Lotito: "Il Flaminio futuro della Lazio"

Presentato il progetto per riqualificare lo stadio nato per i Giochi del 1960 e farne un impianto di proprietà da 50 mila posti entro il 2032

Francesco Tringali Francesco Tringali

Pubblicato il 18.02.2026, 06:30

3 min

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Cinquantamila posti e un orizzonte fissato al 2032, per un progetto immerso tra memoria e innovazione. È questa la cornice entro cui si muove il piano di rilancio dello stadio Flaminio, illustrato dalla Lazio ieri mattina a Formello. Un progetto che punta a restituire centralità a un impianto simbolo, trasformandolo nella futura casa di proprietà del club attraverso il diritto di superficie. L’idea affonda le radici nella storia: il Flaminio, firmato dall’ingegner Pierluigi Nervi e inaugurato in occasione delle Olimpiadi del 1960, rappresenta un tassello rilevante dell’architettura sportiva italiana del Novecento. Oggi la società biancoceleste intende ripartire da un intervento che ambisce a coniugare tutela e trasformazione di un'area della Capitale che vive da anni tra incuria e degrado

Lotito: "Rendere la Lazio immortale"

Così il presidente Claudio Lotito: «Vogliamo costruire il futuro. Lo stadio è uno strumento per crescere in modo stabile e responsabile. Chi ama la Lazio ha il dovere di pensare al suo futuro e noi vogliamo renderla immortale». Accanto a lui, Pierluigi Nervi junior, nipote e omonimo dell’ingegnere che concepì l’impianto: «La ristrutturazione si basa unicamente sul metodo di lavoro adottato da mio nonno, riprendendo alcuni schizzi che fece per l’ampliamento dello stadio Franchi di Firenze (anche quello progettato da lui, ndr)». La parte tecnica è stata affidata all’architetto Marco Casamonti, che ha delineato l’ossatura dell’intervento: «Il cuore dell’operazione - ha spiegato - consiste nella sovrapposizione di un secondo stadio a quello attuale. Non tocchiamo la struttura originaria, la proteggiamo». Una scelta che risponde anche a esigenze conservative: il cemento armato, esposto per decenni agli agenti atmosferici, mostra segni evidenti di deterioramento. «Interverremo sulle parti ammalorate - ha aggiunto Casamonti - e con la nuova copertura garantiremo una protezione duratura. Senza questo intervento, il degrado rischierebbe di accelerare in modo irreversibile».  
La capienza complessiva prevista è di circa 50mila spettatori: 20mila distribuiti nell’impianto storico e altri 30mila collocati nel nuovo anello superiore.

Tempistiche

Sul fronte delle tempistiche, la Lazio punta a ottenere tutte le autorizzazioni entro la prima metà del 2027, per poi avviare i lavori e concluderli entro il 2031. Un cronoprogramma serrato per tentare la candidatura dell’impianto tra le sedi dell’Europeo 2032, torneo assegnato a Italia e Turchia, ma l’elenco definitivo degli stadi dovrà essere consegnato entro la prossima estate. E le incognite già non mancano: serve il via libera della Soprintendenza ai beni culturali, chiamata a valutare il rispetto dei vincoli architettonici. E poi il capitolo viabilità e i nodi legati all’attuale copertura della tribuna centrale e agli scavi necessari per installare i piloni del nuovo anello. La Lazio intanto ha ufficialmente consegnato il fascicolo che verrà esaminato dagli uffici comunali per avviare la conferenza dei servizi preliminare.

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