
Como, un progetto costruito partendo dalla Serie D
COMO - Como e il Como sono pronti. Stasera c’è un appuntamento con la storia e la città è pronta a indossare l’abito migliore. Dopo quasi 25 anni passati perlopiù in Serie C e D, con progetti estemporanei, poco seri e passando da due fallimenti, non sembra vero che il Como possa essere allo stesso tavolo delle grandi big europee. Contro il Lipsia, il Como riannoderà i fili di questa storia, ma senza buttarli dalla finestra. Anche i tanti momenti bui della società, che nel 2027 raggiungerà il traguardo dei 120 anni di vita, fanno parte dei ricordi di una tifoseria ancora incredula. Perché nel 2019, il Como era ancora in D: nell’aprile di quell’anno, arrivò la famiglia indonesiana degli Hartono a godersi la promozione, per poi partire con la “start-up” Como 1907. È in quell’esatto momento che il vento, per il Como e i suoi tifosi, ha cominciato a cambiare. Ogni anno, un miglioramento, piccolo o grande. La promozione in C e la B conquistata in un biennio con la bandiera Jack Gattuso in panchina. Una salvezza in anticipo, una un po’ più complicata e una terza stagione che ha cambiato – ancora una volta – strategie e obiettivi. Esonerato Moreno Longo, la svolta è arrivata con la chiamata del “predestinato” Cesc Fàbregas, che nel Como è anche coinvolto con una piccola partecipazione, anche in società. La mossa che ha cambiato per sempre il destino di una società e di una città intera. Perché con lui è arrivata la Serie A, una salvezza in larghissimo anticipo e, con una sola stagione di rodaggio nella massima serie, è arrivata anche la qualificazione europea. Passando dalla porta principale della Champions League. Tutto in fretta, qualcuno dice pure troppo. Non del tutto a torto, se è vero che lo stesso Fàbregas, con il presidente Mirwan Suwarso sostengono di essere in anticipo sui tempi di almeno tre anni. E il progetto, in una realtà piccola, ma conosciuta come Como, non è evidentemente solo sportivo, ma a tutto tondo. Turistico, in prima battuta, sfruttando il nome e l’immagine di un lago-cartolina diventato iconico. E, ora, anche legato al marketing e alla diffusione del brand.
Il segreto del Como
I passaggi chiave nella crescita, nel momento della conquista della Serie A sono stati certamente la conferma del tecnico Cesc Fàbregas, un allenatore giovane, moderno e con una mentalità vincente. La scelta dei giocatori si è rivelata vincente. Il Como si è infatti messo a caccia di profili giovani, che potessero adattarsi immediatamente al gioco fondato sul possesso palla del tecnico catalano. Il simbolo è Nico Paz. Assist-man, bomber e icona di una squadra che, in tre anni, ha saputo trasformarsi senza snaturarsi e migliorare con gli arrivi di Maximo Perrone, Assane Diao, Jacobo Ramon, Martin Baturina e, dalla scorsa estate, con Trevoh Chalobah, Luis Milla, Yan Couto e Moise Kean, funzionali soprattutto per la Champions League. Ma il vero segreto, sta nella lungimiranza, se è vero che il capitano Lucas Da Cunha è stato pagato in B 400 mila euro e ora potrebbe essere rivenduto a una big europea a non meno di 20 milioni. Un momento che, anche per il Como, prima o poi dovrà arrivare: vendere per far quadrare i conti. Ma, per ora, la città ascolterà con orgoglio e commozione, per la prima volta, la musichetta più famosa del calcio europeo.
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