© Marco Canoniero

"Gestione particolare con i 'genio e sregolatezza'" 

L’analisi di Stefano Tirelli che però sottolinea di non conoscere personalmente Leao 

Simone Togna Simone Togna

Pubblicato il 11.10.2025, 13:00

3 min

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Stefano Tirelli, ideatore e fondatore delle Tecniche Complementari Sportive, nonché stimato mental coach, parliamo di Leao che è stato rimproverato da Allegri prima e dopo Juventus-Milan. "Faccio una premessa. In linea generale, gli atleti con una grande fantasia hanno una elevata capacità tecnica associata a una creatività mentale che li porta a realizzare a volte delle gestualità che altri non riescono a fare, proprio perché non hanno questa predisposizione creativa, ma sono più metodici e razionali. Questi atleti hanno un’attitudine alle fiammate, poi magari vanno incontro a dei blackout, più colpi insomma anziché un fuoco che arde costantemente e meno intensità. Io non conosco di persona Leao, quindi il condizionale è d’obbligo, dall’esterno dico che mi sembra a volte genio e sregolatezza".

Il problema di Leao è la discontinuità. "Io non intendo una sregolatezza negativa, ma una difficoltà a mantenere quello che si suol dire un 'arousal', cioè uno stato funzionale di attivazione del sistema nervoso costante in una partita: un'ansia buona, ciò che ci mantiene lucidi mentalmente. La gestione di questi atleti è particolare: c'è la necessità endogena del dover sfruttare la situazione, ma anche del vivere delle proprie fiammate. Pensi a un’artista che dipinge d’istinto: spesso crea dei capolavori, ma non è costante nella produzione degli stessi. Vive d'impulso, non dipinge quadri con sfumature preordinate". 

Il nuovo ruolo può essere destabilizzante per Leao? "Non direi destabilizzante, è una nuova modalità di posizionamento e di movimento sul campo che necessita di tempo affinché si registrino le nuove programmazioni neuromuscolari. Tutto dipende dal sistema nervoso, da come si percepisce il campo, da come i tuoi movimenti cambiano da un'area all'altra. La parola chiave è tempo. Per Leao è un’opportunità per migliorarsi, per uscire dalla confort zone".

Leao tornava da un infortunio. "Esattamente. I meccanismi a livello aerobico sono meno funzionali, c’è meno lucidità, non hai quella resistenza alla fatica che ti permette di compiere dei gesti atletici nei 90’. L’elemento fisico va di pari passo con quello mentale. Non è una questione di un Allegri che funziona o meno per Leao".

Ma serve più un allenatore padre o padrone? "Allegri è un allenatore di tale esperienza e capacità di lettura dei propri atleti che sta tentando di assicurare questa sua meravigliosa creatività portandola a un discorso di disciplina tattica".

Anche Rabiot ha spronato Leao a darsi una mossa. "Un messaggio riferito è neutro. Sono convinto che l’intenzione di Rabiot fosse buona, non un out-out, ma un consiglio per poterlo sostenere e stimolarlo a cogliere l’attimo, sapendo che per tutti noi il tempo va veloce. Tra compagni si parlano. Mentre gli altri si domandano come l’abbia presa, io sono certo che i due si siano già dati le giuste risposte".

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