
Quel giorno davanti a Superga con Rocco
L'appuntamento di primo mattino era fissato nel grande albergo del centro di Torino, dove la Fiorentina si era acquartierata in vista della partita con il Toro. "Andiamo?", chiese Rocco Commisso, con Catherine, Joe Barone e Alessandro Ferrari al suo fianco. "Andiamo", risposi. Salendo a Superga, il presidente domandò che Marco Bonetto, Federico Vincenzoni ed io gli raccontassimo del Grande Torino, del 4 maggio, degli Immortali, di Renato Casalbore, il fondatore di Tuttosport che morì insieme con loro. Davanti alla lapide, i visitatori venuti da Firenze sostarono in silenzio. Il loro sguardo cadde sulla targa del museo Fiorentina e sul drappo viola con il numero 13 e Davide Astori sovrascritti. Erano visibilmente commossi. Deposero un mazzo di fiori, intrecciato da un nastro di colore granata e viola.
Commisso a Superga
Il presidente lesse i nomi incisi nel marmo. Mormorò: "Raggiunta Torino con la squadra, venire qui è stata la prima cosa che ho pensato fosse giusto fare. Per pregare e per pensare a questi Eroi, anche a nome dei tifosi della Fiorentina. Il Grande Torino appartiene a tutti, è la squadra nel cuore di tutti". Era l'8 dicembre 2019. In morte di Rocco, il ricordo di quell'incontro è ricomparso spontaneo nella mente. Come quando, il 5 febbraio del 2021, sempre con Barone accanto, Commisso accompagnò Tuttosport nella visita al cantiere del Viola Park. "Fast fast fast", ripeteva a ogni pié sospinto, certo che sarebbe diventato il gioiello oggi sotto gli occhi di tutti, la straordinaria eredità di Rocco B. Commisso. Perché la Fiorentina non lo dimenticasse mai: "Nell'ora di sconforto e di vittoria ricorda che del calcio è tua la storia", come dice Narciso Parigi. Mi colpirono la forza morale dell'uomo, la vis dialettica tipica di chi ama parlare chiaro, la feroce determinazione per coronare il sogno, raccontato con l'inconfondibile accento by Marina di Gioiosa Ionica - Bronx - New York, scandito dagli okay, l'intercalare preferito.
Tutto per la Fiorentina
Rileggo le righe di allora: "Commisso ha investito oltre 300 milioni di euro nel club viola fra acquisizione della società, operazioni di mercato, nuovo centro sportivo di Bagno a Ripoli alle porte di Firenze. Commisso si dimostra un uomo capace di passare dalle parole ai fatti. Non è esagerato definire storica la giornata di ieri nella vicenda di un club che onora il calcio italiano e, grazie a Commisso ha compreso quanto sia importante possedere un centro sportivo di valore e quanto ancor di più lo sia lo stadio di proprietà, per il quale si sta battendo come un leone". Si è davvero battuto come un leone, Rocco. Con tutta la forza, la determinazione, il coraggio che aveva in corpo, l'ex bambino emigrato dalla Calabria negli Usa quando era alto così. Raccontano fosse pronto a investire anche mezzo miliardo di euro nel nuovo impianto: a Firenze gliel'hanno impedito, facendolo prigioniero di velenose pastoie, mene politiche e burocratiche, ritardi e rinvii, un micidiale combinato disposto. Lo stesso che, non solo a Firenze, nel nostro meraviglioso Paese immobilizza gli uomini di stampo Pitozzu, cioè di pietra, così chiamavano Rocco da piccolo quando giocava per strada e cadeva, ma non si faceva mai male.
L'addio di Joe Barone
Malissimo al cuore gli ha fatto la morte di Joe Barone, amato fratello minore, scomparso il 19 marzo 2024, due giorni dopo essere stato colpito da un infarto a poche ore dalla partita di Bergamo con l'Atalanta. Gli occhi, la mente, il braccio, lo spirito di Rocco: ecco che cos'era Joe, quando Rocco era a New York, da dove il presidente non è più tornato perchè la malattia che l'ha assalito, gliel'ha impedito per sempre. Non gli ha impedito, però, di seguire passo dopo passo questa stagione nella tormenta dalla quale, adesso, la Viola ha una ragione in più per uscirne, come aveva fatto dopo la scomparsa di.Barone, come fece dopo la perdita di Davide Astori, il 4 marzo 2018. Astori, Barone, Commisso: in nemmeno otto anni, tre lutti devastanti per la Fiorentina, chiamata ad affrontare prove durissime. Quante ne ha superate Rocco, fino a ieri. In fondo, non si è sempre detto che il calcio sia una metafora della vita? Ha scritto Albert Camus nel Mito di Sisifo: "Al termine di tutto, nonostante tutto, vi è la morte. Lo sappiamo e sappiamo anche che, con essa, tutto finisce. Quanto rimane, è un destino di cui solo la conclusione è fatale. All’infuori di questa unica fatalità della morte, tutto - gioia o fortuna - è libertà, e rimane un mondo, di cui l’uomo è il solo padrone". Lo sei stato, Rocco, eccome se lo sei stato padrone del tuo mondo. Dalla laurea in ingegneria industriale alla Columbia al Master della Business School, alla fondazione, al boom e alla quotazione in Borsa del gigante Mediacom; dalla prestigiosa classifica Forbes 400 alle innumerevoli e generose iniziative di solidarietà umana, intraprese in perfetto understatement. E poi i Cosmos, per arrivare alla Fiorentina. Che ha detto a tutti: "Ci mancherai sempre". Sarà così.
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