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Toro, Ngonge sorpresa anti-Genoa

Rispetto alla gara col Napoli domenica cambierà tutto. I granata dovranno dimostrare di saper condurre il gioco e mettere sotto pressione la difesa rossoblù

Marco BonettoMarco Bonetto

Pubblicato il 24.10.2025, 06:30

5 min

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TORINO - Ngonge non era stato benissimo in settimana, non aveva potuto allenarsi al massimo. Invece, Adams...”. Invece Adams aveva persino rinunciato a un giorno di riposo, dopo gli impegni con la nazionale scozzese, per riprendere in anticipo il lavoro al Filadelfia. Così Baroni, subito dopo la vittoria sul Napoli, aveva motivato il cambio di formazione: per la prima volta Simeone e il Ché titolari in coppia, con il belga invece in panca. Il tutto, in un 3-5-2 particolarmente elastico, in specie passando dalla fase di non possesso a quella di possesso. Con Vlasic pendolo nel doppio ruolo, mezzala, ma anche trequartista in fase di spinta, così da originare un 3-4-1-2, a tratti. Poi, certo, contro il Napoli il Torino si è anche molto concesso, per scelta. “Avevamo preparato così la partita, data la qualità e le caratteristiche degli avversari. Avevo detto ai giocatori di abbassare un po’ il baricentro, in modo da aspettare di più il Napoli, accorciando i reparti e restando solidi, il più possibile compatti. Ed esercitando una grande pressione su di loro nella nostra metà campo, per poi ripartire velocemente”. Una tattica, quella promossa da Baroni, che in particolare nel primo tempo ha dato i suoi frutti migliori, “mentre nel corso della ripresa sono diminuite le energie e sono aumentati i timori, e così ci siamo abbassati troppo e li abbiamo anche subiti troppo, i nostri avversari”. Ben al di là del 70% di possesso palla del Napoli (69%, a essere più precisi). Con la squadra granata oppressa a lungo in 40, 50 metri. “Dovremo lavorarci, migliorare. Non dobbiamo farci prendere così tanto dal timore”. 

Baroni prepara il Genoa

Domenica, contro il Genoa, la tipologia di partita sarà ben diversa. La forza degli avversari è assolutamente differente, quanto a indice di qualità e di potenza di fuoco, così come sarà differente anche l’aspetto psicologico, in partenza. I granata di Baroni arrivano da un successo ricco di pathos, attorno cui è lievitato un grande entusiasmo, dopo la quasi vittoria di Roma contro la Lazio. E la classifica preoccupa meno, ora: 8 punti, 12° posto in coabitazione con Cagliari e proprio Lazio. Assolutamente più complicata la situazione del Genoa, ultimo in classifica a quota 3 punti con Fiorentina e Pisa, nonché reduce dalla delusione del pareggio interno con il Parma (0 a 0, con Cornet che si è fatto parare un rigore al 96’). E ancora senza vittorie in 7 giornate. Sarà il Torino a dover far gioco, tenere maggiormente il pallino, cercare di mettere sotto pressione il Genoa, aggredirlo, sfruttare anche il fattore campo. Sulla carta questo sarà un processo obbligato per i granata, chiamati pertanto a gestirsi in modo differente sotto l’aspetto tattico e caratteriale.

Ngonge l'elemento in più nel 3-5-2

E ora che è stato trovato un equilibrio migliore, con Baroni determinato ad andare avanti col 3-5-2 (3-4-1-2 in fase di possesso), Ngonge può rappresentare più di tutti l’elemento a sorpresa, l’effetto novità. Anche solo a gara in corso, se non già dall’inizio al posto di Adams o di Vlasic. Con il suo dribbling, una vocazione, e la sua velocità d’azione, di corsa, il belga può garantire maggior estro sul fronte offensivo. “Ngonge è anche lui un attaccante, ma ha un raggio d’azione diverso dagli altri”. ha spiegato Baroni. “Ha mobilità, sa giocare sull’esterno, da ala (nel 4-2-3-1 di inizio stagione, ndr), ma anche in posizione più centrale, quasi da fantasista. Basti ripensare al gol segnato a Parma”: con quella serie di dribbling prodotti proprio in una posizione centrale del prato, con infine una saetta dal limite diretta all’incrocio. “Ngonge può anche giocare da attaccante dentro al campo, non per forza da esterno”: dunque sia in un 3-4-1-2 dietro a Simeone e Adams, sia in un 3-5-1-1 alle spalle del Cholito, come contro la Lazio. “Cyril deve però fare di più le cose semplici: il difficile lo sa fare bene. Sta seguendo un percorso di crescita, come già a Verona”: sempre con Baroni in panca, prima dello spazio perduto a Napoli.

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