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«Con Meroni vive l’arte»

La cerimonia tra emozioni e ricordi. «Il suo volto parla ancora a tutti i tifosi». Quella dedica sul retro

Marco BonettoMarco Bonetto

Pubblicato il 16.10.2025, 06:30

4 min

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Ha sottolineato l’assessore Raffaele Bianco, del Comune di Grugliasco: «Adesso la nostra città è diventata ancor più bella, perché questo meraviglioso scrigno che è il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata si è arricchito di una perla in più, questo quadro bellissimo di Gigi Meroni. Arte, ma anche grandi significati sociali, visto quanto ha rappresentato Meroni». E «visto come vive ancora e quanto rappresenta ancora», hanno puntualizzato praticamente in coro Domenico Beccaria e Giampaolo Muliari, presidente e direttore del Museo. Emozionato, Oreste Mattana aveva appena terminato di leggere la commovente lettera di Kristiane Uderstadt, Cristiana, in cui il grande amore di Meroni, la sua compagna, formalizzava la scelta di donare il celebre autoritratto di Gigi e la tavolozza che usava per dipingere. Tra le sale del Museo, stracolmo di cimeli, ce n’è una dedicata alla Farfalla Granata. Il quadro e la tavolazza continueranno a vivere lì, adesso.

Cristiana e l'arte di Meroni

Cristiana, con generosità, ha voluto privarsi del suo amatissimo quadro affinché possa essere mostrato per sempre ai tifosi del Toro, innanzi tutto. E a tutti coloro che, sospinti da sensibilità e amore per la storia sociale e sportiva, metteranno piede in questo Museo alle porte di Torino: davvero meraviglioso, sì. Ieri ricorreva il 58° anniversario della morte di Gigi. Con Cristiana in Spagna e prossima alla partenza per la sua Costa Rica, è stato Oreste Mattana, accompagnato dalla moglie, a consegnare il quadro e la tavolozza. Caro amico di Cristiana, ancor oggi, e caro amico anche di Gigi, un tempo: «Lavoravo nel negozio di abbigliamento di Michele Rao e Gigi veniva da noi con i suoi disegni per farsi confezionare gli abiti beat che concepiva, precursore anche in questo. La sua era sempre arte: in campo, con i suoi dribbling, e quando disegnava o dipingeva»: fin da ragazzino, a Como, quando lavorava e disegnava cravatte alla moda. «Poi anch’io mi sarei messo in proprio, avrei cominciato a produrre camicie col marchio Sebastian, e venivano da me tanti giocatori... Ho tanti ricordi dolci di Gigi. Con lui, Cristiana e mia sorella trascorremmo anche una bellissima vacanza in Sardegna nel ‘66... Era generoso, buono con tutti, umile, sensibile... E poi tutto è finito, all’improvviso».

"Dipingere era la sua evasione": la storia sull'autoritratto

Cristiana ha sempre raccontato che Gigi dipingeva di notte, nella loro mansarda che era diventata un nido in piazza Vittorio, prima del trasferimento in corso Re Umberto, dove poi morì, sotto casa: «Dipingere era la sua evasione, il suo sogno da seguire anche dopo il calcio, e creava di notte, quasi sempre di notte». L’autoritratto nacque così, in una notte. E sul retro, la firma di Meroni, una data (16 novembre 1965) e quella dedica dolcissima alla sua Cristiana: «Alla mia tanto tanto amata sventolina». «Mi chiamava affettuosamente così, per ridere, per le mie orecchie», ci aveva raccontato ormai 25 anni fa o giù di lì, quando la incontrammo la prima volta. Beccaria e Muliari: «Onorati ed emozionati, cureremo con amore questo quadro, orgogliosi che anche Cristiana abbia colto il significato pieno del nostro Museo»: creato e gestito senza fine di lucro dall’associazione Memoria Storica Granata, formata da volontari: ieri tutti in piedi, davanti al viso di Meroni che tornava a respirare, a vivere tra i tifosi (per info sull’apertura del Museo: museodeltoro.it). Andatelo a vedere.

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