Aldo Agroppi
Graziani ne cita uno, Aldo Agroppi, scomparso quasi un anno fa - il 2 gennaio - e da sempre considerato baluardo di quel tremendismo che ai giorni nostri sembra ormai diventata quasi una favola. Quello scudetto è anche suo: più di 200 presenze fino all'estate del 1975. "È stato un fratello maggiore per me. Ad Arezzo - racconta Ciccio - guadagnavo 250 mila lire al mese, al Torino mi davano un milione. Erano un sacco di soldi. Un giorno passai davanti ad una concessionaria di auto e vidi una Porsche, costava cinque milioni. La comprai. Quando la vide, Agroppi mi disse che non avevo ancora esordito in Serie A e non potevo andare in giro con una macchina del genere. Mi accompagnò a riconsegnarla al concessionario e mi fece dare una Cinquecento". Storie di uomini ancora prima che di calciatori: e quel Torino ne aveva tanti.
Graziani e le emozioni a tinte azzurre
Graziani, però, ha pure vissuto pagine intense con la maglia della Nazionale. Del resto l’ex numero 9 del Torino qualche anno dopo quello scudetto con i granata si sarebbe laureato campione del Mondo con la Nazionale di Bearzot nell’82. L’esordio in Azzurro era arrivato nell’aprile 1975: "Giocavamo io con il numero 7, Giorgio Chinaglia con il 9 e Pulici con l’11. Quando ero ancora in Serie B mi avevano soprannominato il nuovo Chinaglia. Vedendomi Giorgio mi disse ‘So che hai parlato molto bene di me. Non solo mi assomigli, sei arrivato in Nazionale e ora sei dei nostri. Ti voglio come compagno di stanza’. Gli risposi che per me era un grande onore", racconta ancora Graziani. Dopo l’esperienza in Argentina nel 1978, al Mundial è tra i protagonisti: gioca titolare e ai gironi segna una rete fondamentale al Camerun: "Fu liberatorio, servì per superare il turno grazie alla differenza reti". Dal 1982 a oggi: la Nazionale di Gattuso dovrà affrontare gli spareggi per guadagnarsi un posto al prossimo Mondiale: "Credo che Gattuso abbia riportato il senso di appartenenza, mi dà l’impressione che sia un fratello maggiore per i giocatori. Ha coraggio, carattere e personalità. E li trasmette ai propri ragazzi". Graziani, poi, analizza il parco attaccanti: "Abbiamo Kean e Retegui, che hanno fatto benissimo, e Pio Esposito, che sta venendo fuori. E poi c’è Scamacca, degli attaccanti che abbiamo è quello che mi piace di più".
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